AAS 23 (1931), p. 309
e subito dopo gii ultimi per Noi e per i Cattolici di tutta l'Italia
e di tutto il mondo dolorosissimi fatti a danno dell'Azione Cattolica:
« rispetto immutato verso la Religione Cattolica, il suo
Sommo Capo » ecc. Rispetto « immutato »: dunque quello stesso
rispetto, senza mutazione, che abbiamo sperimentato; dunque
quel rispetto che si esprimeva in altrettanto vaste che odiose
misure poliziesche, preparate in alto silenzio come non amica
sorpresa, e fulmineamente applicate proprio alla vigilia del Nostro
genetliaco, occasione di tante gentilezze e bontà da parte del
mondo cattolico, ed anche non cattolico; dunque quello stesso
rispetto che trascendeva a violenze e irriverenze lasciate indisturbatamente
perpetrarsi. Che cosa possiamo dunque sperare; o
meglio che cosa non dobbiamo aspettarci? Non è mancato chi si
domandava, se a così strana maniera di parlare, di scrivere, in
tali circostanze, in tanta vicinanza di tali fatti, sia stata del tutto
aliena l'ironia, una ben triste ironia, che da parte Nostra amiamo
escludere affatto.
Nel medesimo contesto ed in immediato rapporto con 1'« immutato
rispetto » (dunque coi medesimi indirizzi) si insinuavano
« rifugi e protezioni » concesse a residui oppositori del partito, e
si « ordinava ai dirigenti dei novemila fasci d'Italia » di ispirare
la loro azione a queste direttive. Più d'uno di voi, Venerabili
Fratelli, Vescovi d'Italia, ha già sperimentato, dandocene anche
dolenti notizie, l'effetto di tali insinuazioni e di tali ordini, in una
ripresa di odiose sorveglianze, di delazioni, di intimidazioni e
vessazioni. Che cosa Ci prepara dunque l'avvenire? Che cosa non
possiamo e dobbiamo aspettarci (non diciamo temere, perche il
timore di Dio espelle quello degli uomini), se, come abbiamo motivi
a credere, il proposito è di non permettere che i Nostri Giovani
Cattolici si adunino neppure silenziosamente, minacciate aspre
pene ai dirigenti?
Che cosa dunque, di nuovo Ci domandiamo, Ci prepara o
minaccia l'avvenire?
e di tutto il mondo dolorosissimi fatti a danno dell'Azione Cattolica:
« rispetto immutato verso la Religione Cattolica, il suo
Sommo Capo » ecc. Rispetto « immutato »: dunque quello stesso
rispetto, senza mutazione, che abbiamo sperimentato; dunque
quel rispetto che si esprimeva in altrettanto vaste che odiose
misure poliziesche, preparate in alto silenzio come non amica
sorpresa, e fulmineamente applicate proprio alla vigilia del Nostro
genetliaco, occasione di tante gentilezze e bontà da parte del
mondo cattolico, ed anche non cattolico; dunque quello stesso
rispetto che trascendeva a violenze e irriverenze lasciate indisturbatamente
perpetrarsi. Che cosa possiamo dunque sperare; o
meglio che cosa non dobbiamo aspettarci? Non è mancato chi si
domandava, se a così strana maniera di parlare, di scrivere, in
tali circostanze, in tanta vicinanza di tali fatti, sia stata del tutto
aliena l'ironia, una ben triste ironia, che da parte Nostra amiamo
escludere affatto.
Nel medesimo contesto ed in immediato rapporto con 1'« immutato
rispetto » (dunque coi medesimi indirizzi) si insinuavano
« rifugi e protezioni » concesse a residui oppositori del partito, e
si « ordinava ai dirigenti dei novemila fasci d'Italia » di ispirare
la loro azione a queste direttive. Più d'uno di voi, Venerabili
Fratelli, Vescovi d'Italia, ha già sperimentato, dandocene anche
dolenti notizie, l'effetto di tali insinuazioni e di tali ordini, in una
ripresa di odiose sorveglianze, di delazioni, di intimidazioni e
vessazioni. Che cosa Ci prepara dunque l'avvenire? Che cosa non
possiamo e dobbiamo aspettarci (non diciamo temere, perche il
timore di Dio espelle quello degli uomini), se, come abbiamo motivi
a credere, il proposito è di non permettere che i Nostri Giovani
Cattolici si adunino neppure silenziosamente, minacciate aspre
pene ai dirigenti?
Che cosa dunque, di nuovo Ci domandiamo, Ci prepara o
minaccia l'avvenire?