AAS 33 (1941), p. 201
una fortunata abbondanza di beni disponibili, il popolo, non chiamato
a parteciparne, non sarebbe economicamente ricco, ma povero. Fate in
vece che tale giusta distribuzione sia effettuata realmente è in maniera
durevole, e vedrete un popolo, anche disponendo di minori beni, farsi
ed essere economicamente sano.
Questi concetti fondamentali, riguardanti la ricchezza e la povertà
dei popoli, Ci sembra particolarmente opportuno porre innanzi alla vo
stra considerazione oggi, quando si è inclinati a misurare e giudicare
tale ricchezza e povertà con bilance e con criteri semplicemente quanti
tativi, sia dello spazio, sia della ridondanza dei beni. Se invece si pon
dera rettamente lo scopo dell'economia nazionale, allora esso diverrà
luce per gli sforzi degli uomini di Stato e dei popoli e li illuminerà a in
camminarsi spontaneamente per una via, che non esigerà continui gra
vami in beni e in sangue, ma donerà frutti di pace e di benessere ge
nerale.
Il lavoro
Con l'uso dei beni materiali voi stessi, diletti figli, comprendete
come viene a congiungersi il lavoro. La Rerum novarum insegna che
due sono le proprietà del lavoro umano: esso è personale ed è necessa
rio. È personale, perchè si compie con l'esercizio delle particolari forze
dell'uomo; è necessario, perchè senza di esso non si può procurare ciò
che è indispensabile alla vita, mantenere la quale è un dovere naturale,
grave, individuale. Al dovere personale del lavoro imposto dalla natura
corrisponde e consegue il diritto naturale di ciascun individuo a fare
del lavoro il mezzo per provvedere alla vita propria e dei figli : tanto al
tamente è ordinato per la conservazione dell'uomo l'impero della natura.
Ma notate che tale dovere e il relativo diritto al lavoro viene imposto
e concesso all'individuo in primo appello dalla natura, e non già dalla
società, come se l'uomo altro non fosse che un semplice servo o funzio
nario della comunità. Dal che segue che il dovere e il diritto a organiz
zare il lavoro del popolo appartengono innanzi tutto agli immediati in
teressati : datori di lavoro e operai. Che se poi essi non adempiano il
loro compito o ciò non possano fare per speciali straordinarie contin
genze, allora rientra nell'ufficio dello Stato l'intervenire nel campo e
nella divisione e nella distribuzione del lavoro, secondo la forma e la
misura che richiede il bene comune rettamente inteso.
Ad ogni modo, qualunque legittimo e benefico intervento statale nel
campo del lavoro vuol esser tale da salvarne e rispettarne il carattere
personale, sia in linea di massima, sia, nei limiti del possibile, per quel
a parteciparne, non sarebbe economicamente ricco, ma povero. Fate in
vece che tale giusta distribuzione sia effettuata realmente è in maniera
durevole, e vedrete un popolo, anche disponendo di minori beni, farsi
ed essere economicamente sano.
Questi concetti fondamentali, riguardanti la ricchezza e la povertà
dei popoli, Ci sembra particolarmente opportuno porre innanzi alla vo
stra considerazione oggi, quando si è inclinati a misurare e giudicare
tale ricchezza e povertà con bilance e con criteri semplicemente quanti
tativi, sia dello spazio, sia della ridondanza dei beni. Se invece si pon
dera rettamente lo scopo dell'economia nazionale, allora esso diverrà
luce per gli sforzi degli uomini di Stato e dei popoli e li illuminerà a in
camminarsi spontaneamente per una via, che non esigerà continui gra
vami in beni e in sangue, ma donerà frutti di pace e di benessere ge
nerale.
Il lavoro
Con l'uso dei beni materiali voi stessi, diletti figli, comprendete
come viene a congiungersi il lavoro. La Rerum novarum insegna che
due sono le proprietà del lavoro umano: esso è personale ed è necessa
rio. È personale, perchè si compie con l'esercizio delle particolari forze
dell'uomo; è necessario, perchè senza di esso non si può procurare ciò
che è indispensabile alla vita, mantenere la quale è un dovere naturale,
grave, individuale. Al dovere personale del lavoro imposto dalla natura
corrisponde e consegue il diritto naturale di ciascun individuo a fare
del lavoro il mezzo per provvedere alla vita propria e dei figli : tanto al
tamente è ordinato per la conservazione dell'uomo l'impero della natura.
Ma notate che tale dovere e il relativo diritto al lavoro viene imposto
e concesso all'individuo in primo appello dalla natura, e non già dalla
società, come se l'uomo altro non fosse che un semplice servo o funzio
nario della comunità. Dal che segue che il dovere e il diritto a organiz
zare il lavoro del popolo appartengono innanzi tutto agli immediati in
teressati : datori di lavoro e operai. Che se poi essi non adempiano il
loro compito o ciò non possano fare per speciali straordinarie contin
genze, allora rientra nell'ufficio dello Stato l'intervenire nel campo e
nella divisione e nella distribuzione del lavoro, secondo la forma e la
misura che richiede il bene comune rettamente inteso.
Ad ogni modo, qualunque legittimo e benefico intervento statale nel
campo del lavoro vuol esser tale da salvarne e rispettarne il carattere
personale, sia in linea di massima, sia, nei limiti del possibile, per quel