AAS 33 (1941), p. 200
e gli agevolerà l'attendere e il soddisfare in giusta libertà a quella
somma di stabili obbligazioni e decisioni, di cui è direttamente respon
sabile verso il Creatore. Spetta invero all'uomo il dovere del tutto perso
nale di conservare e ravviare a perfezionamento la sua vita materiale
e spirituale, per conseguire lo scopo religioso e morale, che Dio ha asse
gnato a tutti gli uomini e dato loro quale norma suprema, sempre e in
ogni caso obbligante, prima di tutti gli altri doveri.
Tutelare l'intangibile campo dei diritti della persona umana e ren
derle agevole il compimento dei suoi doveri vuol essere ufficio essenziale
di ogni pubblico potere. Non è forse questo che porta con sè il signifi
cato genuino del bene comune, che lo Stato è chiamato a promuovere?
Da qui nasce che la cura di un tal « bene comune » non impòrta un potere
tanto esteso sui membri della comunità, che in virtù di esso sia concesso
all'autorità pubblica di menomare lo svolgimento dell'azione individuale
sopra descritta, decidere direttamente sull'inizio o (escluso il caso di le
gittima pena) sul termine della vita umana, determinare a proprio ta
lento la maniera del suo movimento fisico, spirituale, religioso e morale
in contrasto con i personali doveri e diritti dell'uomo, ea tale intento
abolire o privare d'efficacia il diritto naturale ai beni materiali. Dedurre
tanta estensione di potere dalia cura del bene comune vorrebbe dire tra
volgere il senso stesso del bene comune e cadere nell'errore di affermare
che il proprio scopo dell'uomo sulla terra è la società, che la società
è fine a se stessa, che l'uomo non ha altra vita che l'attende fuori di
quella che si termina quaggiù.
Anche l'economia nazionale, com'è frutto dell'attività di uòmini che
lavorano uniti nella comunità statale, così ad altro non mira che ad
assicurare senza interrompimento le condizioni materiali, in cui possa
svilupparsi pienamente la vita individuale dei cittadini. Dove ciò, e in
modo duraturo, si ottenga, un popolo sarà, a vero dire, economicamente
ricco, perchè il benessere generale e, per conseguenza, il diritto personale
di tutti all'uso dei beni terreni viene in tal modo attuato conformemente
all'intento voluto dal Creatore.
Dal che, diletti figli, vi tornerà agevole scorgere che là ricchezza eco
nomica di un popolo non consiste propriamente nell'abbondanza dei beni,
misurata secondo un computo puro e pretto materiale del loro valore,
bensì in ciò che tale abbondanza rappresenti e porga realmente ed effi
cacemente la base materiale bastevole al debito sviluppo personale dei
suoi membri. Se una simile giusta distribuzione dei beni non fosse at
tuata o venisse procurata solo imperfettamente, non si raggiungerebbe
il vero scopo dell'economia nazionale; giacché, per quanto soccorresse
somma di stabili obbligazioni e decisioni, di cui è direttamente respon
sabile verso il Creatore. Spetta invero all'uomo il dovere del tutto perso
nale di conservare e ravviare a perfezionamento la sua vita materiale
e spirituale, per conseguire lo scopo religioso e morale, che Dio ha asse
gnato a tutti gli uomini e dato loro quale norma suprema, sempre e in
ogni caso obbligante, prima di tutti gli altri doveri.
Tutelare l'intangibile campo dei diritti della persona umana e ren
derle agevole il compimento dei suoi doveri vuol essere ufficio essenziale
di ogni pubblico potere. Non è forse questo che porta con sè il signifi
cato genuino del bene comune, che lo Stato è chiamato a promuovere?
Da qui nasce che la cura di un tal « bene comune » non impòrta un potere
tanto esteso sui membri della comunità, che in virtù di esso sia concesso
all'autorità pubblica di menomare lo svolgimento dell'azione individuale
sopra descritta, decidere direttamente sull'inizio o (escluso il caso di le
gittima pena) sul termine della vita umana, determinare a proprio ta
lento la maniera del suo movimento fisico, spirituale, religioso e morale
in contrasto con i personali doveri e diritti dell'uomo, ea tale intento
abolire o privare d'efficacia il diritto naturale ai beni materiali. Dedurre
tanta estensione di potere dalia cura del bene comune vorrebbe dire tra
volgere il senso stesso del bene comune e cadere nell'errore di affermare
che il proprio scopo dell'uomo sulla terra è la società, che la società
è fine a se stessa, che l'uomo non ha altra vita che l'attende fuori di
quella che si termina quaggiù.
Anche l'economia nazionale, com'è frutto dell'attività di uòmini che
lavorano uniti nella comunità statale, così ad altro non mira che ad
assicurare senza interrompimento le condizioni materiali, in cui possa
svilupparsi pienamente la vita individuale dei cittadini. Dove ciò, e in
modo duraturo, si ottenga, un popolo sarà, a vero dire, economicamente
ricco, perchè il benessere generale e, per conseguenza, il diritto personale
di tutti all'uso dei beni terreni viene in tal modo attuato conformemente
all'intento voluto dal Creatore.
Dal che, diletti figli, vi tornerà agevole scorgere che là ricchezza eco
nomica di un popolo non consiste propriamente nell'abbondanza dei beni,
misurata secondo un computo puro e pretto materiale del loro valore,
bensì in ciò che tale abbondanza rappresenti e porga realmente ed effi
cacemente la base materiale bastevole al debito sviluppo personale dei
suoi membri. Se una simile giusta distribuzione dei beni non fosse at
tuata o venisse procurata solo imperfettamente, non si raggiungerebbe
il vero scopo dell'economia nazionale; giacché, per quanto soccorresse