AAS 33 (1941), p. 203
della famiglia e liberarla dai legami di condizioni, che non permettono
neppure la formazione dell'idea di un proprio casolare ?
Il nostro pianeta, con tanti estesi oceani e mari e laghi, con monti
e piani coperti di nevi e di ghiacci eterni, con grandi deserti e terre
inospite e sterili, non è pur scarso di regioni e luoghi vitali abbandonati
al capriccio vegetativo della natura e ben confacentisi alla coltura della
mano dell'uomo, ai suoi bisogni e alle sue operazioni civili; e più di una
volta è inevitabile che alcune famiglie, di qua o di là emigrando, si cer
chino altrove una nuova patria. Allora, secondo l'insegnamento della
Rerum novarum, va rispettato il diritto della famiglia ad uno spazio vi
tale. Dove questo accadrà, l'emigrazione raggiungerà il suo scopo natu
rale, che spesso convalida l'esperienza, vogliamo dire la distribuzione
più favorevole degli uomini sulla superficie terrestre, acconcia a colonie
di agricoltori; superficie che Dio creò e preparò per uso di tutti. Se le
due parti, quella che concede di lasciare il luogo natio e quella che am
mette i nuovi venuti, rimarranno lealmente sollecite di eliminare quanto
potrebbe essere d'impedimento al nascere e allo svolgersi di una verace
fiducia tra il Paese di emigrazione e il Paese d'immigrazione, tutti i par
tecipanti a tale tramutamento di luoghi e di persone ne avranno vantag
gio : le famiglie riceveranno un terreno che sarà per loro terra patria
nel vero senso della parola; le terre di densi abitanti resteranno alleg
gerite ei loro popoli si creeranno nuovi amici in territori stranieri; e gli
Stati che accolgono gli emigrati guadagneranno cittadini operosi. Così
le Nazioni che danno e gli Stati che ricevono, in pari gara contribuiranno
all'incremento del benessere umano e al progresso dell'umana cultura.
Sono questi, diletti figli, i principi, le concezioni e le norme, con cui
Noi vorremmo cooperare fin da ora alla futura organizzazione di quel
l'ordine nuovo, che dall'immane fermento della presente lotta il mondo
si attende e si augura che nasca, e nella pace e nella giustizia tranquilli
i popoli. Che resta a Noi, se non, nello spirito di Leone XIII e nell'in
tento dei suoi nobili ammonimenti e fini, esortarvi a proseguire e pro
muovere l'opera, che la precedente generazione dei vostri fratelli e delle
sorelle vostre hanno con sì ardimentoso animo fondata? Non si spenga
in mezzo a voi o si faccia fioca la voce insistente dei due Pontefici delle
Encicliche sociali, che altamente addita ai credenti nella rigenerazione
soprannaturale dell'umanità il dovere morale di cooperare all'ordina
mento della società e, in special modo, della vita economica, accendendo
all'azione non meno coloro i quali a tale vita partecipano che lo Stato
stesso. Non è forse ciò un sacro dovere per ogni cristiano? Non vi sgo-
neppure la formazione dell'idea di un proprio casolare ?
Il nostro pianeta, con tanti estesi oceani e mari e laghi, con monti
e piani coperti di nevi e di ghiacci eterni, con grandi deserti e terre
inospite e sterili, non è pur scarso di regioni e luoghi vitali abbandonati
al capriccio vegetativo della natura e ben confacentisi alla coltura della
mano dell'uomo, ai suoi bisogni e alle sue operazioni civili; e più di una
volta è inevitabile che alcune famiglie, di qua o di là emigrando, si cer
chino altrove una nuova patria. Allora, secondo l'insegnamento della
Rerum novarum, va rispettato il diritto della famiglia ad uno spazio vi
tale. Dove questo accadrà, l'emigrazione raggiungerà il suo scopo natu
rale, che spesso convalida l'esperienza, vogliamo dire la distribuzione
più favorevole degli uomini sulla superficie terrestre, acconcia a colonie
di agricoltori; superficie che Dio creò e preparò per uso di tutti. Se le
due parti, quella che concede di lasciare il luogo natio e quella che am
mette i nuovi venuti, rimarranno lealmente sollecite di eliminare quanto
potrebbe essere d'impedimento al nascere e allo svolgersi di una verace
fiducia tra il Paese di emigrazione e il Paese d'immigrazione, tutti i par
tecipanti a tale tramutamento di luoghi e di persone ne avranno vantag
gio : le famiglie riceveranno un terreno che sarà per loro terra patria
nel vero senso della parola; le terre di densi abitanti resteranno alleg
gerite ei loro popoli si creeranno nuovi amici in territori stranieri; e gli
Stati che accolgono gli emigrati guadagneranno cittadini operosi. Così
le Nazioni che danno e gli Stati che ricevono, in pari gara contribuiranno
all'incremento del benessere umano e al progresso dell'umana cultura.
Sono questi, diletti figli, i principi, le concezioni e le norme, con cui
Noi vorremmo cooperare fin da ora alla futura organizzazione di quel
l'ordine nuovo, che dall'immane fermento della presente lotta il mondo
si attende e si augura che nasca, e nella pace e nella giustizia tranquilli
i popoli. Che resta a Noi, se non, nello spirito di Leone XIII e nell'in
tento dei suoi nobili ammonimenti e fini, esortarvi a proseguire e pro
muovere l'opera, che la precedente generazione dei vostri fratelli e delle
sorelle vostre hanno con sì ardimentoso animo fondata? Non si spenga
in mezzo a voi o si faccia fioca la voce insistente dei due Pontefici delle
Encicliche sociali, che altamente addita ai credenti nella rigenerazione
soprannaturale dell'umanità il dovere morale di cooperare all'ordina
mento della società e, in special modo, della vita economica, accendendo
all'azione non meno coloro i quali a tale vita partecipano che lo Stato
stesso. Non è forse ciò un sacro dovere per ogni cristiano? Non vi sgo-