AAS 33 (1941), p. 470

nuensium adscribendas, de quibus fas sit ad normas artis criticae disquirere
et iudicare » (Decr. De Mosaica authentia Pentateuchi, d. d. 27 iunii
1906, Ench. Bibl., n. 177) ; che il S. Offizio abbia permesso e permetta
agli esegeti cattolici di discutere la questione del Gomma Ioanneum e,
« argumentis hinc inde accurate perpensis, cum ea, quam rei gravitas
requirit, moderatione et temperantia, in sententiam genuinitati contra­
riam inclinare » (Declaratio S. Officii, d. d. 2 iunii 1927, Ench. Bibl.,
n. 121) : tutto questo dimentica o dissimula l'autore dell'opuscolo per
rendere oggetto di orrore l'opera degli esegeti cattolici, i quali, fedeli
alle tradizioni cattoliche ed alle norme inculcate dalla suprema auto­
rità ecclesiastica, provano, col fatto medesimo dei loro austeri e pe­
nosi lavori dì critica testuale, in quanta venerazione tengano il Testo
Baerò.

4. Dello studio delle lingue orientali e delle scienze ausiliarie. —
Muovono a commiserazione ed insieme a indignazione la leggerezza e
l'arroganza incredibile, con cui l'anonimo ne parla. « L'Ebraico, il Si­
riaco, l'Aramaico » sarebbero soltanto materia di orgoglio degli « scien­
tifici » (pag. 4), « sfoggio dell'erudizione » (pag. 14), « l'orientalismo s'è
mutato in vero feticismo », e « la sapienza orientalista modèrna è spesse
volte discutibilissima» (pag. 46). Tanto disprezzo, nato fatto per alie­
nare gli spiriti dal duro studio e per fomentare la leggerezza e la disin­
voltura nel trattamento dei libri divini, col risultato inevitabile di smi­
nuire la riverenza somma e la totale soggezione dovute ad essi ed il
salutare timore di farne un uso meno conveniente, è in pieno contrasto
con la tradizione della Chiesa, la quale, dai tempi di S. Girolamo fin
ai nostri, ha favorito lo studio delle lingue orientali, sapendo che « Sa­
crae Scripturae magistris necesse est ... eas linguas cognitas ha­
bere, quibus libri canonici sunt primitus ab hagiographis exarati»
(Leone XIII, Enciclica Providentissimus Deus, Ench. Bibl., n. 103),
e raccomandato « ut òmnibus in Academiis ... de ceteris item antiquis
linguis, maxime semiticis, deque congruente cuhi illis eruditione, sint
magisteria» (ibid.), ed esorta a curare, «ut minore in pretio ne sit
apud nos quam apud externos, linguarum veterum orientalium scientia»
(Leone XIII, Litt. Apost. Vigilantiae, Ench. Bibl., n. 133). L'anonimo
dimentica che lo studio delle lingue bibliche, del greco e dell'ebraico,
raccomandato da Leone XIII per le Accademie teologiche, vi è stato
reso obbligatorio da Pio X (Ench. Bibl., n. 171), e che tal legge è ripor­
tata nella costituzione Deus scientiarum Dominus (art. 33-34 ; Ordina­
tiones, art. 21, 1). ' ' ••'•}•-

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