AAS 35 (1943), p. 107

liturgici e gl'inni devoti di adorazione a Dio, che fecero poi risonare
nella loro patria e, in altre terre, nelle loro chiese, nei loro ritiri e nei
loro monasteri! È notò, del resto, quale straordinaria importanza per
la vita religiosa dell'Urbe ebbero le Confraternite e le pie Unioni nel 400
e nei susseguenti secoli. 1

Ma in tempi recenti una così pia e larga pratica della preghiera fu
vista infrangersi, non quasi che la Roma orante rimanesse distrutta o
scomparisse, bensì perchè venne sempre più resa estranea e respinta
dalla vita pubblica, la quale, lungi dall'attribuire alcun valore alla preghiera,
troppo sovente la impacciava e ne diveniva il maggior ostacolo.
Già il crescere per ogni lato ad ampia e popolosa metropoli, la quale accomuna
da ogni regione uomini delle più svariate tendenze, non era per
tornar di vantaggio al tradizionale carattere religioso della città. Ma.
di tale rottura della tradizione la vera causa è da cercare nel processo
di trasformazione laica, a cui Roma fu sistematicamente sottoposta.
Così il consueto suono delle campane dei molti templi dell'Urbe non
parve più un invito e un segno di devozione e di preghiere; e l'educazione
del popolo nelle famiglie e nelle scuole si smarrì fuori del cammino
che mena alla chiesa e all'orazione. Un tale processo suscitò bensì,
quale reazione, una forte falange di cattolici, che, lottando contro corrente,
schiva di ogni disprezzo, volle sempre meglio sollevare nella preghiera
il cuore e le mani verso Dio; ma, per il contrasto del male col
bene, fece ad un tempo sorgere la non piccola schiera di coloro, i quali,
più curanti della materia che dello spirito, si abituarono alla perniciosa
e funesta separazione della pratica religiosa dalla vita civile, professionale
e sociale. E infine ne nacque e venne crescendo la moltitudine
di quelli che più non pregano nè levano un pensiero a Dio. Si è
detto che la chiesa dell'uomo moderno nelle grandi città è il cinematografo.
La parola può apparire ed è un paradosso di pessimo gusto; ma
pure voi sapete quanto fondo di tragica verità, di amari frutti e di scabrosi
pericoli quel motto adombri e assommi.

Dovere e dignità della preghiera

Tali tristi e attristanti condizioni che dicono e che chiedono a ogni
apostolo? Dicono la decadenza e l'oblìo del pensiero dell'anima e di
Dio nel popolo cristiano, e chiedono il riparo del male, suggerendo la
via da seguire per vincerlo, che è quella di far rivivere nelle coscienze.

1 Ofr. PASTOR, Geschichte der Päpste, III 1, 40.

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