AAS 35 (1943), p. 339
Retto uso del senso spirituale.
Una cosiffatta interpretazione, principalmente teologica, come abbiamo
detto, sarà mezzo efficace per ridurre al silenzio coloro, che, asserendo
di non trovare nei commenti biblici nulla che innalzi la mente a Dio,
nutrisca l'anima e fomenti la vita interiore, mettono innanzi, quale unico
scampo, un genere d'interpretazione spirituale e, com'essi dicono, mistica.
Quanto poco giusta sia questa loro pretesa, lo prova l'esperienza di molti,
che con la ripetuta considerazione e meditazione della parola di Dio hanno
santificate le loro anime e si sono infiammati di acceso amore verso Dio;
ne danno luminosa mostra la costante pratica della Chiesa e gli insegnamenti
dei più grandi Dottori. Certo non va escluso dalla Sacra Scrittura
ogni senso spirituale, poiché quello che nel Vecchio Testamento fu detto
0 fatto, venne da Dio con somma sapienza ordinato e disposto in tal modo,
che le cose passate prefigurassero le future da avverarsi nel nuovo Patto
di grazia. Perciò l'esegeta, come è tenuto a ricercare ed esporre il significato
letterale delle parole inteso ed espresso dal Sacro Autore, cosi la stessa
cura deve avere nella ricerca del significato spirituale, purché realmente
risulti che Dio ve lo ha posto. Solo Dio difatti potè sia conoscere sia rivelare
a noi quel significato spirituale. Ora un tal senso ce lo mostra e ce lo insegna
il divin Salvatore medesimo nei Santi Vangeli, lo professano nel parlare
e nello scrivere gli Apostoli, seguendo l'esempio del Maestro, lo addita la
costante tradizione della Chiesa, lo dichiara infine l'antichissimo uso della
liturgia, nei casi in cui può rettamente applicarsi il noto principio: La
legge del pregare èlegge del credere. Questo senso spirituale, da Dio inteso e(
ordinato, lo scoprano dunque e lo espongano gli esegeti cattolici con quella
diligenza che richiede la dignità della divina parola; si guardino invece
scrupolosamente dal presentare come genuino senso della S. Scrittura
altri valori figurativi delle cose. Può ben essere utile, specialmente nella
predicazione, lumeggiare e raccomandare le cose della fede e della morale
cristiana con uso più largo del Sacro Testo in senso figurato, purché si
faccia con moderazione e sobrietà; ma non bisogna mai dimenticare che
un tal uso delle parole della Sacra Scrittura è ad essa quasi estrinseco ed
avventizio, e che soprattutto ai giorni nostri non va senza pericolo, perchè
1fedeli, segnatamente le persone istruite nelle scienze sia sacre sia profane,
vogliono sapere ciò che Dio ci ha detto nelle Sacre Lettere, anziché quello
che un facondo oratore o scrittore, usando con destrezza le parole della
Bibbia, ne sa cavare. « La parola di Dio, viva ed operosa, tagliente più
d'ogni spada a due tagli, penetrante sino a dividere anima e spirito, ginn-
Una cosiffatta interpretazione, principalmente teologica, come abbiamo
detto, sarà mezzo efficace per ridurre al silenzio coloro, che, asserendo
di non trovare nei commenti biblici nulla che innalzi la mente a Dio,
nutrisca l'anima e fomenti la vita interiore, mettono innanzi, quale unico
scampo, un genere d'interpretazione spirituale e, com'essi dicono, mistica.
Quanto poco giusta sia questa loro pretesa, lo prova l'esperienza di molti,
che con la ripetuta considerazione e meditazione della parola di Dio hanno
santificate le loro anime e si sono infiammati di acceso amore verso Dio;
ne danno luminosa mostra la costante pratica della Chiesa e gli insegnamenti
dei più grandi Dottori. Certo non va escluso dalla Sacra Scrittura
ogni senso spirituale, poiché quello che nel Vecchio Testamento fu detto
0 fatto, venne da Dio con somma sapienza ordinato e disposto in tal modo,
che le cose passate prefigurassero le future da avverarsi nel nuovo Patto
di grazia. Perciò l'esegeta, come è tenuto a ricercare ed esporre il significato
letterale delle parole inteso ed espresso dal Sacro Autore, cosi la stessa
cura deve avere nella ricerca del significato spirituale, purché realmente
risulti che Dio ve lo ha posto. Solo Dio difatti potè sia conoscere sia rivelare
a noi quel significato spirituale. Ora un tal senso ce lo mostra e ce lo insegna
il divin Salvatore medesimo nei Santi Vangeli, lo professano nel parlare
e nello scrivere gli Apostoli, seguendo l'esempio del Maestro, lo addita la
costante tradizione della Chiesa, lo dichiara infine l'antichissimo uso della
liturgia, nei casi in cui può rettamente applicarsi il noto principio: La
legge del pregare èlegge del credere. Questo senso spirituale, da Dio inteso e(
ordinato, lo scoprano dunque e lo espongano gli esegeti cattolici con quella
diligenza che richiede la dignità della divina parola; si guardino invece
scrupolosamente dal presentare come genuino senso della S. Scrittura
altri valori figurativi delle cose. Può ben essere utile, specialmente nella
predicazione, lumeggiare e raccomandare le cose della fede e della morale
cristiana con uso più largo del Sacro Testo in senso figurato, purché si
faccia con moderazione e sobrietà; ma non bisogna mai dimenticare che
un tal uso delle parole della Sacra Scrittura è ad essa quasi estrinseco ed
avventizio, e che soprattutto ai giorni nostri non va senza pericolo, perchè
1fedeli, segnatamente le persone istruite nelle scienze sia sacre sia profane,
vogliono sapere ciò che Dio ci ha detto nelle Sacre Lettere, anziché quello
che un facondo oratore o scrittore, usando con destrezza le parole della
Bibbia, ne sa cavare. « La parola di Dio, viva ed operosa, tagliente più
d'ogni spada a due tagli, penetrante sino a dividere anima e spirito, ginn-