AAS 36 (1944), p. 24
progressi, che di funesti mancamenti ed errori — non si è forse mai
avuta nella storia della umanità.
E quest'ora domanda con voce imperiosa che gli scopi di guerra «
i programmi di pace siano dettati dal più alto senso morale. Essi non
debbono tendere, come a scopo supremo, se non ad un'opera d'intesa «
di concordia fra i popoli belligeranti, un'opera che lasci ad ogni Nazione,
cosciente della sua doverosa unione con la intera famiglia degli
Stati, la possibilità di associarsi degnamente, senza rinnegare o distruggere
se stessa, alla grande futura azione mondiale di risanamento e di
ricostruzione. Naturalmente la conclusione di una tale pace non significherebbe
alcun abbandono delle necessarie garanzie e sanzioni di fronte
a qualsiasi attentato della forza contro il diritto.
Non pretendete da alcun membro della famiglia dei popoli, anche
se piccolo o debole, rinunzie a sostanziali diritti e necessità vitali, che
voi stessi, se si dovessero applicare al vostro popolo, giudichereste inattuabili.
Date presto alla umanità ansiosa una pace, che riabiliti il genere
umano dinanzi a se stesso e alla storia. Una pace, sopra la cui culla
non guizzino i lampi vendicatori dell'odio, non gl'istinti di una sfrenata
volontà di rappresaglia, ma risplenda l'aurora di un nuovo spirito
di comunanza mondiale, sorto dal mondiale dolore. Uno spirito di comunanza
che, sostenuto dalle indispensabili forze divine della fède cristiana,
sarà solo in grado di preservare la umanità, dopo questa infelice
guerra, dalla indicibile sciagura di una pace edificata su errati fondamenti,
e quindi effìmera ed ingannevole.
Animati da questa speranza, Noi con paterno affetto a voi, diletti
figli e figlie, soprattutto a coloro, che soffrono in maniera particolarmente
dolorosa i disagi e le pene della guerra e hanno bisogno dei divini conforti,
e non ultimi a tutti quelli i quali, rispondendo alla Nostra invocazione,
aprono il cuore all'amore operoso e misericordioso, o, reggendo
i destini dei popoli, sono bramosi di tranquillarli con l'olivo di pace,
impartiamo, come pegno di abbondanti favori celesti, la Nostra Apostolica
Benedizione.
avuta nella storia della umanità.
E quest'ora domanda con voce imperiosa che gli scopi di guerra «
i programmi di pace siano dettati dal più alto senso morale. Essi non
debbono tendere, come a scopo supremo, se non ad un'opera d'intesa «
di concordia fra i popoli belligeranti, un'opera che lasci ad ogni Nazione,
cosciente della sua doverosa unione con la intera famiglia degli
Stati, la possibilità di associarsi degnamente, senza rinnegare o distruggere
se stessa, alla grande futura azione mondiale di risanamento e di
ricostruzione. Naturalmente la conclusione di una tale pace non significherebbe
alcun abbandono delle necessarie garanzie e sanzioni di fronte
a qualsiasi attentato della forza contro il diritto.
Non pretendete da alcun membro della famiglia dei popoli, anche
se piccolo o debole, rinunzie a sostanziali diritti e necessità vitali, che
voi stessi, se si dovessero applicare al vostro popolo, giudichereste inattuabili.
Date presto alla umanità ansiosa una pace, che riabiliti il genere
umano dinanzi a se stesso e alla storia. Una pace, sopra la cui culla
non guizzino i lampi vendicatori dell'odio, non gl'istinti di una sfrenata
volontà di rappresaglia, ma risplenda l'aurora di un nuovo spirito
di comunanza mondiale, sorto dal mondiale dolore. Uno spirito di comunanza
che, sostenuto dalle indispensabili forze divine della fède cristiana,
sarà solo in grado di preservare la umanità, dopo questa infelice
guerra, dalla indicibile sciagura di una pace edificata su errati fondamenti,
e quindi effìmera ed ingannevole.
Animati da questa speranza, Noi con paterno affetto a voi, diletti
figli e figlie, soprattutto a coloro, che soffrono in maniera particolarmente
dolorosa i disagi e le pene della guerra e hanno bisogno dei divini conforti,
e non ultimi a tutti quelli i quali, rispondendo alla Nostra invocazione,
aprono il cuore all'amore operoso e misericordioso, o, reggendo
i destini dei popoli, sono bramosi di tranquillarli con l'olivo di pace,
impartiamo, come pegno di abbondanti favori celesti, la Nostra Apostolica
Benedizione.