Enciclopedia Cattolica vol. I, 1948 Liturgia Argomenti vari

ABACO

English Cita

ABACO. - 1. NELLA LITURGIA. - Dal gr. ἄβαξ = tavoletta, è il piccolo tavolo che, secondo il Caerimoniale Episcoporum, deve essere collocato vicino all'altare, dalla parte dell'Epistola, discosto, se possibile, dal muro, per posarvi quanto occorre nella Messa, specialmente cantata: candelieri, calice, ampolle, messale, bacile col manutergio ecc. Non deve avere alcun ornato, non gradini, né croce, né immagini, ma sarà ricoperto di tovaglia di lino, scendente fino a terra. Nelle Messe di requiem, e nella funzione del venerdì santo, è senza tovaglia.

Bibliografia
BIBL.: R. Aigrain, Liturgia, Enc. populaire des connaissances liturgiques, Parigi 1935, p. 223.

Enrico Dante

2. IN PEDAGOGIA

L'a. con formola generalissima può essere definito uno strumento per calcolare. Così almeno nel significato che può dirsi storico del vocabolo; infatti il pallottoliere moderno, pur costituendo un sussidio didattico di pratica abituale, non è l'erede dell'a. nell'uso utile e commerciale, al quale questo principalmente era in origine destinato.

Nella sua attuazione più rudimentale e primitiva l'a. è probabilmente una varietà delle tavolette per scrivere. Una differenziazione merettiva le doti di scanalature, nelle quali si potevano spevolmente allineare pietruzze (calcoli), e poi di aste (orizontali o verticali), atte allo scorrere di elementi mobili (palline, dischi, gettoni). Questi indicavano unità di ordine diverso se in aste diverse, eguali se nella stessa. Molte volte il valore unitario dei gettoni era inciso sugli stessi, il che facilitava ulteriormente l'uso dell'a. Il metodo semplicissimo permetteva operazioni fino al milione.

Anche se avvolto nell'oscurità quanto all'origine, l'a. ci è noto nella sua espansione storico-geografica così da poterne con sicurezza affermare l'esistenza e l'uso nelle antiche civiltà cinese e assiro-babilonese, come, attraverso una più ricca documentazione, presso i Greci e i Romani. Famosi, tra gli altri, l'a. greco detto di Salamina, e quello romano dell'ex museo kircheriano. Il medioevo segnò una nuova fioritura nell'uso dell'a., quantunque il vocabolo tenda ad assumere significato più ricco e diverso dell'originale. Così Gerberto (papa Silvestro II), nel suo De numerorum divisione (PL 139, 84-92), pur asserendo di voler rationes numerorum abaci explicare, in realtà discorre di una nuova e diversa metodica di computazione. Così anche il Liber abaci (1202) di Leonardo Fibonacci piano tratta dell'introduzione, valore, ecc. dei numeri arabici. Si venne in tal modo, progressivamente, sia nella terminologia scientifica come in quella usuale, quasi a identificare la parola a. con quella di aritmetica, e alle volte fu usata pure come sinonimo delle prime classi della scuola elementare.

A., infatti, è pure detto il piccolo libro di poche pagine che insegna a fare i primi calcoli; ora sostituito generalmente da libri compilati con metodi più moderni, che ricorrono anche a disegni intuitivi per meglio rappresentare e imprimere la numerazione e le operazioni.

Bibliografia2 opere
BIBL.: C. Daremberg e E. Saglio, s. v. in Diction. des antiquités grecques et romaines, I, Parigi 1877; A. Martinazzoli e L. Credaro, Dizion. illustr. di Pedagogia, I, Milano s. d., pp. 1-2.

Felicissimo T'inivella

ABACO (Architettura): v. ORDINI ARCHITETTONICI.

Informazioni sulla voce

Di Enrico Dante, Felicissimo Tinivella

Fonte Enrico Dante: firma a stampa; Felicissimo Tinivella: firma a stampa

Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. I (1948), coll. 3–4.

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vol. 1, coll. 3–4

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Dante, Enrico, and Felicissimo Tinivella. “Abaco.” In Enciclopedia Cattolica, vol. I, coll. 3–4. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1948. https://azioneromana.com/it/article/abaco.

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Dante, Enrico, and Felicissimo Tinivella. “Abaco.” Enciclopedia Cattolica, vol. I, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1948, coll. 3–4. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/abaco.

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