ABACO

ABACO. -

1. Nella liturgia

Dal gr. ἀβαζ = tavoletta, è il piccolo tavolo che, secondo il Caeri- moniale Episcoporum, deve essere collocato vicino al- l'altare, dalla parte dell'Epistola, discosto, se possibile, dal muro, per posarvi quanto occorre nella Messa, specialmente cantata: candelieri, calice, ampolle, mes- sale, bacile col manutergio ecc. Non deve avere alcun ornato, non gradini, né croce, né immagini, ma sarà ricoperto di tovaglia di lino, scendente fino a terra. Nelle Messe di requiem, e nella funzione del venerdì santo, è senza tovaglia.

Bibl.: R. Aigrain, Liturgia, Enc. populaire des connaissances liturgiques, Parigi 1935, p. 223.

2. In pedagogia

L'a. con formula generalissima può essere definito uno strumento per calcolare. Così almeno nel significato che può dirsi storico del voca- bolo; infatti il pallottoliero moderno, pur costituendo un sussidio didattico di pratica abituale, non è l'erede dell'a. nell'uso utile e commerciale, al quale questo principalmente era in origine destinato.

Nella sua attuazione più rudimentale e primitiva l'a. è probabilmente una varietà delle tavolette per scrivere. Una differenziazione perfettiva le dotò di scanalature, nelle quali si potevano agevolmente allineare pietruzze (calcoli), e poi di aste (orizzontali o verticali), atte allo scorrere di elementi mobili (palline, dischi, gettoni). Questi indicavano unità di ordine diverso se in aste diverse, eguali se nella stessa. Molte volte il valore unitario dei gettoni era inciso sugli stessi, il che facilitava ulteriormente l'uso dell'a. Il metodo semplicissimo permetteva operazioni fino al milione.

Anche se avvolto nell'oscurità quanto all'origine, l'a. ci è noto nella sua espansione storico-geografica così da po- terne con sicurezza affermare l'esistenza e l'uso nelle anti- che civiltà cinese e assiro-babilonese, come, attraverso una più ricca documentazione, presso i Greci e i Romani. Fa- mosi, tra gli altri, l'a. greco detto di Salamina, e quello romano dell'ex museo kircheriano. Il medioevo segnò una nuova fioritura nell'uso dell'a., quantunque il vocabolo tenda ad assumere significato più ricco e diverso dall'orig- ginale. Così Gerberto (papa Silvestro II), nel suo De numerorum divisione (PL 139, 84-92), pur asserendo di voler rationes numerorum abaci explicare, in realtà discorre di una nuova e diversa metodica di computazione. Così anche il Liber abaci (1202) di Leonardo Fibonacci pisano tratta dell'introduzione, valore, ecc. dei numeri arabici. Si venne in tal modo, progressivamente, sia nella terminolo- gia scientifica come in quella usuale, quasi a identificare la parola a. con quella di aritmetica, e alle volte fu usata pure come sinonimo delle prime classi della scuola ele- mentare.

A., infatti, è pure detto il piccolo libro di poche pagine che insegna a fare i primi calcoli; ora sostituito general- mente da libri compilati con metodi più moderni, che ri- corrono anche a disegni intuitivi per meglio rappresentare e imprimere la numerazione e le operazioni.

Bibl.: C. Daremberg e E. Saalio, s. V. in Diction. des an- tiquités grecques et romaines, I, Parigi 1877; A. Martinazzoli e L. Credaro, Dizion. illustr. di Pedagogia, I, Milano s. d., pp. 1-2. Felicissimo Tiniabella

ABACO (Architettura): V. ORDINI ARCHITETTO- NICI.