ACATISTO. - Inno della liturgia greca che celebra il mistero dell'Incarnazione. Il primo significato, da ἀκάλοστος (ἀκαλούς), indica che du
rante il suo canto si sta in piedi. Secondo altri la parola alluderebbe alla vigilia notturna che ne accompagnava l'esecuzione nel palazzo imperiale di Costantinopoli. Esso appartiene all'antica inologia bizantina, e precisamente al gruppo dei κονταξικὰ (da κονταξι = rotolo) e si compone, come gli altri lontanici, di una strofa a guisa di proemio (προολίων, detto anche κονταξιλίων) e di altre 24 strofe, ognuna delle quali comincia con una lettera dell'alfabeto. Le strofe alternativamente terminano col ritornello: γὰρ, Νύμφη ἀνώμευτε.
Il suo tema principale è la narrazione evangelica dell'Annunciazione (Lc. 1, 26-36). Le prime 12 strofe ne danno la glossa con abbondanza di figure poetiche: nelle 12 seguenti invece, sono numerati i benefici dell'Incarnazione attraverso la parte corredentrice e correstauratrice della Madonna. In epoca difficile a determinarsi (forse con la sostituzione del proemio originale), l'a. è servito a ringraziare la Vergine per aver liberato Costantinopoli da diversi assedi.
L'autore dell'a. non è conosciuto e molti ne reclamano la paternità. Sergio di Costantinopoli (610-638), G. Pisides, s. Giovanni Damasceno (sec. VIII), la poetessa Casiana (sec. IX), il patriarca Fozio (810-898). Pare però che il vero autore sia Romano il Melode, vissuto sotto Anastasio I (491-518), o al più un suo discepolo od imitatore (Byzant. Zeitschrift, 16 [1907], p. 406; S. Eustratiiades, Ἰωμανοὺς ὁ Μελωδὸς καὶ ὁ Ἀκὰνθος, Salonicco 1917, e Θεολογία, 7 [1919], pp. 257-81).
Attualmente l'a. è cantato per una quarta parte nei primi quattro venerdì di Quaresima e durante l'apodipno (competita), e tutto intero il venerdì sera o la mattina del quinto sabato. Inoltre è cantato in chiesa a richiesta dei fedeli ed in caso di calamità pubblica. Non v'è cristiano in Oriente che non lo sappia a memoria, e si può dire che rappresenti il riscontro popolare al rosario degli Occidentali.