ADAMO di SAN VITTORE. - Canonico regolare, uno dei più rinomati autori di sequenze liturgiche. Le notizie biografiche scarseggiano. Secondo l'abate vittorino Guglielmo di Saint-Lô (m. nel 1349) A. «nazione Brito» (bretone) sarebbe vissuto al tempo di Ugo di S. Vittore e avrebbe composto «valde multas prosas», perfette per contenuto e forma, sulla S.ma Trinità, sullo Spirito Santo, sulla Madonna, sugli apostoli e molti altri santi (E. Martène, Ampl. Coll., VI, 220-221). Morì durante la seconda metà del secolo XII.
Mentre l'attribuzione delle Prosae, come Summa de vocabulis Bibliae, De discretione animae et spiritus e Super cantica expositio, ad A. resta incerta — le fonti vittorine in proposito sono tardive e spesso inesatte — la sua celebrità è legata giustamente alle Sequentiae. È interessante che questo genere di poesia, iniziatosi nell'Ordine benedettino in una forma ancora alquanto impacciata e irregolare, si sia sviluppato splendidamente nell'Ordine dei Canonici regolari, specialmente di S. Vittore, dove A., come sembra, aveva più di un competitore e imitatore, e a S. Floriano (Austria Superiore) da dove già nel sec. XI uscirono sequenze non inferiori a quelle attribuite al nostro.
Comunemente si attribuiscono ad A. 45 delle 72 sequenze contenute in uno dei più antichi graduali di S. Vittore (cod. B. N. 14452, sec. XIII). Ma questa attribuzione si fonda quasi esclusivamente sui criteri interni, non del tutto sicuri, alle volte anche fallaci (cf. C. Blume, Anal. Hymn., 54 [1915], p. VIII sgg.). Però qualche testimonianza diretta e inedita, nonché l'ambiente e il tempo in cui l'uso di queste sequenze è documentato, ci autorizzano a ritenere che delle 45 sequenze, almeno un buon numero se ne debba all'estro vittorino.
Nel quarto Concilio Lateranense (1215), Innocenzo III diede l'approvazione speciale alle composizioni
di A. unitamente alle opere di Ugo, Riccardo e altri. La poesia di A. si basa sull'accento, sulla rima e sul computo delle sillabe secondo cui i versi possono essere di 4, 6, 7, 8, 10, 12 sillabe. Il metro è giambico o trocaico. La strofa più comune — che rimarrà tipica fino al sec. XVI — è quella trocaica, composta di due ottonari e un settenario con la cesura dopo il secondo piede: Ave virgo singularis, | Porta vitae, stella maris, | Ave decus virginum.
Di solito la sequenza s'inizia con una invocazione, cui segue lo svolgimento del pensiero con una varietà sorprendente di sfumature, e si chiude con una nuova invocazione. Eleganza di forma e profondità di concetti spiegano la grande fortuna che ebbero molte di queste sequenze nella Chiesa latina del medioevo.