ADATTAMENTO MISSIONARIO. - Con questo nome (ted. Akkomodation o Anpassung; franc. Adaptation) la missionologia intende quella parte della metodica missionaria, che studia più particolarmente il modo di presentare il messaggio cristiano agli infedeli, tenendo conto delle peculiarità etnologiche, linguistiche, nazionali, sociali, culturali, morali, psicologiche e religiose dei singoli popoli; il missionario, cioè, deve studiarsi di presentare il Vangelo con la massima comprensione possibile di quelle condizioni, si da rispettare, e possibilmente utilizzare, di ogni civiltà, tutti gli elementi sani e non caduchi, che rispecchiano il patrimonio comune dell'umanità.
Permangono indubbiamente nelle civiltà non cristiane dei punti di contatto che l'apostolato ha l'obbligo di conoscere e di cui deve impossessarsi, valendo assieme ai suoi fini; infatti, l'a. m. ha avuto nella storia un'applicazione, che, se fu talvolta vacillante, ebbe però periodi fortunati ed esempi significativi; comunque, non mancò mai da parte della Chiesa la parola sicura, la direttiva rettilinea, da Gregorio Magno a Pio XII. E quando, nell'epoca moderna, una duplice corrente si manifestò soprattutto nelle missioni dell'India e dell'Estremo Oriente, si determinarono nell'apostolato incresciose dispute, che incisero profondamente sulle sue sorti. Bisogna d'altra parte riconoscere che il problema si presentava con caratteri di una complessità particolarmente grave. Oggi il cammino è stato ripreso sulla linea tradizionale; tanto che anche nelle civiltà più arretrate, come in quelle di molta parte dell'Africa, si è in grado di riconoscere, salvare e proteggere non pochi valori indigeni, non solo sociali, ma anche morali.
Una formulazione completa della teoria dell'a. m. secondo i documenti pontifici, a partire dalla «Istruzione» di Propaganda ai primi vicari apostolici del 1859 (v. MISSIONOLOGIA) fino alle norme contenute nelle ultime encicliche missionarie di Benedetto XV e Pio XI, ribadite anche dalla Summi Pontificatus di Pio XII, può essere espressa nei seguenti punti:
1) a. estendere del missionario alla situazione del paese che evangelizza: lingua, abito, nutrimento, costumanze e convenienze sociali.
2) a. spirituale o morale d'importanza ben maggiore, che si otterrà dal missionario: a) negativamente, evitando ogni giudizio sfavorevole sopra le idee, le pratiche, le istituzioni locali per il solo fatto che esse sono diverse dalle sue; b) positivamente, guadagnando la stima e l'affetto del popolo da evangelizzare, con lo studiare a fondo la sua storia e civiltà, le sue tradizioni o costumanze, le sue istituzioni familiari, sociali e religiose, e non lesinando la lode per quanto in esse trovasi degno di rispetto.
3) a. pratico, che deve arrivare fino all'estremo delle concessioni e dell'indulgenza, tralasciando ogni critica, ogni mutamento, ogni sostituzione di consuetudini e istituzioni che non siano «apertissimamente» contrarie alla religione ed alla norma morale. In modo particolare, poi, la S. Sede raccomanda, sul piano politico, la lealtà verso i governi costituiti e l'assensione da ogni ingerenza nella sfera degli interessi politici, anche qualora se ne vedessero o sperassero vantaggi per la religione.
L'a. m. in sostanza, si risolve tutto nel rispetto e nella valorizzazione dell'indigenismo. Tale rispetto e tale valorizzazione hanno avuto, in questi ultimi decenni, più che un inizio, un promettente sviluppo di realizzazione nei seguenti settori: creazione della gerarchia indigena (v. INDIGENO, CLERO); eliminazione d'ogni residuo di nazionalismo europeo (v. MISSIONI NON CRISTIANE); utilizzazione degli elementi dell'arte indigena (v. STAZIONI MISSIONARIE); autorizzazione ai cattolici cinesi e giapponesi di compiere o partecipare a cerimonie o atti, un tempo affetti di superstizione ed oggi ridotti a semplici atti civili (v. CIANRESI).
Giovanni B. Tragella