Enciclopedia Cattolica vol. I, 1948 Storia, storici e biografie varie Storici, biografie varie

ADELAIDE DI TORINO

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Noto anche come: tedesco: Adelheid von Turin

ADELAIDE di TORINO. - Figlia di Olderico Manfredi marchese di Torino e di Berta della casa Obertenga, n. ca. il 1020, m. nel 1091.

Essendo scomparso in giovane età il solo figlio maschio di Olderico Manfredi, A. con le sorelle Immilla e Berta ebbe a dividersi i domini paterni. Essa però, come primogenita, sostituì il padre nella rappresentanza della dinastia arduinica di Torino, quando Olderico Manfredi venne a morte nel 1035.

L'imperatore Corrado II il Salico assegnò allora la marca di Torino al suo figliastro, Ermanno duca di Svevia, e questi sposò la giovane A., mentre la sorella Immilla andava sposa ad un altro principe tedesco, Ottone di Schweinfurt. Dopo la morte di Ermanno (1038), A. andò sposa ad un Aleramico di Monferrato, Enrico, ma anche questo matrimonio ebbe breve durata. Nel 1045 il marchese Enrico era morto e l'imperatore Enrico III, disceso in Italia nel 1046, assegnava la marca di Torino ad Ottone figlio di Umberto conte di Savoia (detto Biancamano); anche il nuovo marchese, per assicurarsi una solida base patrimoniale nella marca, sposò A. di Torino. I tre matrimoni di A. hanno dato origine a molte discussioni tra gli studiosi, e qualcuno ha affermato trattarsi di due principesse contemporanee dello stesso nome e non della sola figlia di Olderico Manfredi. Lo sdoppiamento però è arbitrario, perché non è basato su argomenti probativi. A favore della unicità della principessa è la lettera di s. Pier Damiani ad A. per esortarla a prendere a cura la riforma morale della Chiesa; in essa il santo accenna alle « multivirae » che possono sperare al regno dei Cieli: « e questo dico non per dare audacia alle future multivirae, ma per non togliere la medicina della speranza e della penitenza a quelle che si trovano in tale condizione ». L'allusione è evidente.

Il terzo matrimonio di A. fu fecondo: nacquero Pietro, Amedeo, Oddone, Berta ed Adelaide juniore.

Ca. il 1057-58, venuto a morte Ottone di Savoia, toccò ad A. il reggimento della marca di Torino per il figlio Pietro che poté avere dalla imperatrice Agnese, reggente per Enrico IV, il riconoscimento della marca. A. seppe governarvi con senno non comune, riuscendo ad acquistarsi l'elogio delle fonti contemporanee, così di parte papale come imperiale.

La politica di A. fu naturalmente di stretta aderenza alla politica imperiale. Già verso il 1055 la figlia Berta era stata promessa sposa al giovane Enrico IV, mentre Adelaide era destinata a sposare il rettore di Borgogna Rodolfo di Rheinfelden. Delineatosi il conflitto tra gli imperiali ed i riformatori, A. dovette seguire una difficile politica di equilibrio tra le due parti. Legata strettamente alla casa imperiale, desiderosa di conservare il predominio nei vescovati e le abbazie dei suoi Stati, non poteva però favorire il clero imperialista, concubinario e simonisco. Pare di intravvedere nel suo atteggiamento una politica di qualche indipendenza, poiché, cercando di favorire la conciliazione delle due parti, non rimaneva legata a nessuna di esse. Così quando nel 1061 contro il Papa del movimento riformatore, Alessandro II, fu eletto a Basilea da molti vescovi italiani e tedeschi l'imperialista Onorio II, la contessa A. dovette riconoscere questo, ma non lasciò i legami con quello. Gli elogi fatti ad A. da s. Pier Damiani e da altri per il rispetto dei beni religiosi e la protezione dei monasteri non vogliono dire ch'essa legasse le sorti delle chiese dei suoi territori al totale prevalere del papato. Ad Asti verso il 1070 sostenne il vescovo Ingone consacrato dal metropolita milanese Guido in disgrazia del Papa: A. ebbe vivaci rimproveri da Alessandro II e pare si recasse a Roma ad umiliarsi davanti al Papa da cui ottenne l'assoluzione. Così poco dopo a Torino, A. sostenne il vescovo imperialista Cumberto in contrasto con il nuovo abate di S. Michele della Chiesa appoggiato da Alessandro II. Non sempre d'altra parte ebbe rapporti cordiali con la corte imperiale: quando nel 1069 Enrico IV parve deciso a ripudiare Berta di Savoia, la contessa A. seppe costringere l'imperatore a rinunciare alle sue intenzioni, con l'appoggio di s. Pier Damiani.

La politica di equilibrio tra papato ed impero portò A. ad intervenire nel 1077 a Canossa tra Enrico IV e Gregorio VII insieme con la contessa Matilde; anche negli anni seguenti A. rimase fedele alla parte imperiale, in modo però da assumere la difesa della contessa Matilde e del Papa. Morto il figlio Pietro I nel 1078, la marca di Torino passò al genero di Pietro, Federico di Montbéliard, ma A. continuò a governarla sino alla morte. Pare sia morta a Canischio il 29 giugno 1091.

Bibliografia3 opere
BIBL.: C. A. de Gerbaix Sonnaz, Studi storici sul contado di Savoia e marchesato in Italia, Torino 1883-1902; W. Previtt Orton, The Early History of the House of Savoy, Cambridge 1912; F. Cognasso, Umberto Biancamano, Torino 1929.

Francesco Cognasso

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. I (1948), coll. 295–296.

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vol. 1, coll. 295–296

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Cognasso, Francesco. “Adelaide di Torino.” In Enciclopedia Cattolica, vol. I, coll. 295–296. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1948. https://azioneromana.com/it/article/adelaide-di-torino.

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Cognasso, Francesco. “Adelaide di Torino.” Enciclopedia Cattolica, vol. I, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1948, coll. 295–296. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/adelaide-di-torino.

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