ALBERTANO DEGLI ALBERTANI

ALBERTANO degli ALBERTANI. - Giudice di Brescia, del sec. XIII. Dall'explicit del suo primo trattato, dedicato al figlio Vincenzo: De dilectione Dei et proximi et aliarum rerum, de formula vitae honestae, si apprende che l'A. scrisse quest'opera nel 1238, mentre era prigioniero a Cremona per aver difeso la terra di Gavardo, per conto di Brescia, contro Federico II.
Scrisse inoltre De arte tacendi et loquendi (1245) in 6 capitoli, che Brunetto Latini compendi nel suo Trésor; il Liber consolationis et consilii (1246) in 50 capitoli, dedicandoli ai figli Stefano e Giovanni, e cinque Sermones. Le due prime opere sono un tessuto di citazioni di autori sacri e profani, ricucite con qualche osservazione dell'autore: l'esposizione riesce perciò aria. Più vivace e originale è il suo terzo trattato: Prudenza consola il marito Melibeo, malmenato nella sua stessa casa, e lo esorta al perdono con citazioni tratte dalla Bibbia e da autori romani. Quest'operetta ispirò Chaucer in un racconto dei Canterbury Tales (sec. XIV). Il favore di cui godettero i trattati di A. è attestato dai volgarizzamenti toscani, celebri come modelli di lingua, di Andrea di Grosseto (1268); ed. Selmi, Bologna 1873) e del notaio pistoiese Soffredi del Grazia (1275; ed. Ciampi, Firenze 1832), oltre la versione anonima pubblicata a Firenze (1610) da Bastiano dei Rossi. Inediti sono ancora i Sermones.

BIBL.: Mazzuchelli, I, 1, pp. 204-206; G. Tiraboschi, Storia della letteratura italiana, IV, I, Venezia 1823, pp. 272-275; N. Zinacarelli, I trattati di A. da Brescia in dialetto veneziano, in Studi di lett. ital., 3 (1911), p. 151 sgg.; G. Bertoni, Il Duecento, Milano 1930, pp. 217, 328. Francesco Tinello