ALEPPO. - Città della Siria settentrionale, non lontana da Antiochia, chiamata prima Hallab, in greco Λαμβόφ, e da Seleuco Nicatorce (312-281 a. C.) detta Βέροφα oppure Βερόφ. Il Vangelo, data la vicinanza di Antiochia, vi dovette esser predicato assai presto. Sede di un vescovato, Berea fu tenuta da uomini illustri come Eustazio, poi vescovo di Antiochia (cf. Sozomeno, Hist. eccl., I, 2), e dal venerando Acacio che resse quella diocesi dal 378 al 432. Secondo la Notizia di Anastasio I, restituita da S. Vailhé e apparteneva al sec. VI, Berea, prima semplice vescovato, fu poi distinta col titolo di arcivescovato, governata cioè da un arcivescovo col titolo di «Syncellos», immediatamente sottoposto alla sede di Antiochia della quale Berea è stata sempre suffraganea. La città ha oggi 132.000 ab., di cui 40.000 cristiani.
Ignazio Ortiz de Urbina
1. A. degli ARMENI. - Le origini della colonia Armena in A. rimontano al sec. XI: la storia però non ha conservato la serie completa di vescovi. Nel 1439 il vescovo Hovakim fu mandato dal patriarca Costantino V d'Armenia al Concilio di Ferrara-Firenze, insieme al Sarkis Vartabed, e Markos Vartabed. Nel 1585, il vescovo Azaria, poi eletto patriarca di Sis in Cilicia, rimise a Gregorio XIII la professione di fede cattolica.
Cominciando dalla metà del sec. XVII la comunità armena cattolica in A. si sviluppa sensibilmente, per opera dei missionari armeni alunni di Propaganda, così pure con le missioni degli Ordini occidentali.
Nel 1710 la detta comunità cattolica ha avuto il vescovo proprio, emancipandosi dalla giurisdizione del vescovo scismatico, e la sede fu elevata ad arcivescovato nel 1899. La diocesi armena di A. dopo la sua emancipazione, subì gravissime persecuzioni, da parte del governo turco, per l'istigazione dei patriarchi armeni scismatici. La persecuzione si acuì quando fu emanato il divieto, per quella comunità, di non comunicare in divini e di non frequentare, neanche per formalità, le chiese degli armeni scismatici.
Nello stato attuale l'arcidiocesi di A. conta ca. 18.000 anime e una ventina di sacerdoti. Ha una chiesa cattedrale, «S. Maria Ausiliatrice» e altre 6 chiese e cappelle. Interamente è assai organizzata, ha delle scuole ed istituti, circoli cattolici, confraternite e pie unioni. La Chiesa armena, attualmente separata, supera molto numericamente quella cattolica, e annovera ca. 70.000 anime, con 35 chiese e 53 sacerdoti.
2. A. dei MARONITI. - Arcidiocesi, sede residenziale. I Maroniti in A. sono assai antichi. Dionisio di Tell Mahré (m. nell'845) in Chronique de Michel le Syrien, ed. J. B. Chabot, II, pp. 492-96, parla della lotta tra Maroniti e Melkiti per il possesso della chiesa di A. Ma la serie ininterrotta di arcivescovi maroniti per quella città risale solo al 1638. Vi sono oggi 3.800 fedeli, 6 sacerdoti e 4 chiese.
3. A. dei MELKITI. - Considerata come sede metropolitana dal 1790, ha, oltre all'arcivescovo, 14 sacerdoti secolari, 2 religiosi basiliani alppini e 15.000 fedeli. Vi sono 8 parrocchie e 5 scuole. La cattedrale è dedicata a «Maria S.ma Assunta». I dissidenti sono 5.000 con un vescovo e 10 sacerdoti.
Ignazio Ortiz de Urbina
4. A. dei SIRI. - Sede residenziale. È un'antica sede giacobita. La serie dei vescovi cattolici comincia nel 1659 con Andrea Ahiğan, il quale nel 1661 fu eletto come primo patriarca dei Siri cattolici. La serie dei vescovi risentì delle gravi persecuzioni e la situazione si stabilizzò solo verso la fine del sec. XVIII. Nel 1948 i fedeli erano 6.500 e i sacerdoti 12.
Pietro Sfair
5. VICARIATO APOSTOLICO
Nel 1644 fu eretto il vescovato latino di A., dove si erano stabiliti i Gesuiti(da J. Sauvage, Alteppe, 1911)
ALEPPO - Veduta presa dal minareto della grande Moschea.
(1625) e i Carmelitani (1626). La sede rimase vacante dal 1650 al 1762, anno in cui venne scelto un vicario apostolico. Vi è poi un'altra vacanza fra il 1774 e il 1817, allorché fu eletto il p. Luigi Gandolfi, seguito da altri italiani. La residenza del vicario apostolico è Beirut nell'inverno e Harisà nell'estate. I cattolici latini, quasi tutti europei, sono ca. 10.000, cui prestano i loro ministeri i Francescani, i Gesuiti, i Lazzaristi, i Cappuccini e i Carmelitani. Ignazio Ortiz de Urbina.