ALESSANDRO di HALES. - T'ologo dei Minori, detto il Dottore Irrefragabile. N. in Hales, nella Contea di Gloucester (Inghilterra), verso il 1170, poiché nel 1235 era già vecchio: «iam senex», dice Ruggero Bacone (Opus minus, ed. J. S. Brewer: Fr. Rog. Bacon Opera quaedam hactenus inedita, Londra 1859, p. 326); m. il 21 ag. 1245. La sua carriera universitaria si è svolta tutta a Parigi. Professore alla Facoltà delle Arti già prima del 1210 (Bacone, loc. cit.), lo troviamo per la prima volta «magister regens» di teologia negli anni 1229-31, durante la grande crisi universitaria. Era già un personaggio di grande importanza: tra i maestri deputati in quella circostanza a riferire alla corte di Roma, si trova infatti il «magister Alexander» a cui vennero consegnate alcune Bolle pontificie (H. Denife, Charitularium Univ. Paris., I, 140 ss. e 144). Sappiamo, sempre da Bacone, che dopo questi avvenimenti A., «ricco e grande arcidiacono» nonché maestro rinomatissimo, entrò nell'Ordine dei Minori. Gli storici fissano comunemente il fatto nell'anno 1231, cioè subito dopo il ritorno all'Università. È certo invece che nel 1235 A. era ancora secolare ed arcidiacono di Coventry. Figura infatti come tale in un atto di Enrico III del 25 ag. 1235: «magistrum Alexandrum de Hales arcidiaconum Coventrensen» (Pat. 19 Henrici III, n. 4, Turr. Londin. Vedi i Prolegomena al t. IV della Somma nell'ed. di Quaracchi). Bisogna dunque spostare senz'altro l'entrata in religione di A. alla fine del 1235 o al 1236 e conseguentemente anche la data di fondazione della prima scuola francescana. Questo però non esclude che i frati Minori non abbiano frequentato molto prima la scuola dell'arcidiacono inglese. A. rimase pure da frate «magister regens», e dalla sua scuola, chiamata d'ora innanzi «Schola fratrum minorum», uscì dal 1235 al 1245 tutta una serie di maestri e baccellieri. Nel 1238 Giovanni della Rochelle era già maestro. Che in quell'anno o al più tardi nel 1241 A. abbia ceduto la sua cattedra al discepolo è ipotesi non provata da alcun documento. I documenti lasciano pensare piuttosto che A. abbia insegnato fino alla sua morte. S. Bonaventura, entrato nell'Ordine nel 1243, lo ebbe ancora maestro: «pater ac magister noster» (Op. omnia, II, Quaracchi 1885, 547). Il cod. 15652 di Parigi
in cui si conservano lezioni « riportate » dopo il 1240, contiene, sembra, anche lezioni di A.: « dixit Alexander » (f. 11 b). Nel 1241 ovvero 1244 (sei manoscritti danno la data 1244) egli prende parte attiva, con Odone di Châteauroux, cancelliere, alla condanna di Stefano di Venisy O. P. e di Pagus (s. Bonaventura, Op. omnia, II, ibid. p. 547; H. Deniffe, Chartul. Univ. Paris., I, Parigi 1889, p. 171; Cod. Vat. lat. 692, f. 170°; V. V. Doucet, La date des condamnations parisiennes dites de 1241, in Mélanges Aug. Pelzer, Lovanio 1937, p. 183 sgg.). Nel 1244, lo troviamo al Concilio di Lione, incaricato, assieme a tre cardinali e tre vescovi (fra cui Roberto Grossatesta), di esaminare il processo di canonizzazione di s. Edmondo: « Frater et magister Alexander de Hales, tunc Facultatis theologicae magnus doctor » (E. Martínez-U. Durand, Thesaurus novus anecdotorum, III, Parigi 1717, col. 1847). Morì poco dopo il concilio. Il poeta Giovanni di Garlande ne tessè l'elogio nel De mysteriis ecclesiae (v. Histoire litt. de la France, XXI, Parigi 1847, p. 372).
Scritti. – Buon numero di opere spure sono già state eliminate dalla critica (v. P. Glorieux, Répertoire, II, not. 301, e Archivum Franciscanum Historicum, 27 (1934), p. 534 sgg.). Altre sono dubbie o ancora da esaminarsi meglio. Tra le tante Postillae attribuite dai manoscritti ad A., qualcuna facilmente potrebbe essere sua, anche se sarà vero, come dice Bacone, che A. abbia preferito commentare le Sentenze che non la Scrittura. Attualmente si ritengono autentiche le opere seguenti: – a) Evoticon: operetta strana sui vocaboli difficili, attribuita ad A. (ancor giovane professore alle arti) dal mss. 136 del Caius College di Cambridge e citata pure come sua da un anonimo del 1300: « Unde mag. Alexander de Halis in versibus suis dicit: Chere theoron quem gignos crucis andro phalando ». Con questo verso comincia l'Evoticon di Cambridge; V. Wilmart, in Analecta Reginensis (Studii et Testi, 59), Città del Vaticano 1933, p. 254; – b) Sermones: tre soli sono finora accertati; V. F. Henquinet, Les écrits du fr. Guerric de St-Quentin, in Recherches de théol. anec. et méd., 6 (1934), pp. 185, 187; – c) Super Sententias. È certo che A. ha commentato le Sentenze; dice infatti Bacone che fu il primo (intendi come maestro) a leggere le Sentenze invece della Scrittura. V. pure il Chronicon di Lanercost, ed. J. Stevenson, Edimburgo 1839, p. 53. È pure certo che detto commento non può identificarsi con la Somma, la quale, anche se chiamata spesso Summa super Sententias, non è assolutamente nella sua forma attuale un commento alle Sentenze. Si noti poi che Bacone attribuisce detto commento ad A. stesso: « primus qui legit », mentre della Somma dice: « quam ipse non fecit sed alii »! Si tratta dunque di scritti ben diversi. Difatti il Commentario di A. è stato scoperto recentemente dagli editori di Quarachi nei codici Assisi 1896 e Lambeth 347, e questo commento si è rivelato, insieme alle Questioni di A., una delle fonti principali della Somma; V. V. Doucet, A new source of the « Summa fr. Alexandri ». The Commentary on the sentences of Alexander of Hales, in France. Studies, 6 (1946), pp. 403-17; F. Henquinet, Le Commentaire d'Alex. de Halès sur les Sentences enfin retrouvé, in Miscellanea Giovanni Mercati, II (Studi et Testi, 122), Città del Vaticano 1946, pp. 359-82. – d) Quaestiones e Quodlibeta: questi scritti, fino a pochi anni fa quasi sconosciuti fuori di Quarachi e che pian piano si vanno scoprendo, costituiscono l'opera più importante di A. Si conoscono già, oltre a quattro Quodlibeta, alcune centinaia di Questioni, molte delle quali sono veri trattati. Si conservano in più di 25 codici e in diverse riportazioni. Quelle del British Museum Royal 9, E. XIV, scoperte da Fr. Pelster (v. Gregorianum, 14 [1933], p. 414 sgg), portano il titolo: Quaestiones Hales antequam esset frater. L'edizione del Commentario e delle Questioni è in preparazione a Quarachi. – e) Due altre opere sono da ritenersi lavori di collaborazione fra A. ed i suoi discepoli, cioè l'Expositio Regulae e la Summa theologica. La prima è opera di A., Giovanni della Rochelle, Odone Rigaud e Roberto della Bassée, detta perciò « dei quattro Maestri ». L'altra che pure potrebbe chiamarsi Summa quattuor magisterum, si chiama e si è sempre chiamata Summa fratris Alexandri. Cominciata dopo il 1235, interrotta nel 1245 dalla morte di A., continuata da Guglielmo di Milton, cui nel 1255, per ordine del Papa, si aggiunsero altri collaboratori, non fu mai portata a termine. Alla morte di A. essa comprendeva sostanzialmente: il I. I. meno forse l'ultima questione « De missione visibili »; il I. II. almeno in gran parte, meno i trattati « De corpore humano et de coniuncto », e il I. III nel suo stato attuale mutilo. Questa Somma del 1245, si può dire di A.? Lo affermano tutti i documenti sinora conosciuti; la Bolla di Alessandro IV (1235) dice senza reticenza: « Idem scil. frater... morlitus est Summam ». Nei mss. 15652 e 15702 di Parigi, scritti fra il 1241 e il 1250, parecchi capitoli della Somma sono pure detti di « Alex. », « de Summa Alex. » (F. Henquinet, Etudes de Rosny, p. 83 sgg.) e lo stesso dice implicatamente s. Bonaventura (Opera omnia, II, 2). Per la Somma del '60 invece, per quella cioè ritoccata e completata da altri, esistono testimonianze divergenti. Tutta la tradizione manoscritta continuò a chiamare globalmente quella Somma Summa fr. Alexandri; un codice però nota che i trattati « De corpore humano et de coniuncto » sono di Guglielmo di Milton; un altro la dice « edita a fratribus minoribus ». Tutti gli autori, dal sec. XIII a noi, hanno citato la Somma del '60 indistintamente come tutta di A. Uno solo, Bacone, insorge contro l'appellazione Summa fr. Alexandri e va all'accesso contrario, dicendo che è tutta di altri: « ipse non fecit sed alii ». Egli sapeva benissimo però che in quella Somma qualche cosa c'era pure di A., e a stento, con mezze parole, lo riconosce quando aggiunge: « et si ipse eam tectisset vel magnam partem », cioè: « sia pure (se ci tene) che in qualche maniera la Somma sia sua, almeno in gran parte ».
Risulta anche dai criteri interni che diversi ne furono i redattori; e che neppure tutti e singoli i capitoli sono sostanzialmente di A.: ve ne sono presi dal Prepositino, da Guglielmo d'Auxerre, dal Cancelliere Filippo e da altri. Summa fr. Alexandri significa quindi: 1° che A. ne fu l'ideatore e l'iniziatore, come dice la bolla: « sacrum aggrediendo propositum... molitus est Summam »; 2° che i suoi scritti (Questioni e Commento) fornirono una parte preponderante del materiale ivi adoperato: « studia sua publicis utilitatibus commodavit » (bolla), come infatti risulta dalle sue opere oggi rinvenute. Se a questo si aggiunge una certa sorveglianza sulla redazione, affidata in gran parte, se non tutta, ai discepoli – A., già vecchio, non si è certamente accinto da solo a questo faticoso compito, – non si richiedeva altro, specie in quel tempo, perché la Somma venisse chiamata Summa fr. Alexandri, pure ammettendo che i redattori vi abbiano inserito, e talvolta sostituito alle Questioni del maestro, le proprie questioni e quelle di altri.
Nonostante i suoi difetti redazionali e la sua mole la Somma è tra le poche opere medievali che superarono i secoli: sempre studiata, citata, trascritta e stampata al pari, quasi, delle opere di Bonaventura, Tommaso e Scoto. Quando Bacone scriveva (op. cit., 326) « Nemo fecit eam de cetero scribi: immo exemplar apud fratres putrescit », certo non diceva il vero. Dal punto di vista dottrinale, la Somma del 1245 è una vasta sintesi assai più perfetta di tutte quelle preesistenti delle opinioni teologiche e delle correnti dottrinali della prima metà del Duecento, in cui l'agostinismo tradizionale, anche se preponderante, si vede già minacciato dall'aristotelismo invasamente, mentre Avicenna vi è quasi abbandonato e l'avicennismo toletano trascurato del tutto.
ALESSANDRO DI HALES – ALESSANDRO II
torno all’origine e all’autenticità della Somma di Alesi, di Hales, in La Civiltà Catt., (1931, I), pp. 37-49, 41-31; id., Zum Problem der Summa des Alexander V. HALLEL, in Gregorianum, 12 (1931), pp. 426-46; id., Die quaestionen des Alexander V. HALLEL, in Gregorianum, 14 (1933), pp. 401-22, 501-20; P. Glorieux, Répertoire des mais-tres en théologie de Paris au XIIIe siècle, II, Parigi 1934; V. Doucet, Maîtres franciscains de Paris, in Archivum Franciscanum Historicum, 27 (1934), pp. 534-38; F. Henquinet, Les questions inédites d’Alexandre de Hales sur les fins dernières, in Recherches de théologie ancienne et médiévale, 10 (1938), pp. 56-78, 153-72, 265-78; id., De 107 Quaestionibus Halesianis Cod. Tudertini 1-21, in Antonianum, 13 (1938), pp. 335-66, 480-514; E. Schlenker, Die Lehre von den göttlichen Namen in der Summe Alexanders V. HALLEL, Friburgo in Br. 1938 (sul problema della Somma, pp. 6-13); F. Henquinet, Ist der Traktat De legibus et praeceptis in der Summe Alexanders V. MAC HALE, JOHN. Rupella?, in Franziskani-sche Studien 1939, pp. 1-22, 234-58; id., Eudes de Rosny, Eudes Rigaud et la Somme d’Alexandre de Hales, in Archivum Franciscanum Historicum, 33 (1940), pp. 3-54; J. Auer, Text-kritische Studien zur Gnadenlehre des Alexander V. HALLEL, in Scholastik, 15 (1940), pp. 63-75; Alex. de Hales, Summa theologica, t. IV: Prolegomena, Qua-raechi 1948.