ANGLOSASSONI

ANGLOSASSONI. - Dal nome «Saxones», dato agli invasori germanici della Britannia, e da «Angli», poi prevalentemente usato, trasse Paolo Diacono il termine Angli Saxones a distinguere gli A. dai Sassoni rimasti sulla terraferma. La forma composta fu usata, tra il IX e il X sec., a indicare l'unione delle varie stirpi. Ma andò in disuso, finché, nel tardo Rinascimento, la riesumò il Camden, in una sua opera, nel 1586.

Ricordati per la prima volta da Tacito nella Germania, gli A. costituirono, secondo la fonte più rilevante, Beda, una delle tre tribù della Germania che invasero la Britannia. Le altre due erano i Sassoni e gli Juti. Le tre tribù si diffusero per le contrade dell'isola celtica, e la colonizzarono: gli A. (provenienti dall'odierno Schleswig) l'East Anglia, la Mercia e la Northumbria; i Sassoni (provenienti dalla zona tra l'Hannover e il mare) l'Essex, il Sussex e il Wessex; gli Juti (provenienti dallo Jutland) il Kent, lo Hampshire e la prospiciente isola di Wight.

Quanto ad Angli e i Sassoni la critica moderna, lungamente esercitatasi sulle origini storiche dell'Inghilterra, non ha fatto che confermare le opinioni espresse dal venerabile Beda; non così per gli Juti, di cui sono state poste in rilievo le differenze sostanziali dagli altri due popoli, ma che, forse, giunsero primi alle coste britanniche.

Attorno alla metà del V sec. d. C. si profilarono gli stanziamenti: e il primo regno anglo-sassone sorse nel Kent. Di là, risalendo il corso dei fiumi o con nuovi sbarchi, gl'invasori si diffusero per tutta l'isola, ancor permeata di civiltà romana, e ne sottomisero le popolazioni. Tuttavia, elementi della civiltà romana rimarero, specie là ove, per il sistema seguito dai nuovi arrivati (di creare caposaldi isolati, a breve distanza dalle strade romane), l'ordinamento precedente poté non subire innovazioni.

Tra la metà del V e la metà del VI sec. furono poste le basi dei regni inglesi: sul versante occidentale dell'isola e in particolare nella regione del Galles le popolazioni celtiche si mantennero in assetto di difesa e opposero una strenua resistenza; ma la battaglia di Deorham, nel 577, e le lotte del secolo seguente stremarono le forze degli indigeni e resero possibile l'estendersi degli A. A queste lotte si collega il ciclo leggendario del re Artù, celta e cristiano oppositore dei barbari pagani. Difesa più dalla natura che dagli uomini, la Scozia rimase fuori dell'influenza sassone, che vi sarebbe potuta estendere dal più vicino regno di Northumbria.

Primo, ma di ben scarsa estensione, il regno di Kent; la cui fama fu dovuta ai rapporti stabiliti con Gregorio Magno, attraverso la missione del monaco Agostino (v. santo), passo iniziale alla conversione degli A. Sul finire del VI sec. era peraltro sorto un regno ben maggiore - quello di Northumbria - che per un secolo rappresentò la potenza dei nuovi coloni dell'estremo Occidente. Al re di Northumbria, Etelfrido, si dovettero i successi che ampliando la zona di stanziamento dei Sassoni ne permise l'ulteriore affermazione. Al suo successore e già nemico, Edvino, dei principi di Deira, si dovette l'influenza determinante della Chiesa romana e la conversione in massa degli A.

Nessun popolo cristiano durante il medioevo sentì tanta attrazione verso Roma quanto gli A., Benedetto Biscop (v.) York (v.) inaugurarono quel movimento che, dal sec. VII al sec. IX, condusse a Roma migliaia di pellegrini delle isole Britanniche.

Quando, nel 633, Penda, re di Mercia, sconfigge e uccide Edvino a Hetfield, le fortune della Northumbria passano al regno, che si afferma, di Mercia. Poi attraverso varie vicende, risorta dapprima la Northumbria e impressa sotto il re Egfrido una forte spinta ai contatti con la civiltà dei paesi latini, che doveva nel secolo successivo - l'VIII - esser rappresentata dalla scuola gloriosa di York e dal suo capo, Alcuino, vinto

Egfrido dagli Scozzesi nel 685, il regno fu conquistato dai nuovi invasori, i Danesi. Ma già la supremazia era passata al regno di Mercia, al tempo dei re Etelbaldo e Offa. Per breve ora: alla morte di Offa, il regno rivale del Wessex asserbe i regni divisi da aspre contese ed assume la rappresentanza politica dell'isola. Il re Egberto (802-29) conquista il Kent, si annette il regno di Mercia e quindi quello di Northumbria.

Ma maturano ormai, alla metà del IX sec., gli effetti delle incursioni e dei primi stanziamenti danesi nelle iele britanniche. E la storia dei regni primitivi si fa storia dell'Inghilterra.

BIBL.: Fonti: Codex diplomatiscus aevi Saxonici, ed. J. M. Kemble, Londra 1839-1848; Diplomatiscus Anglicum aevi Saxonici, ed. B. Thorpe, Londra 1865; Cartularium Saxonicum, ed. Birch, Londra 1885-93. - Leggi: F. Liebermann, Gesetze des Angelsachens, 3 voll., Halle 1898-1916. - Per i concili: A. W. Haddam e W. Shibbs, Councils a. Ecclesiastical Documents relating to Great Britain and Ireland, Oxford 1869-78. - Cronache: Anglo-Saxon Chronicle, ed. C. Plummer, Oxford 1892-99. - Per la critica delle fonti: Ch. Gross, Sources a. Literature of English History from the earliest Times to about 1845, 2nd ed., Londra 1915; R. W. Chambers, England before the Norman Conquest, Londra 1926; ed anche F. Viglione, Studio critico filologico sull'Anglo-Saxon Chronicle, Pavia 1922. Per i pellegrinaggi a Roma: B. Pesci, L'itinerario di Siserico arcivescovo di Canterbury e la lista dei papi da lui portata in Inghilterra (anno 990), in Rivista di Archeologia Cristiana, 16 (1936), pp. 43-60.

Studi: Per la storia degli A. v., oltre la vecchia, sempre utile, opera del Winkelmann, trad. anche in ital., Milano 1888; E. A. Freeman, History of the Norman Conquest, Oxford 1876; M. Lappenberg, History of England under the Anglo-Saxonings, 2nd ed., Londra 1881; C. Oman, England before the Norman Conquest, 5th ed., Oxford 1891; W. Ramsay, The foundations of England, Londra 1898; H. M. Chadwick, Studies on Anglo-Saxon Institutions, Cambridge 1907; F. Cabrol, L'Angleterre Chrétienne avant les Normands, Parigi 1909; T. Hodgkin, Political History of England from the earliest Times to the Norman Conquest, 2nd ed., Londra 1914; E. Wingfield-Stratford, History of English Civilization, ivi 1928; E. Stenton, Anglo-Saxon England, 2nd ed., Oxford 1947. Pier Fausto Palumbo

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“ANGLOSASSONI.” Enciclopedia Cattolica, vol. I (1948), p. 782. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/anglosassoni.