ANTONELLI, GIACOMO

ANTONELLI, GIACOMO. - Cardinale, n. il 12 apr. 1806 a Sonnino da modesta famiglia arricchitasi negli appalti governativi e nei lavori di bonifica delle paludi pontine e mantenutasi fedele al Pontefice durante la dominazione francese, m. in Vaticano il 6 nov. 1876. Studiò al Seminario romano e poi alla Sapienza, ed uscitono diacono e addottorato, ebbe dal padre Domenico il fondo necessario per costituirsi una prelatura di famiglia. Si volse subito ai pubblici affari, dimostrando acutezza d'ingegno, abilità nel disimpegnarsi e rare doti di amministratore. Gentile, imperturbabile, fine ed obbligante nel tratto ed insieme pronto a scorgere la giusta via di uscita nelle più intricate e controverse questioni, non tardò ad essere validamente sostenuto in particolar modo dai cardd. Zurla e Lambruschini, che gli aprirono la via a brillantissima carriera.

Fu così, successivamente, referendario di Segnatura, assessore al tribunale criminale di Roma, delegato apostolico in Orvieto, Viterbo e Macerata. Le critiche condizioni dell'erario ed il malcontento destatosi in alcune province a causa dell'epidemia colerica del 1837, gli offrirono il destro di dimostrarsi chiaramente dotato di intuito amministrativo e di sensibilità politica. Divenne presto sostituto del card. Mattei al dicastero dell'interno (1841), mentre di lì a poco Gregorio XVI lo nominava canonico di S. Pietro, protonotario apostolico, ed il 5 genn. 1845 lo chiamava a succedere al card. Antonio Tosti nella carica di protesoriere della Camera apostolica, inviandogli nel marzo il biglietto di tesoriere generale. Appena un mese dopo, riusciva all'A. di liquidare felicemente l'arduo pro-

Article illustration
ANTONELLI, GIACOMO - Ritratto - Roma, Museo dei Risorgimento.
blema dei beni di Eugenio Beauharnais, ricorrendo ad un prestito e giungendo al frazionamento di quella massa terriera in piccoli lotti da cedersi a poveri agricoltori sudditi pontifici.

Vicino a Pio IX sin dall'elezione, ne fu, unico, intimo e devoto consigliere e collaboratore per le cose temporali, ovviando, con la tenacia nell'operare, la calcolata freddezza e l'insuperabile fermezza, alle non comuni difficoltà politiche interne ed estere. Carcinale diacono del titolo di S. Agata de' Goti e poi di S. Maria in via Lata, l'11 giugno 1847, seguì con convinzione e validamente collaborò al vasto disegno di riforme, che Pio IX aveva in animo di attuare onde rendere lo Stato Pontificio capace di validamente sostenersi nei tempi nuovi. Presidente della Consulta di Stato sostenne il disegno d'una lega difensiva fra gli Stati italiani; contribuì alla compilazione ed alla promulgazione dello Statuto; appoggiò largamente il programma e l'opera di Pellegrino Rossi; ma si oppose, invece, con forte chiaroveggenza, a tutto quello che, con la richiesta dichiarazione di guerra all'Austria, poteva comunque ledere la piena sovranità del Papato e della Chiesa. Fra il 10 marzo ed il famoso 29 apr.

1848, si convinse che s'appressava il momento critico, nel quale si rendeva necessario romperla con i novatori, che vedevano nel Papa soltanto il principe italiano, o tendevano a minarne definitivamente l'autorità al cospetto dei sudditi e del mondo, per poi spodestarlo. E però, dopo l'uccisione del Rossi e l'assalto al Quirinale (15-16 nov.) seppe A. molto abilmente giovarsi dell'opera dei rappresentanti delle maggiori potenze, concordi nel volere l'allontanamento di Pio IX da Roma, ma discordi circa il luogo d'esilio, che ognuno voleva fosse nel proprio territorio per avvalersene o in senso liberale, o in senso reazionario, e riuscì a far pervenire il Pontefice in Gaeta di dove poté, con l'aiuto della Francia e di altri, ricondurlo a Roma alla caduta della Repubblica.

Pio IX lo premiò nominandolo Segretario di Stato, e tale rimase sino alla fine della vita, sforzandosi all'interno, e non senza successo, di ammodernare la compagine governativa con illuminate e ben intese riforme, di mantenere l'ordine pubblico, e di costituire un buon nucleo di forze militari; all'estero, di premere sui governi a favore del Pontefice per mezzo della sempre più influente opinione pubblica cattolica. A. sentiva, infatti, come già Consalvi e Bernetti, che presto o tardi il gran moto liberale avrebbe finito per prevalere, travolgendo il principato civile della Chiesa ma, appunto per questo, sapeva che il Papa non doveva e non poteva patteggiare. E furono ventun anni di resistenza ad oltranza condotta con raro accorgimento per mezzo di note e proteste sempre più intransigenti, volte a far constatare l'uso della violenza da parte degli avversari, e a salvar l'onore della millenaria istituzione, senza che l'avvenire ne restasse compromesso e leso il diritto, in modo che salvo trionfasse quel principio di effettiva e visibile sovranità, su cui sostanzialmente ai nostri giorni ha potuto attuarsi la Conciliazione. Anche dopo il 1870 continuò a battersi, non accettando la soluzione unilaterale rappresentata dalla legge delle Guarentigie, e puntando ancora e più sulle forze del gran mondo cattolico, specialmente nel rendere manifesta la pericolosa assurdità del trattamento fatto al Pontefice.

Di molte accuse e di molte critiche fu ed è tuttora oggetto la complessa personalità politica dell'A., che da tanti punti di vista ricorda certi grandi statisti ecclesiastici dei secoli precedenti, forse anche a causa della simpatica e gradevole presenza, cui non poco concorreva l'esile persona e l'occhio vivo e penetrante, del gusto per la conversazione e per la società, dell'amore per le arti belle e per certa sua raccolta di pietre e marmi preziosi. Privo di cuore non era, e lo si vide, fra l'altro, nei soccorsi generosamente largiti alla misera famiglia del cappellaio Antonio De Felici che nel 1855 tentò di ucciderlo in Vaticano. Fu amico devotissimo di s. Giovanni Bosco e benefattore delle opere salesiane. Favorì largamente fratelli e familiari. La serie di equivoci col De Merode spiegasi attraverso l'opposto temperamento dei due contendenti, tanto generoso, impulsivo ed aperto l'uno, quanto ermetico, freddo e calcolatore l'altro. E del resto tutti i rilievi mossi, per essere di natura polemica e privi di documentazione, si vanno gradualmente estinguendo, come l'intrigo ordito intorno alla causa Fausti-Venanzi, che ad altro non pervenne se non a rafforzare l'influenza di A. presso Pio IX, il quale probabilmente, più che prediligerlo, sentiva tutta l'importanza della sua opera.

BIBL.: V. ETERE, I ventidue anni del card. A., Roma 1871; D'Idoville, Pio IX, Parigi e Bruxelles 1878; G. M. Villefranche, Pio IX, ivi 1879; P. Balan, Continuazione della storia unicerrata della Chiesa dell'abate Rohrbacher, dall'elezione al pontificato di Pio IX nel 1846 sino ai nostri giorni, 3 voll., Torino 1879; R. De Cesare, Roma e lo Stato del Papa dal ritorno di Pio IX al 20 sett., 2 voll., Roma 1907; G. B. Pelcar, Pio IX e il suo pontificato, 3 voll., 1909-11; B. Labanca, A., in Saggi storici e

biografici. Palermo 1911: J. Schmidlin, Papstgeschichte der neuesten Zeit, II, Monaco 1934, passim: G. De Chambrun, Un projet de séjour en France du Pape Pie IX, in Revue d'histoire diplomatique, ott.-dic. 1936: P. Dalla Torre, L'opera riformatrice ed amministrativa di Pio IX dal 1850 al 1870, Roma 1945. - Sull'amore per le belle arti di A. cf. P. Dalla Torre, Le plastiche a soggetto indigeno nordamericano del Pettrich nel Pont. Museo Miss. Etn. Vicende e significato d'una raccolta romana dell'Ottocento (Con documenti inediti), in Annali Lateranensi, 4 (1940). Ed in genere, poi, le ottime voci A. di A. De Waal, in Kirchenlexikon, I, coll. 978-82; di P. Richard, in DHG, III, coll. 832-837; di M. Rosi, in Dez. del Ris. Naz., II, pp. 85-87; di E. Soderini, in Enc. Ital., III, pp. 547-48.

Cite this article

“ANTONELLI, GIACOMO.” Enciclopedia Cattolica, vol. I (1948), p. 909. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/antonelli-giacomo.