ASCHITI. - Eretici che si ricollegano al montanismo (v.). Di essi si hanno informazioni non sempre concordi dagli antichi che scrissero sulle cresie, come Filastrio (Liber de haeresibus, 65: PL 12, 1187), s. Agostino (De haeresibus, 62: PL 42, 42), s. Epifanio (Contra haereses, 48: PG 41, 856), Teodorico (Haereticarum fabularum compendium, I, 1, 10: PG 83, 360).
Vi è dissidio sul loro nome poiché, mentre Filastrio li chiama acodrociti, e s. Agostino semplicemente achiti (dal greco ἀσκός «ore», perché sembra conservassero nelle loro chiese un orto rigonfiato che portavano danzando intorno all'altare per simboleggiare che erano ripieni del nuovo vino dello Spirito, alludendo al testo di s. Matteo 9, 17), s. Epifanio li chiama tascodrugiti (τασκόδρυγίται, parola barbara, tradotta in greco per τασκόδρυγίται, cioè quelli che pregando mettono le dita nel naso in segno di umiltà) e li ricollega ai catagrifi o quintiliani; e Teodoro li chiama ἀσκόδρυγίται, ἀσκόδρυγίται, acodriciti o acodrugiti, e ne fa una setta gnostica, secondo la quale la salvezza si opera con la conoscenza del vero. Di fatto, essi non attribuiscono ai Sacramenti della Chiesa che un valore puramente simbolico e sopprimono il Battesimo. Da notare che Filastrio distingue gli ascondrugiti dai pasalorinchiti. Alcuni moderni vedono nel nome di a. od askiti un'allusione all'otre di Marsia, di cui ci parlano i classici greci, e quindi pensano ad un resto di pratica pagna conservata in Frigia ed in Galazia.