ASKIDAS, TEODORO

ASKIDAS, Teodoro. - Monaco originaria della Palestina. Appare la prima volta nella storia come eguemene della «Nuova Laura» presso Gerusalemme, al Concilio costantinopolitano del 536. Godeva gran credito presso l’imperatrice Teodora ed era non solo in- bevuto degli errori di Origene, ma segretamente favorevole al monofisismo.

Forse fin dal 537 riuscì a farsi nominare metropolita di Cesarea di Cappadocia, ma risiedette più spesso a Costantinopoli che nella sua diocesi. L’ortodossia trovò fortunatamente degli illustri difensori nel monachismo palestinese, e l’apocrissario romano Pelagio agli così abilmente contro gli errori originari che tanto l’imperatore Giustiniano quanto il patriarca di Costantinopoli Menas si decisero a condannarli, l’uno in un editto solenne, l’altro in un piccolo concilio nel 543. A., obbligato a sottoscrivere l’editto, meditò la sua vendetta contro i Calcedonesi. D’intesa con Teodora, suggerì all’imperatore che il miglior mezzo per ricondurre i monofisiti all’unità era di condannare come infetto di nestorianesimo ciò che si volle chiamare i «Tre Capitoli». L’imperatore cadde appieno nella trappola tesagli, e fin dal 543 condannò i «Tre Capitoli». Quest’atto sollevò nella Chiesa, così in Occidente come in Oriente, una tempesta che ebbe termine solo nel V Concilio ecumenico, II di Costantinopoli (552-553). I «Tre Capitoli» furono di nuovo condannati, ma A. non ebbe di che rallegrarsi, poiché cinque anatemi, che egli dovette pur sottoscrivere, colpirono anche l’originismo, inferendogli un colpo dal quale non poté più riaversi. Durante la rottura sopravvenuta tra Giustiniano ed il papa Vigilio, A., com’è naturale, si schierò dalla parte dell’imperatore (550-551), ciò che gli fruttò una condanna e la deposizione da parte del Papa. Fece la sua sottomissione nel 552 e M. a Costantinopoli nel genn. 558.

BIBL.: F. Diekamp, Die originistischen Streitigkeiten im sechsten Jahrhundert und das fünfte allgemeine Concil, Münster in V. 1899, pp. 37-40; 50-52; J. Parroche, L’Eglise byzantine de 527 d. 547, 3° ed., Parigi 1923, pp. 34-40.