ASSISTENZA SOCIALE

ASSISTENZA SOCIALE. – È difficile trovare una definizione soddisfacente dell’A. o servizio sociale.

La definizione è o troppo larga e finisce per abbracciare tutto il lavoro sociale, educativo, ricreativo, sindacale e sanitario, o diventa così limitata da non comprendere che l’organizzazione delle elemosine. Forse conviene, piuttosto che persistere nella ricerca di una definizione a priori, seguire l’A. s. nella sua evoluzione storica e concreta. Si potranno così individuare certi aspetti che caratterizzano e specificano queste attività e la differenziazione da forme affini e complementari di attività sociali. Nell’evoluzione dell’A. s. si possono distinguere tre periodi: il primo periodo comprende l’antichità cristiana e il medioevo; il secondo, più breve, va dal XVI al XIX sec.; il terzo è quello contemporaneo.

1° periodo. – Le prime comunità cristiane si sono subito preoccupate di venire incontro ai bisogni dei loro membri, vittime occasionali della lotta per la vita. Questa attività è quella del vicino che aiuta il proprio vicino; è un’attività diretta e personale. Molto presto, però, si vede delinearsi una certa organizzazione. L’A. si fa anche a distanza e per interposta persona; come è il caso delle questie organizzate da s. Paolo tra le chiese più ricche in favore dei poveri di Gerusalemme. Anche il personale incaricato della gestione dei beni ecclesiastici e della distribuzione delle elemosine, diventa, in qualche modo, specializzato (diacono o rettore), e viene chiamato «dispensator in rebus pauperum».

I doni che servono ai poveri sono dovuti ad eleggimenti, lasciti, ma anche ad una certa imposizione legale. Il genio cristiano scopre con l’andar del tempo che, nella maggior parte delle necessità occasionali, esistono certi gruppi con bisogni costanti che non trovano organi sociali adatti. Nascono così gli alberghi per i pellegrini (xenodochia), gli ospizi per i poveri e ammalati e orfani (potchia); le opere per i prigionieri (per queste opere i concili autorizzano persino la vendita dei vasi sacri). Più tardi si avranno i Monti di pietà, i lazzaretti, le scuole gratuite, ecc.

Inoltre le corporazioni medievali e le confraternite organizzano l’A. per gli ascritti ammalati e le

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Assistente al soglio - Abito di cerimonia.

del Papa in trono durante le solenni funzioni. Tale diritto, spettante al primogenito del ramo principale delle due famiglie, risale a Giulio II (1503) per i Colonna ed a Paolo III (1540) per gli Orsini.

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ASSISTENZA SOCIALE

vedove e gli orfani dei propri membri. Si è persino avanzata l'ipotesi che le grandi cattedrali che sorgono un po' dovunque in quel tempo, non siano soltanto costruite in uno spirito di culto, ma nel desiderio di trovare lavoro al numero crescente dei disoccupati, il che corrispondebbe, in un certo qual senso, ai lavori pubblici moderni. Ciò che caratterizza questo lungo periodo è che l'a. s. si sviluppa in margine a un'economia artigiana e agricola stabile e fondamentalmente sana. Gli organismi sociali normali provvedono in modo più o meno soddisfacente ai bisogni degli uomini. La società ha le sue vittime, ma sembrano piuttosto vittime occasionali che vetture del sistema. La dove la vita sociale provoca danni più gravi, si pensa ancora che il male sia soltanto «morale» e che un semplice progresso della coscienza morale eliminerà tutti gli inconvenienti. L'a. s. è dunque fortemente marcata da un carattere ralistico. Basta risvegliare in tutti i membri della società lo spirito d'amore e di giustizia, perché la macchina sociale funzioni in modo soddisfacente. Ma non bisogna forzare troppo queste affermazioni: di fronte, ad es., al dilagare delle usure, nonostante i canoni dei concili, teologi e moralisti analizzano le strutture economiche dell'impresa, ed i Francescani istituiscono i primi Monti di pietà.

Se all'inizio dell'era cristiana c'era fra i poveri qualche abuso, il controllo esercitato bastava, di solito, per distinguere il fannullone dal vero povero; ma con l'andar del tempo, con i viaggi più facili da luogo a luogo, si vedono truppe di mendicanti vagare di ospizio in ospizio e si sente la necessità di fuggire per disanimare i falsi poveri. Un'ordinanza inglese del 1348 dice: «Siccome mendicanti volontari rifiutano di lavorare, potendo vivere di elemosine, abbandonandosi all'ozio, al vizio, al furto e altre abominazioni, nessuno per ragione di elemosine darà loro aiuto». In Inghilterra ed in altri luoghi, si fondano case di lavoro che sanno però più di lavori forzati che non di ospizi dei poveri. Alla fine di questo primo periodo, dunque, si fa strada la consapevolezza che l'a. s. può diventare controproducente; che l'elemosina può contribuire a rendere immorale il povero: questa scoperta è decisiva per l'evoluzione dell'a. s.

2° periodo. — Grandi cambiamenti economici e sociali si vanno maturando. S. Tommaso Moro nella sua Utopia nota: «In un modo od in un altro debbono abbandonare il loro villaggio, poveri miserabili e uomini, donne, bambini, orfani, vedove con le loro piccole sostanze in un fagotto, se ne vanno lasciando la loro casupola per andare non si sa dove. Vanno errando senza mèta: cosa possono fare se non rubare o accattare? Sono gettati in prigione perché non lavorano: eppure lavorerebbero così volentieri; ma in nessun modo c'è lavoro per loro». Questo problema si aggrava con la rivoluzione industriale. Le vecchie istituzioni, come le corporazioni, non riescono più ad organizzare il lavoro e la produzione in modo soddisfacente. La macchina industriale diventa come un mostro che strilola uomini, donne e bambini. Li mantiene, quando lavorano, nella miseria e li getta sul lastrico ad ogni crisi. Si comincia a vedere che la disoccupazione e la miseria non sono più dei fenomeni contro i quali basta un atteggiamento «moralizzatore»; si scoprono le inevitabili incidenze dell'evolversi economico sui singoli e su determinati ceti di lavoratori.

L'a. s. entra così nella sua seconda fase, in cui si mette l'accento soprattutto sulle riforme legislative necessarie per impedire all'uomo di essere soffocato dalla società nella sua lotta per la vita. In tutti i paesi, con più o meno buona grazia (piuttosto meno che più) leggi sociali vengono promulgate per proteggere la donna che lavora, i minorenni, il minimo di salario. Per rimediare alle crisi cicliche e per disciplinare l'organizzazione sanitaria dell'industria, si organizzano assicurazioni contro la disoccupazione, gli infortuni sul lavoro, ecc. Non è più il povero individualmente, è la società che interessa l'a. s. Si scopre che la società può diventare un organismo in cui la circolazione dei beni divenga difettosa, che certe categorie non sono più ammesse a beneficiare, oppure vi partecipano in grado assai ridotto. La società produce nel proprio seno i «paria». Il proletariato è dentro di essa, ma non in comunione con essa. L'a. s. cerca di individuare i difetti del sistema, che producono questi miserabili, non più come un prodotto occasionale, ma quasi come un sottoprodotto costante; essa cerca, sostenuta da altre forze, di influire e rettificare le strutture esistenti o fondare nuove strutture sociali. Ma mentre la nuova a. s. si preoccupa del fattore obbiettivo, l'antica sopravvivenza: efficace quando veniva incontro alla vittima occasionale, non è più che una caricatura di se stessa quando si rivolge alle vittime del sistema.

3° periodo. — Bisogna aspettare le scoperte della psicologia, pedagogia e psichiatria contemporanea, perché l'a. s. entri nella sua terza fase di sviluppo. Una conoscenza più approfondita dell'uomo, delle influenze esercitate dal suo ambiente, dalle grandi e piccole collettività nelle quali egli è inserito, permette di capire che l'uomo può ricevere storture mentali, diventare un «paria» nella civiltà nella quale vive, anche quando sotto certi aspetti la sua vita economica è soddisfacente.

Per reazione contro il «moralismo» troppo semplice del passato, si era caduti in un altro semplicismo nel 2° periodo, credendo che le riforme economiche e legislative, fossero le uniche necessarie. Si scopre di nuovo che l'a. s. non può limitarsi ai problemi di impiego o di salario; essa deve tener presente che esistono certi fattori morali e psicologici dei quali bisogna tener conto. Si vede, ad es., il danno che reca alla psicologia di un uomo il vivere come sperduto in un organismo troppo vasto dove egli non può esercitare le sue responsabilità. Si capisce pure che le case popolari, non possono essere dei semplici dormitori economici; che bisogna trovare il modo di creare nelle grandi città delle comunità viventi, ecc.

Lo stesso problema esiste nella grande industria: non basta dare al lavoratore sicurezza e lavoro, bisogna dare di nuovo all'uomo la possibilità di una consapevole e responsabile inserzione nel processo produttivo. In questo periodo l'a. s. riprende, sotto questo punto di vista, lo studio di tutti gli organismi e le leggi assistenziali. Si vede che persino comunità più piccole e naturali, come la famiglia, possono produrre una specie di «paria» o «proletario», cioè un membro non inserito nell'organismo sociale. Nascono così opere assistenziali che non sono più prettamente organizzate per a. materiale, come cliniche pedagogiche e morali, ecc. Arrivata a questo punto del suo sviluppo l'a. s. ha preso coscienza della sua ragione di essere e del suo metodo di lavoro. La sua finalità è di reintegrare il «paria economico» o il «paria culturale» nel gruppo sociale al quale appartiene. Suo metodo è l'analisi psicologica, economica o amministrativa che permette di individuare quei difetti individuali e collettivi che inducono l'uomo e la società a staccarsi l'uno dall'altra. Alla luce di queste considerazioni si vede quanto sia