ARTIGIANATO

ARTIGIANATO. - Piccola industria esercitata dal proprietario con l'aiuto di pochi dipendenti.

I. DEFINIZIONE

Più volte si è tentato di dare una definizione di artigiano, ma non si è mai pervenuti ad un pieno accordo. Attualmente una commissione speciale, creata in seno all'Unione internazionale dell'a. e delle piccole e medie imprese, sta raccogliendo la documentazione in materia allo scopo di addivenire ad una definizione internazionale della figura di artigiano. Sul piano nazionale è pure allo studio la stessa definizione, che dovrà fondarsi sul carattere dell'azienda, sulle sue dimensioni, sulla prevalenza del fattore lavoro manuale, sul numero dei dipendenti e sulla natura delle singole lavorazioni. Tenuto conto di tutto questo, con molta approssimatività si può affermare che artigiano è la qualifica professionale di colui che nel campo della produzione lavora solo con l'aiuto di familiari o di pochi dipendenti imprimendo al prodotto l'impronta della sua tecnica e della sua mano.

II. CENSI STORICI

Le origini dell'a. si confondono con le prime conquiste dell'uomo, quando con il lavoro della pietra, del legno, dell'osso e del corno forgià i primi oggetti suggeriti dal bisogno e modificati poi dalle funzioni. Escono dalle sue mani dapprima armi e attrezzi domestici e poi, gradatamente, rudimentali oggetti d'abbigliamento e d'arredamento. Man mano che il nomadismo decresce, sorge l'abitazione stabile e con la casa aumentano le esigenze e si sviluppa il senso del bello: compare, nelle sue varie forme, la terra cotta e affiora qua e là la decorazione che ingentilisce i prodotti; si inizia la lavorazione dei metalli. L'uomo in queste epoche è naturalmente artigiano.

Non c'è, e non ci può essere, nei secoli alcuna soluzione di continuità e si può affermare che l'a. non abbia mai avuto veri periodi di decadenza, in quanto dividendosi in due grandi branche (a. usuale e a. artistico) quando l'una non ha segnato progressi, l'altra ci ha dato il fulgore dei musaici delle basiliche romaniche o il cesello dei vasi sacri e delle corazze del '500. Viceversa, quando è sembrato decadere l'a. artistico, l'ingegno alacre e l'intuito pronto dei maestri d'arte ci ha dato utensili e tecniche perfette per assicurare ai tessuti di lana ed ai damaschi o ai prodotti della nascita delle stalla stampa pregi non raggiunti, né superati dalla più perfetta industria moderna.

Però il periodo aureo delle attività artigiane si svolge nei secoli del medioevo e del Rinascimento. Il popolo acquista coscienza del suo valore, vede nelle attività produttrici la garanzia della sua vita e l'origine della sua forza. Si oppone alle prepotenze ed alle pretese dei nobili affermando al tempo stesso il suo diritto alla libertà politica ed alla libertà del lavoro e dei traffici. La corporazione è lo strumento che attua questa profonda rivoluzione sociale: la vita comunale, raccolta entro le ben munite mura della città, offre all'a. grandi possibilità di affermarsi. Non mancano i maestri, non mancano i compagni e gli apprendisti. La distruzione dei castelli, l'abolizione dei pedaggi, la relativa sicurezza delle strade consentono i rapporti con i più lontani paesi, e artigiani e mercanti si uniscono contro il comune nemico - i nobili - e dànno al Comune vita operosa, ricchezza e potenza (v. CORPORAZIONE; MONASTERO; SCUOLA DI ARTI E MESTIERI).

Quindi lo sviluppo del progresso meccanico, il pauroso imporsi della macchina hanno indubbiamente limitato il campo di lavoro dell'a. All'a. non appar

razione dei prodotti industriali e propri danneggiati dall'uso. Dalle calzature ai vestiti, dagli oggetti più comuni d'uso al restauro delle opere d'arte, dalla riparazione e revisione dei motori e delle macchine in genere alla rigenerazione e riparazione dei pneumatici, non c'è settore in cui l'intelligenza pratica ed acuta dell'artigiano non raddoppi o triplichi la durata di un oggetto con la sua opera modesta e preziosa.

La scarpa, oggi, esce molto spesso da una fabbrica, ma quante volte è necessario ricorrere all'opera dell'artigiano calzolai prima di dichiararla fuori uso? Si ripeta lo stesso ragionamento per gli utensili da cucina, per gli abiti, per i pneumatici, le macchine da scrivere, gli orologi e gli accendisigari e si vedrà quanto grande è la ricchezza che non va perduta per merito magari di una paziente rammendatrice o di un fabbro laborioso e intraprendente.

Questa attività non dà titoli di nobiltà o di gloria nel mondo della produzione, ma costituisce una preziosa collaborazione anche per l'industria.

Si può concludere quindi che l'a. non è un settore produttivo, ma un modo di produrre applicabile a tutti i settori produttivi.

Un segno rivelatore della perennità del lavoro artigiano è dato dalla tendenza dei mercati che hanno sviluppato al massimo il progresso meccanico, e conseguentemente imposto ai consumatori il prodotto a serie: i paesi d'America, ad es., chiedono prodotti artigiani alle nazioni del vecchio mondo e favoriscono l'immigrazione di maestri d'arte.

Il prodotto uniforme stanca ed anche il consumatore nord-americano cerca per la sua casa mobili di fattura artigiana, stoviglie di ceramica o almeno

Article illustration
(da Faschinetti, S. Bernardine da Siena, Milano 1932)
Artigianato - L'artigiano anefo. Stampa anonima (sec. xv)

tiene più il prodotto di massa, dominio dell'industria. Ma l'a., ridotto il proprio settore di attività, quello che ha perduto in ampiezza ha guadagnato in qualità.

III. A. E INDUSTRIA. - La posizione del prodotto industriale di fronte al prodotto artigiano si può così riassumere: il prodotto industriale è prodotto di massa; prodotto tipo, che, pur non rispondendo al gusto o all'esigenza particolare di nessuno, può sopporre alle necessità di tutti. Il prodotto artigiano è il prodotto di qualità; non l'oggetto anonimo che esce in migliaia di esemplari dalla macchina, ma l'oggetto che reca l'impronta della mano che l'ha prodotto e risponde alla particolare esigenza estetica o pratica di colui che ne ha richiesta la lavorazione o che ne ha fatto l'acquisto.

L'industria rappresenta il grosso della produzione; mentre l'a. è rimasto al margine di questa, margine più o meno rilevante a seconda del settore che si prende in esame. Ad es.: nei mestieri artistici, come in quelli dell'oreficeria e nell'abbigliamento, largo campo è rimasto al lavoro artigiano. Ad alcuni tipici mestieri l'industria non ha potuto fare nessuna concorrenza, mentre nelle varie attività che fanno capo all'abbigliamento, e particolarmente nella confezione dei vestiti, l'a. resiste vittoriosamente al prodotto a serie.

Al contrario, laddove il prodotto ha funzione prevalentemente strumentale e si richiedono soprattutto basso prezzo per largo consumo e tipi uniformi rispondenti alle esigenze pratiche della vita moderna, l'industria ha ridotto al minimo il lavoro artigiano. E questo rileviamo, ad es., nella lavorazione dei metalli, nelle arti della tessitura e della stampa, nell'edilizia.

Le conquiste della scienza e della tecnica hanno aperto però nuovi campi e suscitato nuovi mestieri: l'elettrotecnica, la meccanica, lo sviluppo e la diffusione degli strumenti di precisione, l'arte fotografica hanno dato agli artigiani il mezzo di affermare la loro capacità in aderenza ai tempi.

Le nostre considerazioni prescindono poi dal lavoro vasto e intenso che l'a. svolge per la riparazione dei prodotti industriali e propri danneggiati dall'uso. Dalle calzature ai vestiti, dagli oggetti più comuni d'uso al restauro delle opere d'arte, dalla riparazione e revisione dei motori e delle macchine in genere alla rigenerazione e riparazione dei pneumatici, non c'è settore in cui l'intelligenza pratica ed acuta dell'artigiano non raddoppi o triplichi la durata di un oggetto con la sua opera modesta e preziosa.

La scarpa, oggi, esce molto spesso da una fabbrica, ma quante volte è necessario ricorrere all'opera dell'artigiano calzolai prima di dichiararla fuori uso? Si ripeta lo stesso ragionamento per gli utensili da cucina, per gli abiti, per i pneumatici, le macchine da scrivere, gli orologi e gli accendisigari e si vedrà quanto grande è la ricchezza che non va perduta per merito magari di una paziente rammendatrice o di un fabbro laborioso e intraprendente.

Questa attività non dà titoli di nobiltà o di gloria nel mondo della produzione, ma costituisce una preziosa collaborazione anche per l'industria.

Si può concludere quindi che l'a. non è un settore produttivo, ma un modo di produrre applicabile a tutti i settori produttivi.

Un segno rivelatore della perennità del lavoro artigiano è dato dalla tendenza dei mercati che hanno sviluppato al massimo il progresso meccanico, e conseguentemente imposto ai consumatori il prodotto a serie: i paesi d'America, ad es., chiedono prodotti artigiani alle nazioni del vecchio mondo e favoriscono l'immigrazione di maestri d'arte.

Il prodotto uniforme stanca ed anche il consumatore nord-americano cerca per la sua casa mobili di fattura artigiana, stoviglie di ceramica o almeno

Article illustration
(da Faschinetti, S. Bernardine da Siena, Milano 1932)
Artigianato - Testitrici. Stampa anonima (sec. xiv). Milano, Civica Raccolta di Stampe.

qualche originale sopramobile dovuto a un maestro d'arte italiano, francese o fiammingo.

IV. CARATTERE PERSONALE DELL'A

L'artigiano rappresenta la più alta affermazione della personalità umana nel mondo della produzione: egli, sia decoratore, incisore, sarto o falegname, impersona in se stesso gli elementi fondamentali della produzione: il lavoro, la tecnica, il capitale. Le sue facoltà intellettuali, i suoi muscoli, tutte le sue possibilità finanziarie sono tese nello sforzo produttivo ed egli porta nel lavoro la passione di chi sente legati a questa fatica il successo nella vita e l'avvenire della famiglia.

Nella bottega artigiana lavorano il maestro d'arte, qualche apprendista e talvolta qualche dipendente. Molto spesso non vi sono né apprendisti, né dipendenti, ma soltanto figli e nipoti dell'artigiano che apprendono il mestiere già trasmesso per secoli di padre in figlio. La macchina nella bottega artigiana è un ausilio prezioso per evitare le rudi fatiche della preparazione del lavoro, ma non è mai lo strumento vero e proprio del lavoro. Gli apprendisti e i lavoranti vivono a contatto ininterrotto l'uno dell'altro in alcuni metri quadrati di spazio: il maestro d'arte è con loro e dirige e insegna lavorando.

V. ASPETTO SOCIALE

Le agitazioni sociali sfiorano, ma non travolgono la bottega artigiana che rappresenta un'oasi di pace: nella famiglia artigiana non esiste normalmente la disoccupazione; le artigiane possono lavorare nella propria casa, senza trascurare i lavori domestici; il lavoro femminile completa spesso i guadagni insufficienti del capo di famiglia e, nelle zone rurali, ha carattere stagionale. L'artigiana lavora nei mesi invernali, quando ogni attività agricola tace, e dalle sue mani escono pizzi e merletti di nobile fattura o pregiati tessuti a mano. Il contadino, parimenti, nella «morta stagione» si trasforma spesso in riparatore di fatici ed aratri, in bottaio, in falegname.

L'a. rappresenta quindi una felice soluzione del problema sociale. È un complemento prezioso al lavoro dei campi, assicurando stabilità finanziaria alla famiglia rurale; consente, nelle tante varietà del lavoro a domicilio, l'ordinata vita della famiglia senza portare la donna nelle fabbriche; i mestieri di sarta, ricamatrice, rammendatrice, maglierista rappresentano al tempo stesso una fonte di guadagno e una difesa della femminilità.

I mestieri di sarto, pellicciaio, cravattato, guantato, e non pochi altri, ci danno il tipo ideale dell'azienda familiare perché uniscono gli uomini e le donne, i giovani e le fanciulle della stessa casa in una attività produttiva.

Per il suo carattere spiccatamente personale e familiare l'a. ha sempre avuto una favorevole considerazione tanto nella dottrina sociale cristiana quanto nei movimenti sociali che ad essa si ispirano.

VI. ASPETTO POLITICO

Il senso profondo di individualismo — che la natura stessa dell'attività che esercitano suscita negli artigiani — non ha impedito che attraverso i secoli l'a. si affermasse nella vita sociale e politica, attraverso organizzazioni professionali il cui ricordo suscita tuttora ammirazione.

Dobbiamo rilevare anzitutto che sin dai tempi più antichi l'a. fiorisce in clima di libertà. Nell'Oriente come nell'Occidente, in Grecia come a Roma, il ceto libero è costituito dagli artigiani e dai mercanti. La plebe romana nella sua grande maggioranza era infatti costituita da artigiani. Durante il medioevo le libertà comunali hanno la loro espressione economica nelle arti e mestieri. Anche oggi una comunità poli

tica è tanto meno esposta a scivolamenti verso regimi tirannici quanto più in essi fiorisce l'a.

VII. L'A. ATTUALMENTE IN ITALIA. - L'Italia anche in passato è sempre stata terra classica dell'a. sia per il carattere spiccatamente individualistico dei suoi abitanti, sia per le gloriose tradizioni in materia che si perdono nella lontananza dei secoli. Oggi pure l'a. gioca una parte assai notevole nella vita economico-sociale italiana. Dal censimento del 1936 risultano esistenti in Italia 993.840 artigiani — con dipendenti e senza dipendenti — di cui 803.622 uomini e 190.218 donne. Le aziende artigiane assommano a circa 800.000 e coloro che vivono sul loro reddito si aggirano dai 4 milioni. Durante la seconda guerra mondiale, data la difficoltà di ottenere materie prime, anche in Italia le attività artigiane hanno subito una flessione ed hanno segnato un arresto; però terminate le ostilità, si sono rapidamente riprese e ad esse sembra che si aprano sbocchi lusinghieri specie nelle Americhe.

VIII.

BIBL.: A. Marshall, Industry and Trade, Londra 1919; W. Sombart, Il Capitalismo Moderno, Firenze 1925; T. Frank, An Economic History of Rome, 2ª ed., Baltimore 1927; G. A. Fanelli, A. Roma 1929; S. Lattes, L'A. forestale, Torino 1933; E. Mariani, S. Lattes, A. Forestale, Torino 1933; E. Mariani, A. Italiano, Firenze 1947.