ATHOS, MONTE MONASTERI

ATHOS, MONTE

monasteri - alla Grecia, in virtù del trattato di Bucarest, confermato da quello di Losanna (1923). Secondo la carta costituzionale lo Stato ellenico riconosce il Monte A. come provincia autonoma e nomina a suo rappresentante un monarca con rango e privilegi diplomatici. Ecclesiasticamente l'A. costituisce una esarchia patriarcale, sulla quale pertanto il patriarca di Costantinopoli esercita tutta la sua giurisdizione.

Attualmente in tutti i monasteri dell'A. il regime oligarchico è stato sostituito a quello monarchico vigente fino ai tempi di Gabriele IV. A capo di tutta la federazione monastica si trova la Sacra Epistasia composta di quattro membri presi per turno in un gruppo di quattro monasteri. I rappresentanti dei venti monasteri formano la Sacra Comunità (ἐπὶ κοινοτάρχη). In ogni monastero l'egumeno è indipendente in materia spirituale. Per il governo generale del medesimo è nominata l'Epitropia di tre o quattro membri che eseguiscono le decisioni della Gerontia, o consiglio degli anziani. Il Dico (ὁ ἀκαρτός), come superiore, regge la scelta con il suo consiglio di epitropi, ma non può esortare dai decreti della Gerontia, composta dai superiori delle calibe (καλύβαι) ossia delle celle che formano la scelta. Solo nel monastero di S. Pantaleimon e nelle due scelte di S. Andrea e di S. Elia, ove i Russi sono in maggioranza, è rimasto in vigore il potere monarchico dell'egumeno o del superiore locale.

In quanto ai monasteri, ognuno di essi è autonomo ed è regolato da un proprio tipico che deve essere approvato dal consiglio della Sacra Comunità. Bisogna stabilire una distinzione essenziale tra l'osservanza strettamente cenobitica e quella idiorritmica. La prima ha le sue basi nelle tradizioni più care al monachismo tradizionale: comunanza di vita in tutti i suoi particolari, comunanza dei beni amministrati dall'autorità locale. Invece il monachismo idiorritmico è composto da un certo numero di famiglie che vivono separatamente, con i loro beni propri, con i loro novizi e con le proprie occupazioni sotto la guida di un loro superiore che ha nome di geronto. Si riuniscono solamente per gli uffici sacri nella chiesa principale del cenobio nel quale sono alberati. A dirigere questo conveno è eletto ogni anno uno dei geronti che ha al suo servizio un certo numero di monaci amministratori e che può ricevere novizi. I beni comuni del monastero vengono ripartiti tra le diverse famiglie che a loro turno debbono prestare certi servizi. L'ordinamento interno dei cenobi è presso a poco quello che abbiamo descritto sopra: noviziato, professione, ordinazioni, lavoro interno ed esterno, ascesi, offiziature e digiuni. Naturalmente presso gli idiorritmi il regime di vita è più rilassato. Un monastero cenobitico oggi non può passare all'osservanza idiorritmica. Dal sec. xvi si nota sempre più la stretta dipendenza delle celle e delle scelte dai monasteri dominanti. Nel sec. xvii questa dipendenza, come oggi, è completa. Le relazioni tra l'uno e le altre sono determinate da un tipico speciale che riveste la forma di un patto con clausole riferenti all'amministrazione finanziaria e temporale dei beni e della vita interna. Nelle scelte l'osservanza è più austera, mentre nelle celle i monaci sono maggiormente addetti ai lavori campestri.

Statistica del M. A. - Elenco dei venti monasteri secondo l'ordine gerarchico:

1. Laura di S. Atanasio (963), idiorritmo.
2. Vatopedi (972-80), idiorritmo.
3. Iviron (ca. 980), idiorritmo.
4. Chilandar (seconda metà del sec. xii), idiorritmo, serbo.
5. Dionisius (metà del sec. xiv), cenobio.
6. Kutlunusius (metà del sec. xiii), cenobio.
7. Pantocrator (seconda metà del sec. xiv), idiorritmo.
8. Xeropotamus (forse sec. x), idiorritmo.

ATHOS, MONTE - Chiesa del monastero di Senofonte, con musicao dell' a. 1544.

týpicon di restaurare l'osservanza monastica e restituire l'autorità al Proto, ricostituì nel 1783 su solide basi il potere centrale stabilendo che i venti monasteri avessero un rappresentante nella sede di Karyes con un consiglio permanente mentre una commissione di quattro membri scelti per turno tra i rappresentanti di quattro monasteri (divisi in cinque gruppi di quattro) costituiva il potere esecutivo.

Durante questo tempo vi furono anche tentativi di riavvicinamento con la Sede romana. La Propaganda attivò il progetto studiato da tempo, di fondare una scuola sul Monte A. mentre alcuni monaci ahoniti si recavano a Costantinopoli per frequentare la scuola dei Gesuiti. Come pure si ebbe a notare un risveglio di attività scientifica con la fondazione di un'accademia ecclesiastica nel monastero di Vatopedi, detta Athoniade, di cui sussiste tuttora un avanzo a Karyes.

Grazie all'opera costante dei patriarchi di Costantinopoli la disciplina dell'A. si andava sempre più migliorando e uniformando. Dal 1785 alla metà del sec. xx undici monasteri su venti ritornarono all'osservanza della vita cenobitica uniformata dal typicon (l'ottavo della serie) che il patriarca Gregorio V impose nel 1810 a tutti i monasteri. Dal punto di vista amministrativo fu stabilito che i beni che tutti i monasteri possedevano in Valacchia, Moldavia, Bessarabia e Caucaso rimanessero in proprietà dei governi russo e rumeno che dominavano quelle regioni purché però con i proventi venissero mantenuti i soli monasteri dei loro connazionali.

4° periodo. - Dopo le guerre balcaniche del principio del sec. xx il territorio passò dai Turchi - che tenevano a Karyes un kaimakan come rappresentante del governo senza intromettersi negli affari interni dei

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Atiros, Monte - Chiesa del monastero di Senofonte, con mussino dell' a. 1544.

týpicon di restaurare l'osservanza monastica e restituire l'autorità al Proto, ricostituì nel 1783 su solide basi il potere centrale stabilendo che i venti monasteri avessero un rappresentante nella sede di Karyes con un

9. Zografu (fine del sec. x), cenobio, bulgaro.
10. Dochiariu (ca. 976), idiortrimo.
11. Karakalu (dopo il 1071), cenobio.
12. Filoteu (prima del 992), idiortrimo.
13. Simopetra (metà del sec. xiv), cenobio.
14. Paulu (forse fine del sec. x), cenobio.
15. Stauroniceta (fine del sec. x), idiortrimo.
16. Senofonte (fine del sec. x), cenobio.
17. Grigoriu (sec. xiv), cenobio.
18. Esfigmenu (sec. x), cenobio.
19. Rossiku o S. Panteleimon (sec. xiii), cenobio, russo.
20. Constamontiu (sec. x), cenobio.

Inoltre vi sono 14 secte con ca. 500 calibe e 205 celle separate; alcuni stabilimenti (καθίσματα) per monaci e parecchi romitaggi.

BIBL.: Principali opere d'indole generale: P. Uspenski, *Perve tešestvite v'athonskie monastyri*, Kiev 1877; id., *Votre puteš, Mosca 1880*; id., *Athon monaševski*, Istorija Athona, 3 parti. Kiev 1877; Pietroburgo 1892; M. I. Gedcon, "Αθως, Costantini 1885; C. Vlachos, "Η γεωργική του Όρους Αθώ", Volo 1903; G. Smyrnakes, "Το ένορκο", Atene 1903; D. Dem, "Αποκαλούμενος το Όρους Αθώ", Volo 1903; P. de Meester, *De monachico statu iuxta byzantinam disciplinam* (con abbondanti note storiche, bibliografiche e fonti), in *Fonti della Codif. Canonica Orient*, 2a serie, fasc. X, Città del Vaticano 1942. - Per i manoscritti: Sp. Lampros, *Catalogue of the Greek Manuscripts of Mount Athos*, 2 voll., Cambridge 1895, 1900; Arcadios S. Estratiades, *Catalogue*, in *The Library of Vatopedi*, Harvard Theol. Stud., 11-12, 1912-24; S. Estratiades ha pubblicato altresì un catalogo dei manoscritti di Kavsokalbyion e un suppl. ai manoscritti di Laura e Vatopedi nell' "Αγιορείτικη Βιβλιοθήκη", nr. 4 e 5, Parigi 1930; Evdokimos, Κτύλλους, "Των κωδίκων", του Σημερινού, Salonicco 1932. - Relazioni di viaggio: una bibliografia dall'anno 1422 all'anno 1867 si trova in L. Langlois, *Le Mont A. et ses monastères*, Parigi 1867. Fra le opere più recenti citiamo solamente P. de Meester, *Voyage de deux bénédictins aux monastères du Mont-A.*, Parigi-Roma 1908; R. M. Dawkins, *The Monks of A.*, Londra 1936.

Plaidco de Meester

II. ARTE

La produzione artistica del M. A., che va dal xl xviii sec., si svolge con una certa costanza e continuità di caratteri, in modo da costituire quasi una varietà regionale nel più vasto quadro dell'arte bizantina.

1. *Architettura*. - I numerosi conventi dell'A. sono generalmente di forma simile, pur appartenendo ad età assai diverse. Città da una cerchia di mura con torri quadrate poligonali o circolari, talora cupolate, constano di un vasto cortile intorno al quale si dispongono le abitazioni dei monaci, piccoli quartierini con balconi chiusi e porticati, spesso su due piani. Al centro del cortile è la chiesa comune (καθίσματα) preceduta da una fontana per le purificazioni (πύλαι), protetta da una edicola circolare. Le chiese, a cominciare da quelle più antiche di Laura (sec. x), di Vatopedi (sec. x), di Chilandar (fine sec. xiii) e di Iviron, appartengono al tipo cruciforme iscritto in un quadrato o in un rettangolo con i bracci trasversali terminanti in absidi semicircolari; oltre alla cupola centrale vi sono, negli organismi più complessi, cupole minori sui bracci. Altra caratteristica delle costruzioni sacre dell'A. è quella di essere precedute da un nartece cupolato molto sviluppato, detto λεπτή dalle processioni che in esso si svolgono. La decorazione esterna delle chiese dell'A. è spesso ad arcuare cieche. Analoga disposizione si ritrova anche negli edifici più recenti, come il monastero di S. Paolo (sec. xv) e quelli numerosi del secolo successivo fra i quali sono da ricordare quelli di Senofonte, di Dionisius, di Dochiariu, ecc. Assai frequenti sono pure le cappelle e gli oratori, talora assai interessanti per le decorazioni pittoriche.

2. *Pittura*. - Lo studio delle pitture athonite è reso assai complesso non solo dalla tradizione che prolunga indefinitamente la persistenza di caratteristiche più antiche, ma anche dai continui restauri ai quali gli affreschi furono assoggettati. Il carattere uniforme di esse si rivela anche nella disposizione delle scene e nel sistema decorativo delle diverse chiese, che si ripete con scarse varianti. Nel Dochiariu si trova forse l'esempio più comune di tale disposizione: nella cupola è l'Onnipotente (Pantocrátor) tra gli angeli e i profeti; nei pennacchi sono gli evangelisti; nell'abside la Madonna con la Divina Liturgia e le gerarchie; nelle vòlte sono rappresentate le dodici feste maggiori; nelle pareti si vedono effigiati i martiri e i santi; sull'ingresso della navata è la Preghiera (δεξιός), con Cristo in trono tra la Vergine e il Battista; ai due lati delle porte è il Giudizio universale. Gli affreschi più antichi, dei primi anni del sec. xiv, sono quelli del convento di Chilandar e di Vatopedi; pur risentendo delle caratteristiche generali proprie della rinascenza paleologa essi si collegano alla maniera regionale serba. Di più schietto stile macedone sono invece gli affreschi quattrocenteschi della cappella di S. Giorgio fondi con il Santo di San Paolo dovuti ad Andronico di Bisanzio. La massima fioritura della pittura athonita si ha nel Cinquecento; Emanuele Panselino, autore degli affreschi del Protaton di Karyes, magnificato dalle fonti storiche, conferisce alle forme macedoni una singolare modernità dovuta ai contatti che egli ebbe con l'arte italiana. Panselino ebbe numerosi seguaci, ma forse la maniera troppo vigorosa ed originale non riuscì a prevalere sulla tradizionale maniera cretese, rappresentata da altri maestri come Teofane di Creta, che operò nel monastero di Laura (1535) e Zorzi, che dipinse nel monastero di Dionisius (1547). A Vatopedi si trovano alcuni musaici del sec. XII. Notevoli sono le immagini portatili, anch'esse della scuola cretese. Ricordiamo pure i musaici portatili dei monasteri di

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(da II. Brocchoux, Die Kunst in den Alkus Kinetera)
Aтноz. Moore - Salterio del monastero di Pantocrátor : salmo 77. Manoscritto miniato n. 61 (sec. Ix-x).

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**Atlas di I. Bruckhaus, Die Kunst in den Athos Klostern**

ATHOS, MONTE - Salterio del monastero di Pantocrátor: salmo 77. Manoscritto miniatto n. 61 (sec. ix-x).

Vatopedi e di Laura e le molte icone miracolose. I monasteri dell'A. conservano inoltre numerosissimi codici miniati.

3. Sculture e cimeli

Nelle chiese si hanno numerose opere decorative di scultura dell'età bizantina e postbizantina, specialmente recinti presbiteriali. Citiamo anche le porte di bronzo della chiesa di Vatopedi. Grandissima è la quantità di oggetti preziosi conservata nei tesori, come reliquiari, stauroteche, legature di Vangeli, vasi liturgici, placchette di statuette (le dodici feste di Cristo a Vatopedi), encolpi, ecc. Si nominano particolarmente: la stauroteca di Laura (sec. x); la coppa di diastro di Vatopedi (sec. xiv); un dittico con le figure di Cristo e della Vergine (sec. xiv). La comunità religiosa dell'A. custodi una sua propria tradizione pittorica, certificata da una raccolta di precetti di pratica artistica (il cosiddetto «Libro dei pittori del M. A.», più propriamente 'Epvxévia 'xwv xwvxwv). Questo trattato, anche se, nella sua redazione oggi conosciuta, non risale oltre il sec. xviii, rispecchia la continuità d'una scuola di pittori, la quale, pur ristretta nell'ambito regionale, ha le sue origini nell'antichità e si riflette in tutto il mondo orientale-bizantino; pertanto il «Libro» è di alto interesse per la storia della teoria artistica. Vedi Tavv. XXV-XXVI.
Bibl.: N. Kondakov, Monumenti d'arte cristiana dell'A., Pietroburgo 1891 (in russo); G. Millet, L'école grecque dans l'architecture byzantine, Parigi 1916; H. Brockhaus, Die Kunst in den Athos-Klöstern, 2a ed., Lipsia 1924; G. Millet, Monumenta de l'A.: Peintures, Parigi 1927; C. Diehl, Manuel d'art byzantin, ivi 1925, passim; S. Bettini, L'architettura bizantina, Firenze 1937; id., La pittura bizantina, ivi 1939; id., La pittura bizantina, ivi 1939; id., La pittura bizantina, ivi 1938; id., La pittura bizantina, ivi 1938; id., La pittura bizantina, ivi 1937; id., La pittura bizantina, ivi 1937; id., La pittura bizantina, ivi 1936; id., La pittura bizantina, ivi 1936; id., La pittura bizantina, ivi 1935; id., La pittura bizantina, ivi 1935; id., La pittura bizantina, ivi 1934; id., La pittura bizantina, ivi 1934; id., La pittura bizantina, ivi 1933; id., La pittura bizantina, ivi 1933; id., La pittura bizantina, ivi 1932; id., La pittura bizantina, ivi 1932; id., La pittura bizantina, ivi 1931; id., La pittura bizantina, ivi 1931; id., La pittura bizantina, ivi 1930; id., La pittura bizantina, ivi 1930; id., La pittura bizantina, ivi 1929; id., La pittura bizantina, ivi 1929; id., La pittura bizantina, ivi 1928; id., La pittura bizantina, ivi 1928; id., La pittura bizantina, ivi 1927; id., La pittura bizantina, ivi 1927; id., La pittura bizantina, ivi 1926; id., La pittura bizantina, ivi 1926; id., La pittura bizantina, ivi 1925; id., La pittura bizantina, ivi 1925; id., La pittura bizantina, ivi 1924; id., La pittura bizantina, ivi 1924; id., La pittura bizantina, ivi 1923; id., La pittura bizantina, ivi 1923; id., La pittura bizantina, ivi 1922; id., La pittura bizantina, ivi 1922; id., La pittura bizantina, ivi 1921; id., La pittura bizantina, ivi 1921; id., La pittura bizantina, ivi 1920; id., La pittura bizantina, ivi 1920; id., La pittura bizantina, ivi 1919; id., La pittura bizantina, ivi 1919; id., La pittura bizantina, ivi 1918; id., La pittura bizantina, ivi 1918; id., La pittura bizantina, ivi 1917; id., La pittura bizantina, ivi 1917; id., La pittura bizantina, ivi 1916; id., La pittura bizantina, ivi 1916; id., La pittura bizantina, ivi 1915; id., La pittura bizantina, ivi 1915; id., La pittura bizantina, ivi 1914; id., La pittura bizantina, ivi 1914; id., La pittura bizantina, ivi 1913; id., La pittura bizantina, ivi 1913; id., La pittura bizantina, ivi 1912; id., La pittura bizantina, ivi 1912; id., La pittura bizantina, ivi 1911; id., La pittura bizantina, ivi 1911; id., La pittura bizantina, ivi 1910; id., La pittura bizantina, ivi 1910; id., La pittura bizantina, ivi 1909; id., La pittura bizantina, ivi 1909; id., La pittura bizantina, ivi 1908; id., La pittura bizantina, ivi 1908; id., La pittura bizantina, ivi 1907; id., La pittura bizantina, ivi 1907; id., La pittura bizantina, ivi 1906; id., La pittura bizantina, ivi 1906; id., La pittura bizantina, ivi 1905; id., La pittura bizantina, ivi 1905; id., La pittura bizantina, ivi 1904; id., La pittura bizantina, ivi 1904; id., La pittura bizantina, ivi 1903; id., La pittura bizantina, ivi 1903; id., La pittura bizantina, ivi 1902; id., La pittura bizantina, ivi 1902; id., La pittura bizantina, ivi 1901; id., La pittura bizantina, ivi 1901; id., La pittura bizantina, ivi 1900; id., La pittura bizantina, ivi 1900; id., La pittura bizantina, ivi 1909; id., La pittura bizantina, ivi 1909; 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id., La pittura bizantina, ivi 1904; id., La pittura bizantina, ivi 1904; id., La pittura bizantina, ivi 1903; id., La pittura bizantina, ivi 1903; id., La pittura bizantina, ivi 1902; id., La pittura bizantina, ivi 1902; id., La pittura bizantina, ivi 1901; id., La pittura bizantina, ivi 1901; id., La pittura bizantina, ivi 1900; id., La pittura bizantina, ivi 1900; id., La pittura bizantina, ivi 1909; id., La pittura bizantina, ivi 1909; id., La pittura bizantina, ivi 1908; id., La pittura bizantina, ivi 1908; id., La pittura bizantina, ivi 1907; id., La pittura bizantina, ivi 1907; id., La pittura bizantina, ivi 1906; id., La pittura bizantina, ivi 1906; id., La pittura bizantina, ivi 1905; id., La pittura bizantina, ivi 1905; id., La pittura bizantina, ivi 1904; id., La pittura bizantina, ivi 1904; id., La pittura bizantina, ivi 1903; id., La pittura bizantina, ivi 1903; id., La pittura bizantina, ivi 1902; id., La pittura bizantina, ivi 1902; id., La pittura bizantina, ivi 1901; id., La pittura bizantina, ivi 1901; 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negata solo da quegli interpreti moderni che escludono come contraria al concetto della scienza ogni forma di teleologismo. Storicamente è da dire che il concetto del caso, al tempo in cui Democrito scriveva, era già noto e interamente definito. Quanto a Leucippo, egli aveva affermato che «tutto accade secondo ragione e necessità» (fr. 2). Anteriore a Democrito e più vicino agli Elasti, egli ignorava ancora l'opposizione tra la necessità logica e quella meccanica. La sua teoria era rigorosamente dedotta e razionalmente intelligibile. Che l'identità eleatica dell'essere essendo mantenuta solo per la materia, il cosmo, come ordine da questa assunzione, venisse dal non-essere, e quindi contraddicesse al principio stesso a cui tutto il sistema obbediva, era cosa di cui egli non poteva avere coscienza. Per Democrito questo non si può dire, e la sua teoria del progresso umano, ch'egli aveva ripresa e sviluppata da Anassagora, considerava il caso come il naturale complemento dell'intelligenza e dell'arte.

In realtà ogni sistema atomistico, riducendo il complesso al semplice e il tutto alle parti, non può in nessun caso andare oltre la materia, e deve di necessità sacrificare la forma, e cioè, in ultima analisi, lo spirito. Nel sistema di Democrito (di Leucippo sappiamo meno) non c'è posto né per Dio né per l'anima. Tutto è risultato di un'aggregazione temporanea e contingente, e tutto è mortale. Platone e Aristotele combatterono l'a, in base al medesimo principio eleatico da cui esso era stato dedotto: se nulla vien dal non-essere, questa impossibilità deve essere affermata innanzi tutto per la forma: la ragione della parte è nel tutto e non viceversa.

Epicuro, venuto dopo Aristotele, e avendo di mira non tanto il problema scientifico quanto quello pratico, nel riprendere il sistema di Leucippo e di Democrito, cercò di rammendarlo secondo i nuovi concetti portati dalla speculazione platonica e aristotelica. La principale modificazione fu quella di distinguere negli atomi un moto naturale, un moto forzato, e un moto libero. Il primo fece consistere nella caduta secondo la linea retta dovuta alla gravità, ciò che naturalmente lo mise in conflitto con il concetto dell'infinito in cui non c'è né alto né basso. Considerando quindi che i corpi nel vuoto cadono con uguale velocità, per potere spiegare gli incontri e gli urti, assunse che gli atomi potessero indeterminatamente deviare «alquanto» dalla linea retta: è la seconda forma di moto che ebbe da lui il nome di declinazione (παρεγκαίσμα), il «clinamen» di Lucrezio. Questa seconda forma di moto, che Diogene di Enoanda (II o III sec. d. C.) chiama moto libero («libera potestas» in Lucrezio) gli permise di spiegare la libertà del volere. La terza forma di moto è quello d'urto, moto necessario e casuale nel medesimo tempo (ἡ κατά τά αὐτόματαν ἀνάγκη). Altra modificazione fondamentale fu quella di considerare finito il numero delle forme atomiche, che i suoi predecessori avevano fatto infinito, e ciò per potere spiegare la fissità delle specie e cioè la limitazione delle qualità. Circa il problema della divisibilità, Epicuro, mantenendo l'indivisibilità fisica degli atomi in base alle medesime ragioni di Leucippo e di Democrito, professò, in contrasto con le matematiche ormai progredite del suo tempo, anche un a. matematico nella teoria dei minimi, ai quali ogni divisione si arresta, e che costituiscono l'unità di misura delle grandezze. La negazione di ogni teleologia dell'universo per Epicuro è un dogma, ma, a surrogato del finalismo aristotelico, egli elaborò nella sua teoria dell'universale equilibrio delle forze (isonomia), il concetto di una costante identità ciclica del divenire, che gli servi come base per il concetto della necessità naturale.

Dopo la fine del mondo antico fino al medioevo non si trova più traccia di una qualsivoglia elaborazione filosofica dell'a. I filosofi arabi, attraverso la loro conoscenza delle opere di Aristotele, ripresero la teoria atomistica affermando che i corpi risultano composti di atomi puntuali, privi di estensione, tutti omogenei. Attraverso gli Arabi la dottrina atomistica riappare nella filosofia europea dell'Occidente in alcuni pensatori realisti: Guglielmo de Conches, m. nel 1150, platonico, Abelardo di Bath che anche nell'a. cerca la conciliazione tra Aristotele e Platone (1115), Ugo da S. Vittore, m. nel 1141, autore della prima Summa, Nicola d'Autrecourt ed altri; per essi l'atomo materiale è l'ultimo residuo della divisione in una materia caotica a cui un principio immanente, la forma, fa subire una serie di trasformazioni. I quattro elementi si riducono a combinazioni di particelle omogenee ed invisibili e tutte le opere della natura, compreso il corpo umano, traggono origine da questa plasticità degli atomi.

Nel pensiero del Rinascimento l'a. trova un sostenitore in Fracastoro e poi in Bruno (dottrina dei minimi); è sostenuto da P. Gassendi ed avversato da Cartesio. Bacone critica la dottrina di Democrito, ma finisce poi col sostenere una teoria corpuscolare, molto analoga a quella dell'Abderita.

L'a. viene ripreso con criteri scientifici da Boyle e da Newton per spiegare la costituzione e la struttura della materia. Da quell'epoca fino ad oggi, l'a. scientifico ha avuto un continuo sviluppo fino ad assurgere, con le ipotesi di Rutherford e Bohr, a teoria generale da tutti accettata, che rappresenta altresì il campo più fertile di nuove scoperte delle scienze moderne, per le quali si rimanda alle voci chimica, fisica e materia.

Bibl.: I frammenti e le notizie sui primi atomisti si trovano in H. Diels, *Die Fragmente der Vorsokratiker*, II, 2a ed., Bertolino 1935, pp. 250-251, che ha sostituito l'antica raccolta del Mullaach, ed. Didot, ancora utile; A. Brieger, *Die Überzeugung der Atomie*, ecc., Halle 1884; K. Laswitz, *Geschichte der Atomistik*, Lipsia 1890; L. Mabilleau, *Histoire de la philosophie atomistique*, Parigi 1895; A. Lange, *Geschichte des Materialismus*, 1a ed.; Lipsia 1896; *Gli Atomisti*, traduzione e note di V. ALTIERI, Bari 1936 (è la traduzione annotata di quanto è raccolto nel Diels); L. A. Stella, *Valore e posizione storica dell'etica di Democrito*, in *Sophia*, 2-3 (1942), pp. 207-258. Oltre agli studi specifici sulla «e» sui singoli atomisti antichi, cfr. i trattati generali di H. von Arnim, J. Burnet, G. de Ruggiero, P. Deussen, A. Döring, F. Fiorentino, A. Fouillée, Th. Gomperz, F. Überweg-K. Praeher, W. Windelband, E. Zeller, ecc.

Carlo Diano - Emilio Bodrero

II. Scienze

L'a. che nel medioevo aveva LABURISMO (v.) rifiorisce con il sorgere delle scienze sperimentali, nelle quali viene sempre più affermandosi fino a permeare oggi ogni parte della fisica e della chimica. Però se il contatto con le scienze positive ha portato ad una così valida affermazione dell'a., ciò non è avvenuto senza gravi difficoltà e vere crisi, che han potuto venir superare solo a prezzo di profonde mutazioni nelle sue stesse concezioni fondamentali.

I motivi per cui gli scienziati si mostrarono in generale molto proclivi all'a. furono da principio di natura prevalentemente filosofica, e solo più tardi si aggiunsero ad essi motivi propriamente sperimentali. Tra i primi dobbiamo annoverare la tendenza alla visualizzazione dei propri schemi, che portava naturalmente al meccanismo, a cui l'a. si prestava molto bene. Si aggiunge l'antiaristotelismo, dovuto in parte all'estraniasi degli scolastici dalle nuove correnti scientifiche, in parte all'aver frainteso il concetto aristotelico di forma, con il conseguente orrore per le *qualità occulte*, e quindi per ogni mutazione che non fosse riducibile a cambiamenti di figura e di luogo.

A questi motivi principali, si aggiungono sovente continuo (v.). Solo nel sec. XIX si affermarono motivi di carattere scientifico, principalmente la teoria cinetica (v. dei) e l'interpretazione delle leggi stecchi-metriche della chimica.

Il movimento atomistico nella Gassendi (v.), che si riallaccia direttamente ad Epicuro, di cui tentò ristabilire le dottrine, ponendo, in luogo degli atomi eterni retti unicamente dal caso, atomi creati da Dio e diretti a determinati fini secondo un piano divino. Alla stessa forma di a. teistico si attennero nel sec. XVII Bacone, Galileo, Hooke, Boyle, Newton... Descartes (v.), nonostante il suo rigido meccanismo. Forme di a. possono in certa guisa essere BOLSCEVISMO (v.) e il monadismo di Leibniz (v.).

Però l'a. era rimasto fino allora più un sistema filosofico che una teoria scientifica. Questo carattere assume invece con Bernoulli che nella sua Hydrodinamica (1783), partendo dall'ipotesi che un gas sia costituito da corpuscoli in movimento disordinato, ed applicando le leggi della meccanica, riesce a spiegare la pressione del gas come dovuta all'urto dei corpuscoli contro le pareti e a dedurre matematicamente la legge di Boyle e Mariotte. Erano posti così i fondamenti della teoria cinetica che solo un secolo più tardi doveva essere ripresa con i lavori di Clausius e di Maxwell, e tanto influsso doveva avere nell'affermazione dell'a. nella fisica. D'altra parte nel 1808 Dalton getta la basi dell'a. chimico col suo New system of chemical philosophy, in cui però alla concezione atomistica classica fu costretto ad aggiungere un postulato, che non trova in essa la sua spiegazione, cioè che gli atomi di ciascun elemento abbiano un loro peso caratteristico.

La vittoria dell'a. non fu tuttavia né facile né rapida. Nella teoria cinetica infatti si urtò in una grave difficoltà quando, avendo interpretato il calore come dovuto al moto delle molecole, si volle spiegare meccanicamente il secondo principio della termodinamica, secondo il quale un corpo isolato costituisce un sistema fisico irreversibile, mentre le leggi della meccanica sono essenzialmente reversibili. Fu questo uno dei principali motivi che indussero alcuni fisici, Raùkine, Mach, Ostwald, Duhem ad abbandonare il meccanismo e quindi l'a. per trincerarsi nell'energetismo (v. DINAMISMO), una posizione di più prudente positivismo che nega ogni valore ontologico alle ipotesi ed agli schemi della fisica. La difficoltà fu però brillante e sembra superata da Boltzmann in base al calcolo delle probabilità, riconoscendo il valore statistico del secondo principio della termodinamica.

Difficoltà anche più gravi si ebbero nella chimica quando si volle passare alla determinazione dei pesi atomici. Tra alcuni dati concordanti, si giunse a tali incertezze e confusioni, da far dire al Dumas che, se fosse stato possibile, avrebbe volentieri cancellato dalla chimica la parola atomo; ed anche maggiori opposizioni sollevò Berthelot. Senonché la soluzione delle difficoltà già esisteva in alcune memorie di Avogadro e di Ampère a cui i chimici non avevano badato. Toccava ad un giovane chimico italiano, Cannizzaro (v.), di richiamare la loro attenzione su di questa teoria (1860), che, se da un lato doveva segnare il definitivo trionfo dell'a. nella chimica, dall'altro costituiva una concezione nuova in confronto all'a. di Democrito: i corpi semplici non erano più costituiti da atomi assolutamente indivisibili. Con l'opera di Cannizzaro comincia un periodo particolarmente fecondo per l'a. chimico (v. CHIMICA). Non solo la molecola si era rilevata risolubile in atomi, ma l'atomo stesso si era rilevato un complesso edificio. Ma proprio attraverso questi meravigliosi sviluppi l'a. sotto la pressione dell'esperienza e della teoria, andava rapidamente evolvendosi verso nuove forme che sempre meno conservavano del vecchio schema democrático.

III. L'A. NELLA FISICA DI OGGI. - Riassumendo i risultati della fisica in proposito, non è forse esagerato il dire che dell'a. originario rimane solo il nome, e anche questo usato in senso anacronistico. L'atomo è tutt'altro che indivisibile, e anche gli ultimi suoi componenti, le particelle elementari, sono altra cosa dai corpuscoli semplici, immutabili, ben visualizzabili della filosofia di Democrito. Per cui va preso con molta riserva il giudizio ancora frequente nella letteratura scientifica e filosofica, che attribuisce a Democrito la paternità dell'a. scientifico.

Per quanto riguarda la struttura atomica della materia e molti dati ad essa relativi, possiamo accettare senz'altro l'affermazione di Planck: «A queste obbiettioni [contro l'ipotesi atomica e la teoria elettronica] io oppongo la recisa affermazione (ed in questo so di non esser solo) che gli atomi, anche se noi non sappiamo nulla sulla loro natura, sono reali né più né meno che i corpi celesti e gli oggetti terrestri che ci circondano. Quando io dico che l'atomo di idrogeno pesa 1,6. 10^-24 g, non ho maggior probabilità di sbagliare che quando dico che la luna pesa 7. 10^-23 g». Ma se ci si pone la questione circa la natura degli atomi, e specialmente dei loro ultimi componenti, il problema si fa sempre più oscuro e ci obbliga a sospendere ogni giudizio definitivo (v. MECCANICA).

IV. L'A. E LA SCOLASTICA. - In generale la Scolastica si è mostrata contraria all'a., in quanto considerava il sistema nella sua forma materialistica e meccanistica proposta da Democrito, e questo suo giudizio è ancora pienamente valido. Gli autori più recenti ordinariamente distinguono tra a. filosofico e teoria atomica, ma questa distinzione sembra alquanto vaga se non si precisa meglio che cosa si intende sotto il nome di teoria atomica. D'altra parte il compito di sceverare gli elementi di verità contenuti nelle teorie moderne è, come si è detto, quanto mai arduo. Si può comunque tentare di stabilire alcuni capisaldi sicuri che permettano almeno di meglio delimitare le questioni controverse:

a. È certo che il vivente gode di una unità sostanziale, e quindi gli atomi non possono in esso considerarsi come individualità naturali in se stesse complete e indipendenti.

b. Gli argomenti metafisici in favore della composizione illemorica dei corpi in generale, almeno riguardo ai loro ultimi componenti, conservano il loro intrinseco valore, in quanto prescindono dalle teorie scientifiche fisiche (v. ILMORFISMO).

c. Nessuna opposizione, in linea di principio, esiste tra la posizione tradizionale scolastica, che riconosce un'unità sostanziale anche nei corpi anorganici macroscopici, e l'a. fisico-chimico, che vi riconosce una struttura atomica, potendo questa essere dovuta a una semplice eterogeneità accidentale come la struttura organica del vivente.

d. Si è cercato di trovare una interpretazione della teoria atomica nella teoria dei minimi naturali degli scolastici antichi: il ravvicinamento è forse suggestivo, ma andrebbe esaminato più profondamente anche in relazione alla natura degli isotopi.

BIBL.: Per la storia dell'a. nella fisica classica: K. Lasswitz, Geschichte der Atomistik vom Mittelalter bis Newton, 2 voll., Lipsia 1890; I. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. B. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. A. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. B. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. A. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. B. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. A. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. B. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. A. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. B. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. A. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. B. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. A. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. B. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. A. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. B. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. A. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. B. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. M. A. M. M. M. M. M. M. 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ATOMISMO - ATTALO

derma, trad. di U. Richard, Torino 1938; P. Jordan, La fisica del secolo XX, trad. di G. Gentile, Firenze 1940; M. Planck, La conoscenza del mondo fisico, trad. di E. Persico, Torino 1943; W. Heisenberg, Mutamenti nelle basi della scienza, ivi 1944. Per l'a. e la Scolastica: P. Hoenem, Cosmologia, Roma 1944; dello stesso autore vari articoli in Gregorianum, 6-10 (1925-29). Mario Viganò