AUTOS

AUTOS. — Si designano con questo nome composizioni drammatiche in un atto, di soggetto religioso, che ebbero in Spagna il periodo di maggior perfezione e successo con Calderón, ma che furono altresì coltivate da numerosi altri autori, sia conosciuti (come

Valdivielso, Lope de Vega, Mira de Amescua, ecc.), che ignoti.

Non è facile dare una definizione precisa di questi componimenti in base al loro contenuto, né è possibile, per l'uso che ormai si fa della parola a. nella letteratura spagnola, riportarla al suo primitivo significato, che appare piuttosto, nel Códice de a. viejos (famosa silloge cinquecentesca, anonima, di tali componimenti) collegato a quel genere che poi si chiamò di comedias a lo divino, mentre i più simili al tipo dell'a. quale viene comunemente inteso, son quivi detti farsas; tuttavia non ci si staccherà qui dall'uso ormai invaso, e si accoglierà la tradizionale suddivisione di a. del nacimiento e di a. sacramentales, posta a base della presente trattazione. Ma una cosa anzitutto va detta, e cioè che gli a. sono una produzione caratteristica del teatro spagnolo, che non trova riscontro nella drammatica europea congerere, per quanto specialmente gli a. del nacimiento rammentino abbastanza da vicino i nostri uffici drammatici e le sacre rappresentazioni e i mystères francesi. Ciò, del resto, è naturale poiché tutte queste composizioni nascono da un comune clima culturale e religioso, da una comune esigenza spirituale e sono destinate, almeno le più antiche, ad essere rappresentate nei medesimi luoghi (chiese, chiostri, piazze) o su palcoscenici rozzi e improvvisati, col sussidio di pochi particolari scenografici allusivi, atti a suscitare nella mente degli spettatori (folla varia ed eterogenea per cultura e condizione sociale) poche idee essenziali sul carattere dei personaggi, lo svolgimento dell'azione, ecc.

La prima opera drammatica spagnola a cui possa darsi, avanti lettera, la qualifica di a., è quel frammento di 147 versi, appartenente alla fine del sec. XII e avente per oggetto la visita dei Magi, studiato e pubblicato dal Menéndez Pidal appunto col titolo di A. de los Reyes Magos. Gaspare, Melchiorre e Baldassarre vi compaiono prima in soliloqui e in colloqui reciproci; indi è la volta di Erode che in un soliloquio palesa la propria apprensione, e si decide a convocare i suoi sapienti per avere notizia di quanto sta per accadere. Il frammento, sulla cui derivazione molto si è disputato, ma la cui antichità ne raccomanda comunque speciale attenzione, si suddivide in cinque scene che rielaborano ed ampliano, con una certa vivezza drammatica, gli episodi corrispondenti del Vangelo di s. Matteo: si è dunque di fronte, propriamente, ad un a. del nacimiento, in quanto rientrano in tale categoria quelle composizioni teatrali che hanno per argomento la nascita di Gesù e gli episodi evangelici ad essa più direttamente connessi (Annunciazione, Fuga in Egitto, ecc.). Se tuttavia si prescinda da questo primo, inconsapevole abbozzo di quello che sarà il «genere» così designato, si dovrà giungere alla Vita Christi di fra l'igno del Mendoza (1482) per trovarvi inserito, «a svago dei lettori», un brano in forma di eglosa dialogata (interpreti ne sono: pastori, l'Angelo, Maria S. ma che pone in fasce il suo bimbo) che merita a maggior diritto il titolo di a. del nacimiento. Del resto, hanno pure forma di eglobe e sono destinate alla rappresentazione vera e propria, nella notte della Natività, quelle di Juan del Encina, che pongono in scena i pastori, l'apparizione dell'Angelo, ecc. Accanto all'Encina va ricordato, come autore di a. del nacimiento, il suo coetaneo e discepolo Juan Fernández; autore di A. dos Reyes Magos, di un A. da Visitacam e di altri relativi alla Natività è il portoghese Gil Vicente, che può anche essere considerato come un innovatore e un rinnovatore delle opere drammatiche di questo ciclo; ma è fuor di dubbio che la fama e l'originalità del teatro religioso spagnolo sono soprattutto fondate sulle composizioni dell'altro ciclo, gli a. sacramentales. Qui c'è veramente qualcosa di caratteristico e inimitabile; cioè una mentalità — negli autori e negli spettatori — che presuppone una formazione e un sentimento religioso del tutto particolari.

Gli a. sacramentales erano inizialmente ed essenzialmente dedicati alla fetta del Corpus Domini (estesa, come è noto, a tutta la cristianità dal papa Urbano IV nel 1263 e introdotta in Spagna nel 1314), il che faceva sì che essi assumessero come proprio centro naturale il grande dramma della Passione, e poi, con estensione più o meno sensibile, il mistero dell'Incarnazione e della Trinità, il sacramento dell'Eucaristia.

Ognuno comprende la difficoltà di portar sulla scena e dar forma spettacolare ad assunti di questo genere, e difatti gli a. sacramentales sono estremamente poveri di azione e di risorse teatrali; tuttavia laddove fanno difetto i personaggi reali o la possibilità di svolgere il dramma in forma diretta, ecco una moltitudine di personaggi simbolici o allegorici, ecco le personificazioni delle più impensate astrazioni, dalla Fede e dalla Speranza al Fuoco, all'Acqua, alla Terra, dalla Colpa e dalla Giustizia agli attributi divini, ai vizi, ai sentimenti, ai sensi, ai pensieri umani. Così l'argomento teologico o filosofico prende forma sensibile, si anima, ed acquista valore didattico e morale, quando non addirittura artistico e poetico.

A parte le discussioni su argomenti come quelli trattati dagli a. sacramentales e i personaggi astratti o simbolici che vi compaiono, è certo che autori come l'Encina e il Fernández già ricordati o come Juan de Timoneda, Lope de Vega, Valdivielso, Tirso de Molina, Mira de Amescua, Calderón, Francisco de Rojas, arricchirono il teatro spagnolo di a. sacramentales che ancor oggi costituiscono, per più titoli, non i documenti di un museo di curiosità culturali o letterarie, sebbene i monumenti di un'arte peculiare spagnola, ma per il suo valore o per il suo stesso contenuto, universale.

Un più ampio esame merita ora quella silloge cinquecentesca di a. per la maggior parte anonima: il Códice de a. viejos.

In essa abbiamo la prova come in origine questi componimenti non si limitassero ai due cicli della Natività e del Corpus Domini intorno ai quali si vennero poi polarizzando, ma elaborassero con grande libertà i soggetti di carattere religioso più vari e più cari alla sensibilità popolare, arricchendo la scarsa galleria dei personaggi evangelici con numerose altre figure, principalmente di santi. Già Gil Vicente aveva dato l'esempio con un A. de s. Martinho (scritto in spagnolo) destinato alla rappresentazione per la festa del Corpus, ma avente per argomento il famoso episodio del Santo che dona ad un povero una parte del suo mantello; ecco ora che tra gli a. viejos ne troviamo alcuni dedicati a s. Giovanni Battista, a s. Paolo, a s. Giorgio, a s. Eulalia, a s. Barbara, ecc.; eccone poi altri che svolgono fatti del Vecchio Testamento, dalla colpa di Adamo al delitto di Caino, dal sacrificio di Abramo all'esilio di Agar, dalla storia di Sansone a quella di Nabucodonosor; infine, tra quelli che traggono materia da temi profani, è interessante rilevare l'A. de los Triunfos de Petrarca, dove compaiono astrazioni personificate (l'Amore, la Fama, la Morte) insieme a personaggi biblici, mitologici, storici ed evangelici (Adamo, David, Salomone, Sansone, Assalonne, Alessandro, Ercole, ecc.). Se a ciò si aggiungono le composizioni relative ai cicli della Natività e del Corpus nonché quelle di carattere più propriamente allegorico, abbiamo un'idea dell'importanza di questo codice, nel quale si sintetizza, come è stato giustamente detto, la storia morale dell'umanità, dal peccato originale alla Redenzione. Il genio di Calderón porterà all'apogeo la fortuna di queste rappresentazioni teatrali (specialmente gli a. sacramentales); dopo il sec. XVII, così discepoli che non seppero mantenere il livello artistico raggiunto dal maestro, e poi col diffondersi delle idee dell'enciclopedismo francese, e con le discussioni sollevate intorno al carattere e al contenuto degli a., questi decadere, finché si giunse, con ordinanza reale dell'11 giugno 1765, alla loro proibizione ufficiale.

BIBL.: F. Du Mériil, Origines du théâtre moderne, Parigi 1849; M. Sepet, Les Prophètes du Christ, étude sur le théâtre au Moyen-âge (Bibliothèque de l'Ecole des Chartes, XXVIII), Parigi 1867.

pp. 1-27, 211-64; XXIX, ivi 1868, pp. 105-39, 261-93; XXXVIII, ivi 1877, pp. 397-443; E. De Coussemaker, *Drames liturgiques au Moyen Âge*, Parigi 1878; M. Sepet, *Le drame chrétien au Moyen Âge*, ivi 1878; id., *Origines catholiques du théâtre moderne*, ivi 1901; K. Young, *The Drama of the Medieval Church*, Oxford 1933; S. D'Amico, *Storia del teatro drammatico*, I, Milano 1939. - Per l'*A. A. o. o. Mistero* di Re Magi cf. G. Baist, *Das altspanische Dreikönigsspiel*, Lipsia 1887; R. Menéndez-Pidal, *A. de los Reyes Magos*, in *Revista de Archivos*, 4 (1900), pp. 453-62; il *Códice de a. vices* fu prima stampato parzialmente, con prologo di E. González Pedroso nel vol. 58 della *Bibl. de Autores Españoles* (Madrid 1865), poi per intero in 4 voll. da L. Rouanet, *Colección de a. farsas y coloquios del siglo XVI*, Barcelona-Madrid 1901 (vol. 5, 6, 7, 8 della *Bibliotheca hispanica*). Oltre ai principali autori di a. e relative indicazioni bibliografiche, cf. M. Cañete, *Discurso acerca del drama religioso español de y después de Lope de Vega*, Madrid 1862 (rist. in *Memorias de la Acad. España*, 1 [1870], p. 368 seq.); F. de P. Canalejas, *Sobre los a. sacramentales de Calderón*, Madrid 1871; J. Mariscal de Gante, *Los a. sacramentales, desde sus origines hasta mediados del siglo XVIII*, ivi 1911.

**AUTPERTO, AMBROGIO (Ambrosius Autpertus, Autbertus, non bene Anserbus)**
- Scrittore ecclesiastico, n. da distinta famiglia sul principio del sec. VIII in Francia (Provenza? Aquitania?).

Ricevette una educazione accurata, approfondendo più le scienze sacre che le profane (cf. pref. al I. VIII sull'*Apoc.*). Venuto in Italia, visitò Roma e si spinse a Benevento. Qui, nel vicino monastero benedettino di S. Vincenzo al Volturno abbracciò la vita religiosa. Ordinato sacerdote, si diede alla predicazione. Alla morte dell'abate Giovanni I (773-77), fu dai monaci francesi - ivi in numero rilevante - chiamato a succedergli, mentre i monaci longobardi o italiani elessero Potone. Ne nacque una contesa nazionalistica, per cui A. lasciò l'ufficio abbaziale (778). Chiamato a Roma dal papa Adriano I insieme ad altri monaci per chiarire la questione di Potone accusato di infedeltà presso Carlomagno, morì improvvisamente in viaggio, tra il maggio e il giugno del 781 (cf. *Codex Carolinus*, n. 67, in MGH, *Epist.* III, p. 595); a torto, invece, comunemente si dà, col *Chironicon Vulturumense*, come sua data di morte il 19 luglio 778. La salma, trasportata al suo monastero, fu sepolta nella chiesa di S. Pietro.

Per le sue virtù, lo stesso cronista lo dice *sacristisimus*; il Mabillon (*Acta SS. O.S.B.*, III, parte 2ª, Parigi 1672, pp. 259-67) e i bollandisti (*Acta SS. Iulii*, IV, Anversa 1725, pp. 646-41) gli dànno il titolo di santo.

OPERE.
- In PL 89, A. occupa poche colonne (1265-1332); ma di tutti i suoi scritti riuniti si formerebbero almeno due volumi. Le sue produzioni sono state in prevalenza messe sotto altri nomi più noti, da S. Ambrogio di Milano a S. Ildefonso, senza parlare di quelle che i monaci di Montecassino hanno creduto di dover rivendicare al loro abate Autperto (834-38).

I. Viene in primo luogo il suo grande commento all'*Apoc.* in 10 libri (in *Maxima Bibliotheca vet. Patrum*, XIII, Lione 1677, pp. 403-657; non, come alcuni scrivono, in PL, ove manca), ch'egli chiamò, per la facile sua intelligenza, *Speculum parvulorum*; si procurò l'approvazione di papa Stefano III (IV), di cui si valse contro dettatori invidiosi. Per tale commento, è stato la-bore confettura, A. si ispira ai precedenti scrittori latini, specie a Primasio, accettando anch'egli la teoria agostiniana della *recapitolazione* (cf. *Praefer.*, capov. *Cum itaque*). In tutta l'opera traspira la pietà dell'autore (cf. pref. al I. VIII).

2. *Conflicts vitiorum atque virtutum*, trattatello ascetico dedicato a Lanfrid, primo abate di Benediktbeuern in Baviera (cf. l'*Anonimo di Melk*, *De script. eccl.*, 51: PL 213, 975). Cessate le persecuzioni cruente, la lotta, per i cristiani consiste ormai in quella delle virtù contro i vizi. Ispirato alla *Psychomachia* di Prudenzio, il *Conflicts* si realizza, nel corso dell'opera, nella personificazione di 25 dei vizi principali che cercano di adescare l'anima con sottili ragionamenti, superati poi da quelli delle virtù. L'epilogo poi, risolvendo la difficoltà di coloro che credono di non potersi santificare rimanendo in patria, è un documento della diversa tendenza spirituale del monachismo benedettino, amante della *stabilitas loci*, e di quello celtico, che favoriva l'emigrare lontano (*venitela*, v.). Questo opuscolo ascetico è fra i più celebri del medioevo, che lo attribuiva ad Ambrogio di Milano (PL 17, 1057-74). Isidoro di Siviglia (*ibid.*, 83, 1131-44), nonché Leone M. Gregorio M., e soprattutto Agostino (*ibid.*, 40, 1091-1106) con il nome di quest'ultimo due suoi frammenti sono riportati nel *Corpus Iuris Canonici* (Causa 22, q. 2, can. 13; C. 27, q. 1, c. 20). Per queste varie attribuzioni, cf. F. Arevalo, *Isidoriiana*, III, cap. 84, nn. 20-41 (PL 81, 615-624).

3. *Vita Paldonis, Tatonis et Tasonis Vulturumensium* (i fondatori del suo monastero: PL 89, 1319-32; ed. critica di G. Waitz, in MGH, *Script. rer. Lang.* et *Ital.*, Hannover 1878, pp. 546-55). È opera di carattere liturgico, lodata da Paolo Diacono (*Hist. Lang.*, VI, 40) e inserita nel *Chronicon Vulturumense* (ed. critica V. Federici [*Fonti per la storia d'Italia*, 58], I. Roma 1925, pp. 101-23), nonché nel *Lesionario Farfense*, del sec. XI, ma con varianti ed aggiunte (cf. U. Balzani, *Il Chronicon Farfense*, [*Fonti per la storia d'Italia*, 23], I. Roma 1903, pp. XII e 9-16).

4. *Omelie*: tre (*de Cudipitate*, in *Purificatione S. Mariae*, in *Transfiguratione Domini*: PL 89, 1277-1320); altre, in *Natale S. Mariae*, sono contenute nel ms. *Paris*. 3783 (di cui cf. Morin, in *Rev. Bénéd., 8* [1891], pp. 275-78); altre, ancora da identificarsi, sono in manoscritti di Montecassino, frammiste a quelle dell'omonimo abate cassinese.

5. *Oratio contra septies septena vitia*, con la quale si apre il *Chronicon Vulturumense* (ed. cit., I, pp. 3-15); nel Migne è in appendice alle opere di s. Ambrogio (PL 17, 755-62).

6. I commenti al *Levitico*, al *Cantico dei Cantici* e al *Sahni*, segnalati dal *Chronicon Vulturumense* come notevoli per *mellifluus suavitate*, sembrano perduti.

7. Del suo *Epistolario* rimane solo una lettera a Stefano III (IV), preposta al commento dell'Apocalisse.

A. è uno dei personaggi più importanti dell'epoca antecedente alla rinascita carolingia. Sembra precedere di vari secoli i suoi contemporanei, e quando si potrà avere una edizione critica di tutte le sue opere, è più d'uno sarà stupito nel constatare che un teologo di questo valore sia rimasto quasi sconosciuto per dodici secoli (Morin).

La sua *Vita*, scritta nel sec. XI dal monaco Giovanni, non scevra di elementi leggendari, è inserita nel *Chronicon Vulturumense*, I, capp. 64-74 (ed. cit., pp. 177-201).

BIBL.
- PP. Maurini, *Histoire Littéraire de la France*, IV, Parigi 1738, pp. 141-61; G. Morin, *Les Leçons apocryphes du Breviare Rom., in *Rev. Bénéd.*, 3 (1891), pp. 275-86; 2ª ed. *De la besogne pour les jeunes*, in *Rev. d'histoire eccl.*, 6 (1905), pp. 336-38; id., *Le «Conflits» d'Ambroise A. et ses points d'attache avec la Bavière*, in *Rev. Bénéd.*, 27 (1910), pp. 204-12; id., *Etudes, Textes, Découvertes (Anecdota Maredoslana*, 2ª serie), I, Maredosu-Parigi 1913, p. 506 (indice); T. A. Agius, *On Pseudo-Jérôme*, *Epistole IX*, in *The Journal of Theological Studies*, 24 (1923), pp. 176-83; C. Lambot, *L'Homélie du Pseudo-Jérôme sur l'Assomption et l'Évangile de la Nativité de Marie d'après une lettre inédite d'Hincmar*, in *Rev. Bénéd.*, 46 (1934), pp. 265-82; M. D'Argenio, *A. A. e la sua dottrina spirituale nella «Vita» dei tre Fondatori e nel «Conflits»*, Milano 1947.