Enciclopedia Cattolica vol. II, 1949 Sociologia e politica Questioni particolari

AZIONARIATO DEL LAVORO

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AZIONARIATO DEL LAVORO. - È uno dei correttivi del salariato, con cui gli operai e i dipendenti ottengono delle azioni ordinarie o speciali della stessa impresa, in cui prestano la loro opera.

L'idea dell'a. è sorta dal bisogno di eliminare gl'inconvenienti della semplice stipulazione salariale, fra i quali quello di non proporzionare la retribuzione del lavoratore alle condizioni dell'azienda, e quello, soprattutto, di non attuare un vincolo di sentita solidarietà fra i due fattori della produzione: il capitale ed il lavoro. Si volle ovviare a questa deficienza con la partecipazione agli utili, ma questo sistema non sempre ha dato i risultati che se ne speravano; d'altronde esso non fa dell'operaio un vero e proprio socio dell'impresa, e rende quindi malagevole ch'egli possa cointeressarsi alla prosperità e alle vicende dell'organismo produttivo di cui fa parte. Perché si abbia una solida unione tra gli attori del processo economico occorre che essi abbiano tutti la proprietà degli strumenti della produzione. La sola partecipazione agli utili non costituisce una società, perché non crea una persona giuridica che sia distinta da quella delle parti contraenti. Si è allora pensato d'integrare e perfezionare il partecipazionismo mediante l'a. del I. Questo istituto, senza sovvertire il sistema salariale, soddisfa alle principali esigenze del regime societario e ne raccoglie i vantaggi. Per l'a., infatti, l'operaio riceve la parte degli utili che gli spettano, in azioni con le quali acquista gli stessi diritti propri delle azioni del capitale: ossia partecipazione al dividendo, intervento deliberativo nelle assemblee generali della società, rappresentanza nel consiglio di amministrazione.

L'a. può essere individuale o collettivo; nel primo caso, il titolare delle azioni è l'operaio singolo; nel secondo caso, il titolare è qualche organismo che rappresenta un aggregato di operai. Se questo aggregato è un sindacato, l'a. si denomina a. sindacale. Le azioni del lavoro possono provenire non solo dagli utili, ma anche da particolari risparmi fatti dall'operaio, o da semplice concessione gratuita da parte del padrone.

Or non è molto, l'a. fu dai cristiano-sociali promosso quale uno dei mezzi più efficaci per l'armonica composizione delle classi e il conseguimento della pace industriale. È noto quanto mons. Pottier, l'insigne sociologo belga, l'abbia propugnato con i suoi scritti e la sua azione sociale. Oggi, alla distanza di un quarto di secolo, le previsioni ottimistiche del Pottier sull'a. non si sono del tutto avverate. Con ciò non si vuole svalutare il sistema, quasi fosse utopistico: sarà stata eccessiva la fiducia in esso riposta, ma non certo infondata. « Sarebbe quindi deplorabile » osserva saggiamente il Neil-Breuning « che la concezione dell'a. venisse del tutto abbandonata, per la ragione che non tutte le speranze in esso riposte si siano compiute. Le aspettative devono restringersi nei limiti del possibile, e dopo ricercare risolutamente le vie del buon successo » (Die soziale Enzyklika, Colonia 1932, p. 113).

Evidentemente, l'a. non è una panacea, ma se nelle imprese in cui può applicarsi, ossia nelle imprese a carattere capitalistico, viene adottato con equità e saggezza, non può non giovare all'elevazione dell'operaio e al miglioramento dei rapporti fra il capitale ed il lavoro. È certo che finora qua e là ha avuto qualche buon successo, come la diminuzione degli scioperi, l'aumento del prodotto, la stabilità del personale.

Delle due forme dell'a. è l'individuale quella che più risponde alle esigenze psicologiche del lavoratore, in quanto è uno stimolante del suo interesse personale e un segno concreto dell'accresciuta considerazione che si ha di lui nell'impresa. Nessun dubbio che questo istituto quadra perfettamente con le direttive sociali della Chiesa. Basta ricordare ciò che Pio XI suggerisce nella Quadragesimo anno, allorché tratta del salariato. « Nelle odierne condizioni sociali » egli dice « stimiamo sia cosa più prudente che, per quanto è possibile, il contratto di lavoro venga temperato alquanto con il contratto di società, come si è già cominciato a fare in diverse maniere, con non poco vantaggio degli operai stessi e dei padroni. Così gli operai diventano cointeressati e nella proprietà e nell'amministrazione, e compartecipi, in certa misura, dei lucri percepiti » (n. 30).

Bibliografia6 opere
BIBL.: A. Pottier, La morale catholique et les questions sociales d'aujourd'hui, Charleroi 1920; G. U. Papi, Il lavoratore alla gestione dell'impresa, Milano 1923; R. Landres, L'actionnariat syndical, in Etudes, 1926, III, pp. 869-80; Schlack-Peter, Mitbesitz und Mitbestimmung in der Wirtschaft, Colonia 1928; P. Bico, Les réformes de l'entreprise et la pensée chrétienne, Parigi 1945; L. Charvet, L'évolution de l'entreprise, ivi 1945.

Angelo Bruceleri

AZIONE: V. CATEGORIA.

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Di Angelo Brucculeri

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. II (1949), coll. 580–582.

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Brucculeri, Angelo. “Azionariato del Lavoro.” In Enciclopedia Cattolica, vol. II, coll. 580–582. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1949. https://azioneromana.com/it/article/azionariato-del-lavoro.

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Brucculeri, Angelo. “Azionariato del Lavoro.” Enciclopedia Cattolica, vol. II, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1949, coll. 580–582. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/azionariato-del-lavoro.

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