BALDO degli UBALDI. - Uno dei maggiori giureconsulti italiani del medioevo, n. a Perugia da nobile famiglia (è dubbio se nel 1319 o nel 1327), si addottorava nella sua città ancor giovanissimo (secondo la tradizione, a soli 17 anni) essendo presentato dal più illustre dei suoi maestri Bartolo da Sassoferrato, ma dopo aver anche seguito i corsi di Giovanni dei Pagliaresi, di Francesco Tigrini e del canonista Federico Petricci.
Nel 1344 pare fosse già in cattedra a Bologna, donde iniziava la sua lunga e movimentata carriera accademica, desiderato e insistentemente chiamato dai maggiori Studi dell'epoca: legge a Perugia forse nel 1348 e certo nel 1358; per passare poi a Firenze, dove resta per ca. sette anni, suscitando generale ammirazione tanto da ottenere la cittadinanza onoraria della città; dagli ultimi mesi del 1364 fino al 1376 è di nuovo alla lettura ordinaria civile nello Studio perugino; dal 1376 al 1379 insegna a Padova; nel genn. 1380 lo troviamo di nuovo a Perugia, dove rimane almeno fino al febbr. 1390; a Pavia, ultima sua residenza, muore il 28 apr. 1400.
Se Bartolo è giustamente ritenuto il massimo giurista del Trecento, il discepolo B. ebbe a superarlo per ricchezza di erudizione, acume giuridico, modernità di atteggiamento. La più vasta conoscenza della letteratura giuridica, che gli consentiva di scrivere anche un trattato De commentatione famosissimorum doctorum, la buona preparazione canonistica e una discreta cultura filosofica, davano a B. dovizia maggiore di argomenti a sostegno delle sue tesi, mentre il suo intelletto di natura speculativa lo induceva a far uso più accentuato di quel che non avesse fatto Bartolo della dialettica e delle sottigliezze scolastiche, fino a farlo cadere per altro in alcuni dei difetti che furono poi giustamente rimproverati ai barlostis; ma è pur vero ch'egli riesce a superare non poche delle difficoltà di fronte alle quali Bartolo si era arrestato, e a far compiere al diritto un ulteriore notevole adeguamento con la nuova realtà dei tempi. In questo intento di superamento della dottrina barloliana e nel suo stesso temperamento di polemista è da vedere il motivo ispiratore delle critiche, a volte anche aspre, che B. muove spesso al suo grande maestro, e non già per una invidiosa acredine ch'egli nutrisse contro di lui, come qualcuno credette. Meglio che l'antagonista, egli è infatti l'integratore dell'opera scientifica di Bartolo.
L'aderenza con la realtà del secolo è sempre viva e operante in B., convinto come egli era che le leggi «in scholis deglutuntur sed in palatio digeruntur». Il diritto pubblico del tempo gli è reso noto nella sua intima essenza attraverso la sua stessa esperienza di ambasciatore, di negoziatore, di uomo di governo più ancora che attraverso le elucubrazioni scientifiche; il diritto privato, prima che dallo studio dei testi, gli è presentato dalla pratica curiale e dalle sue funzioni di avvocato delle due grandi arti della mercanzia e della lana in Perugia, come un misto di elementi vari romani, canonici, statutari e feudali, e anche nelle nuove branche penale, commerciale e internazionale.
Dai molti corsi scolastici tenuti nei vari anni del lungo insegnamento, e per talune materie più volte ripetuti, nascono i Commentaria, l'opera sua più importante, commentari che toccano tutto il Corpus iuris, compresi i libri dei feudi e la pace di Costanza e altresì le Decretali, ampi riguardo ad alcuni testi, troppo succinti per altri, non sempre chiari a dir vero e non privi talvolta anche di contraddizioni. Dall'attività forense traggono origine migliaia di consilia in cui trova largo accoglimento il diritto nuovo. Completa la sua vasta produzione scientifica il genere

Baldo degli Ubaldi - Copia cinquecentesca da un ritratto contemporaneo - Firenze, galleria degli Uffizi.
24. - ENCICLOPEDIA CATTOLICA. - II.