martirio di B. non ci sono state conservate memorie
storiche degne di fede. La Passio è una compilazione
tardiva (sec. VII) piena di inverosimiglianze, probabili-
mente d'origine egiziana. Fu presto tradotta in latino
e adattata al nuovo ambiente; di questa versione ci
sono note tre redazioni, alle quali si sono ispirate
alcune notizie martirologiche del sec. IX. La Santa
sarebbe stata martirizzata, all'inizio del sec. IV, sotto
l'imperatore Massimiano, in una città che varia a se-
conda dei testi della Passio e degli autori dei marti-
rologi: compaiono infatti Antiochia, Etiopoli presso
Eucaita, Nicomedia, Roma e perfino una regione, la
Tuscia.
Il giorno del martirio e della festa è fissato, tanto
in Oriente quanto in Occidente, al 4 dic.; Adone
seguito da Usuardo lo assegna al 16 dello stesso mese,
come il calendario copto.
Il contenuto della Passio si può riassumere press' a
poco così: B. giovane di rara bellezza viene chiusa dal
padre, Dioscoro, in una confortevole torre perché non venga
contaminata dal mondo. Il padre, saputo ch'era cristiana
(si era autobattezzata), la denuncia al prefetto della pro-
vincia Martiniano; condannata, il padre s'incarica di ese-
guire la sentenza capitale, ma poco dopo l'esecuzione un
fulmine incenerisce l'indegno genitore. I testi della Passio
a noi noti ad eccezione di qualcuno, danno una s. Giuliana
come compagna di martirio di B.
Il più antico monumento che ricordi s. B. risale al
sec. VIII ed è costituito da una pittura ritrovata nella chiesa
di S. Maria Antiqua al Foro Romano. Col sec. IX le testi-
monianze relative al culto: chiese, oratori (il testo di Gio-
vanni Diacono nella vita di s. Gregorio Magno [IV, 89:
P1. 75, 234] ha soltanto valore per la fine del sec. IX), altari,
monasteri, ecc., si fanno sempre più numerose, in Occi-
dente come in Oriente. Più tardi fu annoverata tra i 14
AUSILIATORI, SANTI (v.) ed era invocata in particolare modo
per ottenere la grazia di ricevere i Sacramenti in punto di
morte. Gli artiglieri e i minatori l'hanno scelta per patrona
perché li protegge da ogni fatale scoppio, che potrebbe
portarli alla morte, come lo scroscio del fulmine incenerì,
al dire della Passio, il suo inumano genitore.
Iconografia. - Mentre la corona, la palma e la spada,
strumento del suo supplizio estremo, caratterizzano la Santa
come martire, nella sua iconografia interviene il pavone, una
torre, le cui tre finestre accennano alla S.ma Trinità e, dal
BARBARA, santa - Affresco in S. Maria Antiqua (sec. VIII) - Roma.
26. - ENCICLOPEDIA CATTOLICA. - II.
periodo imperiale la parola designò le popolazioni non soggette al dominio romano e viventi con forme di civiltà diversa dalla greco-romana, e generalmente più primitiva e immatura. In modo più speciale poi, quando si parla di b., si pensa a quelli che diedero al governo romano maggiori preoccupazioni, ai confinanti del nord e del nord-est, alle popolazioni cioè d'oltre Reno e d'oltre Danubio.
Secondo il precetto di Gesù: «euntes, docete omnes gentes», la predicazione del Vangelo non doveva conoscer confini, e il principio della eguaglianza di tutti gli uomini dinanzi a Dio doveva tendere a far scomparire il concetto di b. In ogni modo ragioni materiali (impossibilità di penetrare in paesi incivili senza città e senza strade, stato di ostilità con l'impero) fecero sì che il cristianesimo penetrasse con qualche ritardo tra i b. e, se mai, prima oltre i confini orientali che oltre i confini settentrionali dell'impero. Un passo di Tertulliano, che Getuli, Sarmati, Daci, Germani e Sciti credono già in Cristo (Adversus Iudaeos, 7, 7) e uno di Giustino (Dialog. cum Tryphone, 117) che il cristianesimo è giunto anche tra i nomadi ἀμαζόβιοι, non possono esser presi in tutta l'ampiezza del significato.
Una regione dell'Alta Mesopotamia, la Osroene con la sua capitale Edessa, rimasta fuori dei confini della provincia romana di Siria, e governata da una sua dinastia reale, legata a Roma da vincoli di clientela, vantò origini cristiane remotissime. Un suo re Abgar avrebbe avuto addirittura corrispondenza epistolare con Gesù, e lo avrebbe invitato nel suo paese per essere guarito da una sua malattia. La pia leggenda che ebbe molta diffusione nel mondo orientale, si formò specialmente in seguito alla conversione del re Abgar IX (v.) che governò dal 179 al 214, conversione che dovette esser seguita da quella di buona parte del suo popolo.
In Persia il cristianesimo trovava religioni salde e venerate, con caste sacerdotali di antiche e agguerrite tradizioni, quali il mazdeismo e il miracismo, ma forse appunto attraverso mentalità abituate alla speculazione religiosa era possibile inserire nuove idee, come può provare il sorgere in questo MANIERISMO (v.). Non solo, ma non è a dimenticare che entro i confini del regno di Persia e specialmente nelle province della Mesopotamia erano stanziati fino dal tempo del secondo impero babilonese forti nuclei di popolazione giudaica, facilmente avvicinabili dai predicatori del Vangelo. Anche pertanto in Persia il cristianesimo poté entrare abbastanza presto; Dionigi d'Alessandria verso la metà del sec. III conosce Chiese della Mesopotamia, e sa delle loro relazioni con Chiese d'altri paesi, e il dialogo di Bardesane sulle Leggi dei paesi (sec. III) presuppone una notevole propagazione del cristianesimo fino nella Battiria e nelle altre regioni più orientali dello Stato persiano (v. PERSIA).
L'Armenia che incombe con le alte sue montagne sull'Asia Minore e sulla Mesopotamia, fu tenuta molto d'occhio dai Parti e dai Romani che pur lasciandola indipendente mirarono ad avere nel sovrano armeno persona ligia ai loro interessi. Anche per l'Armenia ci sono tradizioni che vorrebbero far risalire all'età apostolica la evangelizzazione del paese, ma notizie più attendibili fanno giungere i primi insegnamenti cristiani a cui, il sec. III attraversò la Cappadocia. Il vero fondatore LUMINARE (v.), che, educato alla fede cristiana in Cesarea di Cappadocia, riuscì alla fine del sec. III a convertire il re armeno Tiridate e con lui buona parte della popolazione. Non troppo preparati anche per immaturità della loro lingua (solo nel sec. v il vescovo Sahag introduce tra loro una scrittura con proprio alfabeto) alle sottigliezze delle dispute teologiche, gli Armeni aderirono all'eresia monofisita, nella quale buona parte di essi permangono (v. ARMENIA).
Anche nella regione semidesertica a levante del Gior
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**BARBARA, santa - Incisione di I. van Meckenem (sec. XV).**
**Berlino, Gabinetto delle stampe.**
**sec. XV, anche un calice, che la indica come protettrice dei romanti. Fra gli artisti fiamminghi, Jan V. Eych (Anversa) e Memling (Chatsworth, Bruggia, Bruxelles) ci lasciarono insigni immagini della Santa. Nel Quattrocento italiano piatti e tratto, G. Cozzarelli, Fr. Francia, Matteo di Giovanni. Cos. Rosselli, Bart. Vivarini - gareggiano nel raffigurare la sua sola che raggruppata con altri santi; nel Cinquecento Raffaello la dipinge nella Madonna Sistina e Palma il Vecchio nella pala di S. Maria Formosa a Venezia. Per la leggenda della Santa, già rappresentata in un codice miniatore tedesco del sec. XII, un artista slesiano ci offre nell'altare omonimo del museo di Breslavia (1447) uno dei più estesi cicli di storie; la scena della fuga dalla torre fu dipinta dal Pinturicchio in un celebre affresco degli appartamenti Borgia nel Vaticano.**
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