BARCLAY, ALEXANDER. - Poeta scozzese, n. nel 1475, m. a Croydon (Surrey) nel 1552.
È discusso se abbia fatto i suoi studi a Oxford o a Cambridge; probabilmente in ambedue i luoghi. Ebbe una conoscenza profonda degli autori latini (trad.
del Bellum Iugurthinum di Sallustio). Fu prima sacerdote secolare, poi benedettino, indi francescano e finalmente di nuovo prete secolare e parroco in Londra.
Il B. è famoso per The Shyp of Folys of the Worlde (1509), versione libera del Narrenschiff (1494) dell'alsaziano Sebastian Brant, tratta però, con ogni probabilità, dal testo latino in cui era stato tradotto l'originale. Esempio tipico delle opere allegoriche medievali, il poema, adattato dal B. alle abitudini di vita inglese, scritto in un linguaggio facile e scorrevole e ricco di spunti e figure satiriche, servi ad esaurire per sempre tale genere, e a indirizzare l'ingegno letterario inglese verso il dramma, il romanzo e il saggio.
Vanno inoltre ricordate le cinque Eclogues (1515-21), tratte da Battista Mantovano e da Enea Silvio Piccolomini poi Pio II, e primo esempio di poesia pastorale inglese.
Cattolico dalle vedute e dai sentimenti rigidamente ortodossi, il B. ebbe sempre uno scopo morale, satirico o didattico, e lamentò sempre, nei suoi scritti, la decadenza della fede cattolica, gli eretici boemi, i Turchi e gli Ebrei.