Formata nello spirito dal Lanteri (v.) e da s. Giuseppe Cafasso, con eroica atti-vità e profondendo le sue ricchezze, attuò un piano grandioso di carità spirituale e corporale. Sull'esempio di quanto aveva fatto a Parigi la Pastoret, le cui sale di asilo aveva visitato, fu indotta a istituire nel 1829, nel suo stesso palazzo a Torino, un asilo di bambini e bambine, che affidò alla cura, prima, di maestre secolari, poi, delle suore Giuseppine, sostituite più tardi dalle suore di S. Anna della Provvidenza, da lei stessa fondate nel 1834. Un secondo asilo venne poi istituito nel 1835. Intanto un'altra serie di opere di carattere morale e sociale aveva fondato la marchesa: la «Casa del rifugio» (1825), dove venivano raccolte le fanciulle traviate allo scopo di rifare la loro educazione e di avviarle all'esercizio di un'arte che permettesse loro di guadagnarsi onestamente la vita; il convento delle Maddalene, il collegio delle Maddalenine, le Oblate di S. Maria Maddalena (1825-39); il collegio Giulietta, l'opificio S. Giuseppe, l'Opera famiglia opera-ria, l'ospizio per i bambini malati e rachitici (1831-35); complesso di opere aggregate alla sua morte nella vasta superstite Opera pia B.
Fu pure suo merito la fondazione di una casa delle Religiose del S. Cuore e la creazione della parrocchia di S. Giulia in Torino. Fu, com'è noto, la progettatrice materna di Silvio Pellico; e nel suo palazzo creò un centro cospicuo di austera intellettualità, frequentato anche dal Cavour e dalle persone più influenti. Fu anche scrittrice non comune, massime nell'inedito Journal d'une femme, nelle sue lettere e memorie pubblicate in parte dal Pellico e dal Lanza (un estratto di tutti questi scritti è: La marchesa di B., «Dalle memorie di una giovane signora», Alba 1942).