BARTHELEMY-SAINT-HILAIRE, Jules. - Filosofo e uomo politico, n. a Parigi il 19 ag. 1805, m. 1°8 il 24 nov. 1895. Fu conformista in politica e collaborò con il Cousin, ministro dell'istruzione (1840). Dopo un'assenza di circa 20 anni, durante i quali attese agli studi e fece un viaggio in Egitto, ritornò alla vita politica al tempo del secondo impero (1869). Fu capogabinetto del presidente Thiers e, caduto questo, aderì alla repubblica. In regime repubblicano fu senatore, vice presidente del Senato e finalmente ministro degli esteri nel gabinetto Ferry. Come filosofo appartenne alla scuola eclettica del Cousin e fu razionalista.
Tradusse e commentò quasi tutto Aristotele (Oeuvres d'Aristote traduites en français, Parigi 1837-92), provocando qualche contestazione sull'esattezza delle sue traduzioni che furono dette «des belles infidèles». Gli si devono anche vari studi sulle religioni d'Oriente, come Du Boudhisme (ivi 1855), Le Boudha et sa religion (ivi 1859), Mahomet et le Coran (ivi 1865), e una vita del Cousin in tre volumi (ivi 1895).