BELTRAME, GIOVANNI. - Missionario, esploratore, educatore, n. l’11 nov. 1824 a Valeggio sul Mincio e m. l’8 apr. 1906 a Verona. Allievo dell’istituto Mazza di Verona, fu accettato in quella che allora era chiamata «Missione dell’Africa centrale» (v. KHARTHUM) dal quale proviciano apostolico dott. Knobloch, che assegnò ai discepoli del Mazza una regione sul Nilo Azzurro, e poi la penisola del Sennar lungo i fiumi Jál e Sobat. Il B., che era stato ordinato sacerdote nel 1849, partì con il compagno don Antonio Castegnaro nell’ott. 1853, giungendo a Khartum il 29 dic., dove iniziò il suo tirocinio missionario con un collegio di ragazzi negri. Un anno dopo, risalendo il Nilo Azzurro oltre il confine egiziano, si avventurò nel paese degli Sciangalla per studiarvi le possibilità di una fondazione missionaria, d’accordo con il suo provinciale. Attraversata la provincia del Sennar, raggiunse Beni Sciangul il 7 febbr. 1854, studiando tutto il paese; frutto di questa esplorazione fu il suo libro Il Sennar e lo Sciengelleh, pubblicato poi a Verona nel 1879. Nel ’56 ritornava in Italia, e sui primi del ’57 era a Vienna, dietro invito dell’arcivescovo Mescuta, presidente del Comitato viennese per l’Affrica centrale, che lo incaricò di una nuova esplorazione. Nel sett. 1857 il B. ripartiva, a capo di un nuovo drappello di missionari del Mazza, tra cui il Comboni (v.), e risalito il Nilo Bianco, raggiunse la stazione di S. Croce (14 febbr. 1858). Compito principale del B. era di studiare la lingua dena, e vi riuscì tra difficoltà non piccole e febbri continue. Ma tutta quella zona si rivelava sterile: donde, data anche la morte di parecchi giovani confratelli e dello stesso provicario, e gli ordini del nuovo provicario Kirchner, la decisione del ritorno e l’attesa, a Scellal presso Assuan (Nubia), di ordini definitivi da Roma, che vennero difatti con il passaggio della missione ai Francescani di Stiria.
Tornato in patria nel 1862, il B. rimase sempre al suo istituto di Verona, che poi resse dal 1899 alla morte. Spiegò viva attività pastorale, educativa e culturale, partecipando sempre a tutte le manifestazioni di indole geografico-coloniale dell’Italia. Altri suoi lavori di indole missionario-coloniale sono il Fiume Bianco e i Denka (1881), In Nubia presso File, Siene ed Elefantina (1893).
Giovanni B. Tragella