BERNARD, CLAUDE. - Sacerdote francese detto il povero prete, n. a Digione, da un distinto magistrato, il 26 dic. 1888, m. a Parigi il 23 marzo 1641. Educato dai Gesuiti a Dôle, studiò poi diritto a Tolosa. Condusse quindi vita alquanto dissipata, anche dopo aver abbracciato la vita ecclesiastica. Convertitosi al fervore con la guida del p. COINDRE, ANDRÉ (v.), si pose sotto la direzione del gesuita p. Marnat. Distribuita un'eredità di 400.000 lire ai poveri, s'impose una vita di solitudine e di mortificazione e si dedicò all'assistenza dei poveri.
Il suo apostolato per 15 anni negli ospedali e nelle carceri di Parigi destò l'ammirazione d'Anna d'Austria, di Richelieu, di tutta la società del tempo. Le sue prediche umilissime e popolari attiravano grande folla; il p. de St-Jure mandava i suoi novizi ad imparare dal «santo oratore», come lo chiamava. Divulgò in più 200.000 MEMORIA (v.) destando fiducia nella Vergine S.ma di cui era molto devoto, ed operò moltissime conversioni. Fondò nel 1639 il «Seminario dei trentatré» (per 33 alunni), precedendo le iniziative di s. Vincenzo de Paoli, Olier e Bourdoise. Questo istituto durò fino al 1789.
BERNARD, CLAUDE. - Fisiologo, n. a St-Julien (Rhône) il 12 luglio 1813, m. a Parigi il 10 febbr. 1878. Di umile origine, iniziò la propria giovinezza come semplice impiegato di farmacia. Più tardi, laureatosi in medicina, fu nominato assistente e divenne quindi successore del celebre fisiologo F. Magendie. Fin dal 1854 occupò la cattedra di fisiologia, per lui creata al Collège de France, e dal 1868 insegnò fisiologia generale al Musée d'histoire naturelle di Parigi. Membro dell'Accademia di Francia e senatore dell'impero, ebbe una schiera di allievi di venuti famosi.
Nel campo della fisiologia il B. è una delle principali figure del secolo passato e lasciò legato il proprio nome non soltanto a numerose e fondamentali scoperte (funzione glicogenetica del fegato, azione vasomotrice del sistema nervoso sulle pareti delle arterie, azione digestiva del succo pancreatico, fisiologia della corda del timpano e del nervo spinale, genesi del calore animale, attività farmacologica degli anestetici e del curaro, interdipendenza delle funzioni degli organi) ma anche all'introduzione di una metodica sperimentale e di un'impostazione teorica che condussero a decisivi progressi nella scienza della vita.
Il B. aderisce sostanzialmente al determinismo pur riconoscendo espressamente l'insufficienza della fisica e della chimica a dare una spiegazione adeguata della vita (cf. De la physiologie générale, 306, 307, 321). Un altro aspetto del suo pensiero risulta dalle seguenti parole pronunciate in occasione del suo ingresso all'Accademia: «Sarebbe un errore credere che lo scienziato, per seguire i precetti del metodo sperimentale, debba rifiutare ogni concezione a priori ed imporre silenzio al suo sentimento per non consultare che i risultati dell'esperienza... Il suo sentimento, anche a sua insaputa, obbedisce al bisogno innato che ci fa irresistibilmente risalire all'origine delle cose, ma i suoi sguardi restano piegati verso la natura perché la nostra idea diventa precisa e luminosa solo tornando al focolare della conoscenza che è in noi dopo essersi riflessa sul mondo esterno, come il raggio di luce non ci può illuminare che riflettendosi sugli oggetti che ci circondano (La science expérimentale). Fra le opere principali del B. si ricordano: Leçons
sur les propriétés des tissus vivants (1865); De la physio-logie générale (1872); Leçons sur les phénomènes de la vie communs aux animaux et aux végétaux (1877-79); Leçons de pathologie expérimentale (1880). Si devono pure ri-cordare, per la loro vasta risonanza sulla formazione del pensiero scientifico moderno: Introduction à l'étude de la médecine expérimentale (1865) e La science expérimentale (1878). Tutte stampate a Parigi; le Pensées, Notes d'étai-chées, ed. L. Delhoume, ivi 1937; Philosophie, ed. J. Chevalier, ivi 1938.