BERZI, ANGELO. - Teologo bergamasco, n. a Chiuduno l'8 maggio 1815 e ivi m. il 10 genn. 1884. Compì gli studi nel seminario di Bergamo e, ordinato sacerdote, vi insegnò filosofia. Di sincera pietà e di fervido ingegno, esercitò fascino potente sui chierici, che iniziò a un nuovo sistema filosofico-teologico-mistico, che per impulsi interiori (come diceva) andava maturando. La novità della dottrina e dei metodi provocarono violente reazioni, che costrinsero B. a recarsi da Bergamo a Roma, a Cremona, a Brescia. Condannato dal S. Ufficio (7 marzo 1855) e sospeso « a divinis » per cinque mesi, si raccolse nella casa paterna a Chiuduno, dove passò 28 anni di solitudine, di preghiere e di indefesso studio, lasciando ca. 80 opere tutte inedite, ad eccezione di due.
Il berzismo è una teologia misticheggiante, a fondo tendenzialmente gnostico e con metodo sostanzialmente monistico. Prendendo le mosse dal problema della conoscenza, conclude all'incapacità della ragione a colmare l'abisso che passa tra il finito e l'infinito, quale si manifesta nell'ordine delle cognizioni (distanza immensa tra la sensazione particolare e l'idea universale) e nell'ordine reale (il creato e l'increato) senza ricorrere all'unico ponte che congiunge in sé i due estremi, Gesù Cristo (onde la necessità della rivelazione e la vanità del razionalismo). Il Verbo Incarnato è il nesso tra il finito e l'infinito, la misura dell'universo, il principio e la fine di tutte le cose, perché in lui c'è, oltre a quello temporale, un aspetto eviterno (sopratemporale). L'umanità di Cristo infatti partecipa dell'eternità secondo il concetto dell'evo e dell'immensità secondo il concetto del cielo; però in questa partecipazione non diventa né eterna né immensa (attributi esclusivi di Dio), ma ottiene un'espansione celeste a tutti i tempi e a tutti i luoghi (per una certa analogia con la presenza sacramentale del corpo di Cristo nell'Eucaristia), in forza della quale non è resa in modo esterno contemporanea a tutti i tempi né diffusa in tutti i luoghi, ma in modo interno (mistico, celeste, inaccessibile) è interiore, posteriore e presente a tutti i luoghi e a tutti i tempi, onde dal mistico nascondiglio può irrompere ognora nella realtà esterna e manifestarsi. Così l'Uomo-Dio, quasi innestato