BIANCHI, CONFRATERNITA dei. - Penitenti, vestiti di bianco, diffusi in Italia negli ultimi anni del sec. XIV.
A Chieri, racconta il Chronicon parvum Ripaltus, alcuni popolani, stanchi per i danni provocati da Facino Cane nella guerra tra Savoia e Monferrato, uscirono in piazza gridando «pace e misericordia», flagellandosi a sangue in segno di penitenza. S'iniziò così il movimento religioso popolare dei «flagellanti» detti B., che percorse le

(fot. Sansoni)
Gli inni, di scarso valore letterario, erano composti per l'occasione o erano presi da un repertorio o laudario delle confraternite preesistenti. In una miniatura della cronaca manoscritta di G. Sercambi si ha una riproduzione a stampa della lauda ufficiale, un canto dolente, Misericordia, eterno Dio.
Alla passata dei B. aderiva il popolo in massa, e insieme alla plebe anche le autorità ecclesiastiche e civili (come il b. Giovanni Dominici a Venezia, l'arcivescovo Fieschi a Genova, il marchese Niccolò d'Este a Ferrara, Carlo Malatesta e Carlo Gonzaga a Rimini). Si attendeva e si sperava dai B. un rinnovamento degli spiriti e dei costumi. Bonifacio IX, prima diffidente, poi attratto dalla pietà dei pellegrini Sutri (v.), li favorì, e partecipò egli pure alle processioni. I B., dopo aver attraversato tutta l'Italia, senza però varcarne i confini, si estinsero per la peste del 1400. Precipua opera loro fu di ricondurre pace fra le città discordi.
di Firenze recitate nell'Accademia della Crusca, Firenze 1766; V. FEDERICI, GIACOMO, Il miracolo del crocefisso della compagnia dei Bianchi a Sutri, in Miscell. nuziale Fedele-De Fabrizis, Napoli 1908, p. 107 sag.; G. M. Monti, Un laudario umbro quattrocentesco dei B., Città di Castello 1920. Benvenuto Matteucci