BOBBIO, Diocesi di. - In Lombardia, provincia di Piacenza, suffraganea di Genova. Comprende comuni appartenenti alle province di Genova, Piacenza, Pavia e Parma. Superfice della diocesi, 613 kmq.; con 35.000 ab., ripartiti in 60 parrocchie, raccolte in 13 diariati foranei; 79 sacerdoti diocesani (1948) e seminario proprio. Il centro cittadino (in provincia di Pavia) conta 6000 anime. Venera come patrono diocesano S. Colombano, festeggiato il 24 nov.; la Cattedrale è dedicata a Maria Assunta e a S. Pietro Apostolo.
La diocesi fu eretta soltanto nel 1014; soppressa all'epoca dell'invasione francese (1803) fu annessa alla diocesi di Casale Monferrato; Pio VII la ristabilì entro i primitivi confini nel 1817, dietro domanda del re Vittorio Emanuele I.
B., nella valle della Trebbia, deve la sua origine
al monaco irlandese s. Colombano. Rifugiatosi nel 612 presso il re longobardo Agilulfo, di recente convertito al cattolicesimo, ebbe il permesso di stabilirsi, come eremita, in luogo montuoso ove esisteva un antico oratorio in rovina dedicato a s. Pietro. Colombano lo restaurò e lo fece pernio della vita monastica, che intendeva impiantarvi. Pose il monastero sotto la protezione di Maria Vergine; e i monaci vi affluirono, attratti dalla fama di santità dell'abate. Intorno al nuovo monastero e lungo il torrente Bobi, donde il nome al centro abitato, sorsero abitazioni sempre più numerose. Dopo la morte di Colombano (615) fu creato abate il suo compagno s. Attala di Borgogna, che illustrò il monastero con la dottrina e la virtù, e vi morì nel 622 circa. Il terzo abate, s. Bertolfo, ebbe confermate dal re Adaloaldo le precedenti donazioni longobarde, ed ottenne nel 638 una bolla di Onorio I, che metteva il monastero alle dipendenze immediate della S. Sede, e mancipandolo da ogni giurisdizione episcopale. Successe come abate s. Boboleno, a cui papà Teodoro I con nuova bolla confermava i diritti di esenzione del monastero. Lo scozzese Cumiano, lasciata la sede vescovile
che teneva in Scozia, si ritirò a vita monastica a B., a 75 anni di età, e vi morì vent'anni dopo al tempo di re Liutprando. Il periodo più florido del monastero fu quello dei re Longobardi. All'abate Ilduino l'impratore Lotario, non solo confermò le precedenti donazioni e acquistò di terre, ma vi aggiunse la contea di B. Gli abati assunsero quindi il titolo di conte. Ma nel sec. x si ebbero lotte con i vescovi di Piacezza e decadenza dei beni del monastero. Tra gli abati divenne particolarmente celebre Gerberto d'Aurillac, elevato alla sede pontificia nel 999 Silvestro II (v.).
Benedetto VIII, sollecitato dall'imperatore Enrico II, vi eresse nel 1014 la sede episcopale. Il vescovato, prima dipendente direttamente dalla S. Sede, divenne suffraganeo di Genova, quando questa città fu da Innocenzo II elevata a metropoli (1133). Attorno e in dipendenza dal monastero principale di s. Colombano ne sorsero altri nel Bobbiese, dei quali però non rimane più traccia.
Primo vescovo fu Attone (1014-27), cui successe Sigefredo. Il vescovo Luizo ebbe il titolo di conte della città (1046), mentre gli abati conservarono quello di conte del territorio. Per santità si distinse Alberto Avogadro (1184-85), trasferitosi da Vercelli, e passato poi a Gerusalemme (1205); subì il martirio in Acri l'8 apr. 1214. Al tempo del vescovo Mariano Buccarini l'abbazia di B., ormai decaduta, fu affidata da Niccolò V ai Benedettini cassinesi della Congregazione di s. Giustina di Padova (1449). Buona parte dei vescovi appartenero ad Ordini religiosi. Giovanni Mondani (1477-82) fece la solenne traslazione del corpo di s. Colombano dalla chiesa del monastero (cf. Ughelli, IV, p. 943). Morì in fama di santità il 15 dic. a Piacenza e vi fu sepolto nella Cattedrale. Il card. Augusto Trivulzio amministrò la diocesi dal 1522 al 1524. Francesco Abbondio Castiglioni resse la diocesi dal 1562 al 1568, e nel 1565 fu elevato alla porpora cardinalizia. I vescovi ebbero vivi contrasti anche col governo cittadino, che cercava sottrarsi alla giurisdizione temporale del vescovo. A contrastare la giurisdizione episcopale venne poi la famiglia Dal Verme, alla quale il duca di Milano Filippo Visconti concesse B. in feudo.
Nel 1748 il Bobbiese veniva staccato dal ducato di Milano e aggregato agli Stati Sardi. Il monastero andò decadendo fino alla soppressione e alla finale dispersione della biblioteca (1795). I locali del monastero, rimodernati nei secc. XVII-XVIII, vennero adibiti per abitazione del clero e per scuole.
B. era una delle più importanti e ricche abbazie di Italia. Caratteristico e di somma importanza era il suo «scriptorium», che, con quello cassinese, ha l'onore di essere stato all'avanguardia nella conservazione e trasmissione dell'eredità culturale degli antichi. La sua biblioteca era fra le più ricche, sebbene dopo gli studi recenti, specie del card. Mercati, non possa più sostenersi l'opinione finora corrente che la faceva erede e depositaria di quella Vivariense di Cassiodoro. Come vi era un «custo» chartarum qui omnia praevideat monasterii nominata «così un bibliotecario presiedeva allo «scriptorium» e alle collezioni dei libri.
Da B. provengono il De republica di Cicerone; il De reditu suo di Rutilio Namaziano; la Pharsalia di Lucano; il Virgilio mediceo, ecc. Nei secc. XV-XVI pur-
tropo cominciarono le emigrazioni di codici e di documenti: al tempo di Carlo Emanuele I un primo gruppo passò a Torino; per opera di Federico Borromeo molti codici passarono all'Ambrosiana (1606) ed altri alla Vaticana per opera di Paolo V (1618). Il Mabillon ed il Muratori trovarono la biblioteca già dilapidata; nel 1720 vi rimaneva soltanto un centinaio di codici. L'ultima dispersione avvenne quando il dott. Buthler comprò all'asta il restante (1801-1803).
Per incarico del governo piemontese A. Peyron tracciò un centinaio di codici bobbiesi per la biblioteca di Torino; questo fondo andò però distrutto per metà nell'incendio del 1904. A. Mai, studiando il fondo dell'Ambrosiana, fece importanti simili sepolture sui palinsesti. Nell'archivio della cattedrale di B. si conservano ancora carte importanti.
Dei monumenti artistici sacri, oltre gli avanzi del monastero, v'è la chiesa di S. Colombano, che fu ricostruita dai Benedettini nella seconda metà del sec. XV e ultimata nel sec. XVII. La facciata a tre scomparti, corrispondenti alle tre navate interne, ha un portico unico antistante. La navata principale venne affrescata nel 1576 da Bernardino da S. Colombano. Pregevoli gli intagli e intarsi del coro, opera di Domenico da Piacenza (1488). Nella cripta (restaurata nel 1910 secondo le linee del sec. XV, per iniziativa del card. Logue e degli Irlandesi) il sarcofago di S. Colombano, con la figura del santo giacente, scolpita da Giovanni Papini, milanese (1480). Nelle pareti laterali lapidi tombali, in stile romanico, degli abati Attalo e Bertolfo. In reparto chiuso da cancellata in ferro battuto cimeli e frammenti della chiesa primitiva e lapide di S. Cuminio (sec. VIII). Il campanile è del sec. XI: tra gli arredi sacri, busto reliquiario d'argento di S. Colombano del sec. XV ed un corale miniatto dello stesso secolo. La chiesa del monastero è semplice parrocchia.
La Cattedrale, ricostruita nel 1436, è pure a tre navate; presbiterio sopraelevato; cripta ottagonale su pilastri laterizi (sec. XIII): transetto e presbiterio rifatti e affrescati dal Pozzi nel 1725. L'edificio, a croce latina, è lungo m. 63 e largo 22.
Nella parte sotterranea della chiesa di S. Maria dell'Aiuto (eretta nel 1621) su di un pilone, notevole l'affresco rappresentante la Madonna col Bambino (sec. XVI). Le chiese di S. Maria delle Grazie, di S. Lorenzo e di S. Francesco (quest'ultima oggi dissacrata) risalgono al sec. XVII. L'episcopio ed il seminario furono edificati a più riprese durante il sec. XVI-XVIII; tra i cimeli: AMPOLLA (v.) metalliche istoriate, portate dai Luoghi Santi, medaglie in terra cotta pure ricordo dei medesimi, sigilli medievali; un Agnus Dei di Alessandro VI, un pastorale del 1479.
Carlo Castiglioni-Tommaso Leccisotti
