BOROGONA

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BOROGONA. - Regione storica francese, il cui nome perpetua il ricordo dei Burgundi (popolazione germanica passata in Francia intorno al sec. v) e dello Stato feudale ch'essi vi costituirono, riunito definitivamente alla monarchia francese nel 1497.

Dopo il 1790 si comprendono nella B. i tre dipartimenti di Yonne, Côtes-d'Or e Saône-et-Loire, cioè una superficie di 24.075 kmq., che si allunga dalla Champagne al Giura e dai Vosgi al Rodano.

Il paesaggio è abbastanza vario ed alterna zone di alto-piano (dal Plateau di Langres allo Chalonnais, appoggiando alle alture cristalline del Morvan) incisi dalle valli (Combes) affluenti alla Senna ed alla Saône, con pianure in parte conquistate alle colture, in parte ancora ingombre di stagni (Bresse) o rivestite di foreste (litteaux). In complesso, si tratta di una regione agricola, atta soprattutto alle colture della vite (i vigneti borgognoni risalgono il pendio delle colline, o côtes, che da Digione a Lione chiudono da Occidente il solco in cui scorre la Saône) e dei cereali (grano e mais), che servono anche all'allevamento (bestiame da stalla e da cortile). Ma l'importanza che la B. ebbe nella storia, deriva soprattutto dalla sua posizione geografica, zona di passaggio dalla Francia mediterranea (bacino del Rodano) alla settentrionale (bacino di Parigi) e dalla Francia orientale (Lorenz) all'occidentale (bacino della Loira), com'è indicato dallo sviluppo delle vie di comunicazione e dei canali navigabili che attraversano la regione.

La popolazione della B. ha registrato, tra il 1921 e 1946, la solita flessione che si rileva in tutta la Francia; nel 1946 ammontava (nei tre dipartimenti sopra ricordati) a 1.108.365 ab. (46 a kmq.). Mancano grossi nuclei urbani; il più importante, che è anche il centro storico della regione, è Dijon (100.664 ab.), che è essenzialmente mercato agricolo e nodo di comunicazione. Gli altri due capoluoghi di dipartimento sono: Auxerre (Yonne, 24.000 ab.) e Mâcon (Saône-et-Loire, 21.000 ab.).

BIBL.: Y. Billand, Les Etats de Bourgogne, Parigi 1922; M. Kleinclausz, La Bourgogne, 2a ed., ivi 1924; G. Roupnel, La Bourgogne, types et coutumes, ivi 1936.

STORIA DEL DUCATO DI B. - La B. fu territorio non ben definito nel medioevo per il frequente mutare dei confini politici; anche l'odierna Savoia e la valle d'Aosta ne facevano parte. Il cristianesimo vi dovette penetrare da Lione e Vienne, dov'era in fiore nel sec. II. Ricevette il nome dai Burgundi che nel sec. V vi si stabilirono costituendovi un regno che i Franchi nel 534 incorporarono nel proprio. Sotto i re Merovingi ebbe amministrazione propria, talvolta con principi a successione ereditaria. Da Carlo il Calvo fu creato il ducato di Borgogna e da lui conferito al cognato Riccardo il giustiziere (877-921) che lo liberò dai Normanni. In seguito il ducato sebbene col 1038 entrasse a far parte dell'Impero col quale ebbe deboli contatti, fu sempre in mano di persone imparentate alla famiglia reale franca e perciò ad essa strettamente legato, finché nel 1032 con Roberto, della famiglia dei Capetingi, inizia una vera dinastia che si trasmette per eredità il ducato fino al 1361.

Di particolare interesse per la storia della Chiesa sono i due grandi Citeaux (v.) ed alcune figure dei suoi duchi, che si distinsero particolarmente nelle spedizioni crociate. Odone detto Borel (1079-1102), che protesse i monaci di Citeaux, di recente fondazione in B., osteggiando invece quelli di Cluny per cui ricevette la scomunica, morì in Cilicia nella Crociata; anche i suoi successori, Ugo II il Pacifico (1102-43) e Adone II (1143-82) furono implicati in difficoltà fra Cluniacensi e Cistercensi. Ugo III (1182-93) morì crociato a Tiro, e suo figlio Odone III (1193-1218) sostenne

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il re Filippo Augusto nella lotta contro gli Albisesti. Ugo IV (1218-72), con s. Ludovico IX (v.), cadde primogenitore degli Arabi a Mansurah e da Baldovino I di Costantinopoli ottenne il titolo puramente onorifico di re di Tessalonica. Roberto II, suo fratello e successore (1272-1305), favorì Filippo il Bello contro Bonifacio VIII. All’estinguersi, nel 1361, con Filippo di Rouvre, morto senza eredi, della famiglia ducale Capetingia, il ducato passò facilmente nelle mani di Giovanni II di Francia che nel 1363 lo dava in appannaggio al figlio Filippo l’Ardito. Da questo momento viene a far parte della monarchia francese (v. FILIPPO L’ARDITO).

BIBL.: M. De Barante, Histoire des ducs de Bourgogne, 8 voll., 4° ed., Parigi 1842; E. Petit, Histoire des ducs de Bourgogne de la dynastie Capétienne, 9 voll., Digione 1885-95; R. Paupardin, Le Royaume de Bourgogne (1885-1905), Parigi 1907; M. Chaume, Les origines du duc de Bourgogne, 3 voll., 1912-13; N. Mene-rosi studi, non limitati al solo medioevo, sono pubblicati nella rivista Annales de Bourgogne, 1929 3 vol., Alberto Ghinato.

ARTE. – Due volte, nel corso della storia, l’arte della B. si leva ad importanza europea: durante il periodo del più alto fiorire degli Ordini cluniacense e cistercense, e cioè, rispettivamente, nei periodi romanico e tardo-romanico, e durante il ducato di Filippo l’Ardito (1363-1404) e dei suoi successori, quando, dopo il matrimonio di Filippo con Margherita di Fiandra (1384), l’unione politica dei due paesi determinò un vivissimo scambio culturale e fece di Digione il centro artistico della Francia.

Nell’arte romanica e tardoro-manica della B. erano di importanza preponderante l’architettura e la scultura: la prima seguì, a confronto con le altre regioni della Francia, strade del tutto proprie, derivando soprattutto dall’arte classica le sue basiliche a volta e i sistemi murari che ricordano quelli degli archi romani. Precedono la definitiva costruzione della chiesa dell’abbazia di Cluny due fasi anteriori dello stesso monumento ed altre chiese di minore importanza, come S. Benigno a Digione e S. Filiberto a Tournus. Ma una vera e propria scuola borgognona si manifesta soltanto nell’ultima costruzione della chiesa di Cluny (coperta a volte e con cinque navate, di grandezza poco inferiore dell’antica basilica di S. Pietro, con cinque campanili; cominciata nel 1089; il coro fu consacrato da Urbano II nel 1095; terminata nel 1125, fu distrutta in gran parte durante la Rivoluzione Fran-ce

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Bibliotele e architettura
(per cerchia dei dati, R. Dignabari)

se); tale scuola si sviluppa e si afferma nelle costruzioni derivate dal modello cluniacense, come le chiese di Paray-le-Monial, Beaune, Autun (inizio del sec. XII), la Charité-sur-Loire, Langres (seconda metà del sec. XII). Un altro tipo, forse con influssi orientali, nasce a Vézelay, nella chiesa della Maddalena, a Ancy-le-Duc, a Avallon. Mentre le chiese dei centri della riforma cistercense, Clairvaux (Chiaravalle) e Cîteaux, non sono conservate, il loro tipo è riflesso in quelle di Fontenay e Pontigny, nonché in alcune chiese abbaziali italiane (Casarani, Fossanova ecc.).

Nella scultura gli influssi classici sono assai deboli, in confronto della appassionata vivacità delle sue originali forme snelle. La corrente più antica rimane tuttavia ancora alquanto pesante; ad es., i capitelli del coro di Cluny e di Ancy-le-Duc, i portali di Charleu (1094), e Mâcon. Poi la scultura divenne eccezionale mentre movimentata, e, in seguito, stilizzata, come dimostrano portali e capitelli ad Autun e a Vézelay (1120-30 ca., sotto l’influsso del distrutto portale della chiesa di Cluny della terza fase), a Paray-le-Monial (seconda metà del sec. XII) e ad Avallon. Cîteaux fu anche centro di una floridissima pittura di miniature, specialmente sotto l’abate Stefano Harding; gran parte dei codici si trova oggi nella biblioteca di Digione ed è famosa soprattutto la cosiddetta «Bibbia Harding» del 1109.

Importanza preponderante, nel secondo periodo dell’arte della B., e cioè alla fine del ’300 e al principio del ’400, ebbero la pittura e la scultura. Furono pittori di corte di Filippo l’Ardito Jean d’Arbois (1373-75), Jean de Beau- metz (m. nel 1397), Jean Malouel (m. nel 1415), Henri Bel- lehose (m. ca. 1440), della maggior parte dei quali si trovano quadri al Louvre; più di GERMANO (v.), anch’egli, come quasi tutti gli altri, fiammingo.

Della vecchia costruzione della certosa di Champmol, fondata da Filippo, si conserva (oltre l’altare di Jacques de Baerze e del Broederlam nel museo di Digione) il portale con le sculture di Jean de Marville e Claus Sluter (1390-97). SCULTERA (v.), presente nel 1385 a Digione, diviene nel 1398 successore di Jean de Marville (m. nel 1404) come «vælet de chambre»; è scultore di altissima importanza per il cosiddetto «stile cortese-internazionale»: esegui il cele- brato Poszo di Mosè (Champmol, ordinato nel 1395) e in- zio le tombe di Filippo l’Ardito e di Giovanni Senzapaura, ora nel museo di Digione, terminate la prima nel 1411 da Claus de Verve (m. nel 1439) e l’altra nel 1469 da Jean de Huerta e Antoine le Moisturier. Da Cîteaux proviene un’altra di queste famose tombe della B., quella di Filippo Pot (m. nel 1494) ora al Louvre. Per i periodi successivi basti accennare alla chiesa tardo-gotica di Brou (principio del sec. XVI) e agli elementi derivati dal Rinascimento italiano che si affermano nelle chiese di S. Michele a Digione, di N.-Dame a Bourg, e nel portale di Tonnerre. Lo stesso sviluppo dal tardo gotico al Rinascimento si può constatare nell’architettura profana, e specialmente nei bei castelli di Ancy-le-Franc, Tanlay, St-Fargeau, Sully ecc.

Vedi Tav. CXIII.

BIBL.: C. Monget, La Chartreuse de Dijon, 2 voll., Parigi 1898-1902; V. Terret, La sculpture bourguignonne: Cluny, 1914; id., Autun, 2 voll., Autun 1925; A. Kingsley-Porter, La sculpture du XVIe siècle en B., in Gazette des Beaux-Arts, 62 (1920), p. 73 seq.; C. Oursel, Les miniatures... de Cîteaux, Digione 1926; R. De Lasteyre, L’architecture religieuse en France à l’époque gothi-que, 2 voll., Parigi 1926-27, passim; id., L’architecture reli-gaire en France à l’époque romane, 2ª ed., 1919, passim; R. Kautzsch, Werdende Gotik und Antike in der burgundischen Buchkunst des 12. Jahrhunderts, in Hamburg, Bibl. W. Arburg, Vorträge 1924-25, IV, Lipsia-Berlino 1927, pp. 331-44; J. Baum, Die Malerei u. Plastik des Mittelalters, Wildpark-Potsdam 1930, pp. 30 seq., 206-19, 223 (con bibl.); P. Deschamps, La scul-pture française à l’époque romane, Firenze-Parigi 1930, p. 29 seq.; A. Boeckler, Abendländische Miniaturen, Berlino 1930, p. 90 seq.; P. Muratoff, La sculpture gothique, Parigi 1931, passim (con bibl.); J. Baum, Mittelalterliche Plastik in Lothringen u. Burgund, in Pan-thon, 6 (1933), p. 125 seq.; Th. Müller, Zur schachbisch-bayeri-