BRACCIO DA MONTONE

BRACCIO da MONTONE. - Condottiero, figlio di O. Fortebracci, fondatore di una scuola di arte militare, in forse a Montone (Perugia) il 10 luglio 1368, m. a l'Aquila il 5 giugno 1424. Il padre Oddo era stato sbandito e privato dei beni, quando egli era ancorato bambino. Imparò il mestiere delle armi sotto Alberico da Barbiano. Dopo vari tentativi per rientrare in patria, nei quali si distinse fra gli altri nobili perugini esiliati, conquistò territori nella Marca e si schierò per Giovanni XXIII contro Ladislao di Durazzo, re di Napoli. Ma le vicende della guerra e delle relazioni tra il Papa e il durazzese gli impedirono di raggiungere l'intento di riconquistare tutto il territorio patrio. Destinato dal Papa al governo di Bologna, si procurò con estorsioni i mezzi per il bramato ritorno in patria, che riuscì ad effettuare nel 1416, dopo che Giovanni fu deposto. L'anno dopo, già dominava la maggior parte dell'Umbria e una vasta zona della Marca. Per 70 giorni tenne Roma approfittando della congiura in favore dell'antipapa Benedetto XIII. A Martino V chiese l'Umbria in vicariato, ma il nuovo Pontefice ordinò invece a Guidantonio di Montefeltro di riconquistare l'intero patrimonio della Chiesa. La lotta fu accanita. I Fiorentini negoziarono la pace che fu firmata a Firenze nel febbraio 1420. B. otteneva pena essa il vicariato dell'Umbria. Alla fine di quell'anno, sottomise alla Chiesa Bologna, e si unì in secondo nozze con Niccolina Varano, dalla quale gli nacque il figlio Carlo. Al principio dell'anno seguente, nonostante il divieto del Papa, partì in spedizione verso il reame di Napoli, ove intervenendo nelle lotte dei baroni, ottenne denari e territori. Un nuovo intervento dei Fiorentini provocò una seconda pace col Papa, nella quale B. ottenne il principato di Capua, rinunciando a Città di Castello. Ma egli, approfittando dei sospetti dei Fiorentini nei riguardi di Filippo Maria Visconti, mirava ormai a dominare gran parte dell'Italia. Malgrado la promessa fatta al Papa di non toccare i domini della Chiesa, si diresse contro l'Aquila, posizione chiave per la conquista del regno napoletano. Ma la città resistette, mentre Martino V si affannava a raccogliere il maggior numero di alleati. La cruentissima battaglia del 2 giugno 1424 segnò la fine della fortuna di B. Ferito gravemente, si lasciò morire, rifiutando ogni soccorso, tre giorni dopo la sconfitta. Il suo stato si dissolse.

BIBL.: A. Fabretti, Biografie dei capitani venturieri del l'Umbria, Montepulciano 1842; R. Valentini, s. V. ENOCH. Ital., VII, pp. 649-50; id., Cantari sulla guerra aquilana di B. ecc., Roma 1935.