BROSSES, CHARLES de. - Scrittore francese, n. a Digione il 7 febbr. 1709 e m. a Parigi il 7 maggio 1777. Consigliere al Parlamento di Digione, indi Presidente e Primo Presidente, egli è generalmente conosciuto con questo appellativo.
Fecondo poligrafo; l'opera cui ha atteso durante tutta la sua vita è la Histoire de la république romaine dans le cours du VIIe siècle (1777), ricca di materiale, raccolto però con scanso senso critico; quella, invece, che costituisce il principale e forse l'unico suo titolo presso i posteri è la raccolta delle Lettres familières écrites d'Italie en 1739 et 1740, durante un suo soggiorno di circa un anno in Italia ed in cui si rivela osservatore sagace e ricercatore instancabile: lettere assai obiettive e che hanno perciò valore documentario, scritte in maniera semplice e spontanea, leggera e piacevole, danno una precisa idea della società e dei costumi del tempo, visti da uno degli spiriti più curiosi del sec. XVIII, aperto, amante di cose d'arte, di fine gusto, non incapace di sottile ironia e talora di irreligiosa spregiudicatezza.
Edizioni recenti delle Lettres sono state curate da E. Pilon e da Y. Bezard (Parigi 1929).
Il Presidente de B. ha scritto anche una Histoire
des navigations aux terres autrales, un Traité de la formation mécanique des langues (1765) ecc., ma l'eccessiva dispersione, la scarsa competenza, il disordine nella trattazione, la vaghezza e improprietà di espressione, tolgono loro oggi ogni valore.
Con la memoria Du culte des dieux fétiches ou parallèle de l'ancienne religion de l'Égypte avec la religion actuelle de la Nigerie (Parigi 1760), il de B. scrive una delle prime pagine della storia comparata delle religioni. Occasione alla sua opera il letterato francese tracca dall'interesse degli studiosi della seconda metà del sec. XVIII per i popoli di natura (che erano stati oggetto di studio di un celebre lavoro di Lafiau), e materia gli era fornita dalle relazioni di marinai e commercianti portoghesi, che avevano avuto occasione di compiere esplorazioni sulla costa occidentale dell'Africa. Questi avevano notato come gli indigeni usassero portare oppesi al collo o alla cintura oggetti (conchiglie, denti o code d'animali, penne, ferri, ecc.), evidentemente quali porta-fortuna. Questi porta-fortuna i Portoghesi chiamarono con lo stesso nome che usavano per quelli (medaglie, scapolari ecc.) che essi stessi recavano su di sé al medesimo scopo: fétigo, dal latino factitus. Il de B. si impadronì del termine, lo allargò comprendendo ogni sorta di oggetti e persino gli animali sacri, cui erano rivolti atti di culto nell'antico Egitto, e fece del feticismo, in unione con il sabeismo, o astrolatria, lo stato iniziale dello sviluppo religioso - uniforme - di tutti i popoli, ad eccezione dell'ebro. Il feticismo troverebbe la sua origine nella paura; il sabeismo nell'ammirazione.
Questa dottrina che si rivelò in seguito inconsistente, ha, storicamente, il suo valore, che ad essa si ispirò, sia pure indirettamente, il positivismo evoluzionista del secolo seguente, che fece capo a Augusto Comte.