BURNES-JONES, EDWARD. - Pittore e decoratore, n. a Birmingham nel 1833, m. a Londra nel 1898. Lasciò gli studi ecclesiastici per dedicarsi alla pittura in seguito all'entusiasmo destatogli dai quadri di D. G. ROSSETTI, CARLO (v.). Pur professando i principi teorici del preraffaellismo (v.), egli appartiene ad un periodo successivo; cominciò infatti a lavorare quando la primitiva associazione preraffaellita era ormai disciolta. Fu dapprima un imitatore fedele del maestro; compì in seguito, sotto la guida del Ruskin, due viaggi in Italia (1859 e 1862), dove poté conoscere direttamente le opere dei quattrocentisti italiani e risentire l'influenza specialmente del Botticelli e del Mantegna, ciò che contribuì decisamente alla formazione della parte più originale del suo stile.
Oltre a soggetti tratti dalle leggende medievali o di carattere mistico-religioso, sempre viziato dal gusto letterario proprio della sua scuola (Il cavaliere misericordioso, Elia nel deserto, ecc.), egli trattò pure soggetti mitologici derivati specialmente dall'Odisea (La bevanda di Circe, ecc.), per i quali trovò una maggiore libertà di espressione e un colorito più caldo. Le sue opere migliori (La scala d'oro, Il re Cophetua e la piccola mendicante, Sponsa de Libano), ci mostrano le sue qualità di fine colorista e di compositore sciolto e piacevole, pur non sapendo egli mai liberarsi da una stilizzazione formale esteriore e di maniera: le sue figure dai nitidi contorni sembrano ispirarsi ad un unico modello e hanno tutte un medesimo atteggiarsi in forme sinuose. Per questa sua tendenza all'ornamentale egli trovò una maggiore coerenza nelle sue opere di carattere decorativo: verrate (ad es., Adamo ed Eva e la torre di Babele nella cappella del collegio di Bradfield), musaici (ad es., nella chiesa protestante di S. Paolo in Roma), arazzi (ad es., La stella di Betlemme nell'Exeter College a Oxford), incisioni su legno, illustrazioni di libri ecc.; opere che egli eseguì per la ditta di W. Morris.