BUTTI, ENRICO ANNIBALE. - Commediografo e romanziere, n. a Milano il 19 febbr. 1868 e m. il 29 nov. 1912.
Esordi con una serie di romanzi: L'automa (1892), L'anima (1893), L'immorale (1894), L'incantesimo (1897), la cui nota fondamentale è una tendenza alla meditazione accorata sul mistero della vita. Altrettanto gravi di riflessioni e di idee sono i suoi drammi, che reagiscono al «verismo» di timbro francese imperante in quel tempo, portando sulle scene problemi morali, sociali e religiosi. I più significativi sono: La corsa al piacere (1900), Lucifero (1901), Una tempesta (1903). Notevole il poema drammatico Il castello del sogno (1910), dove l'autore invoca dalla fede e dall'amore la redenzione della società. Il B. fu artista vero; temperamento sensibile e meditativo, si raccolse tutto nella tormentosa ricerca di valori trascendenti

ma, nonostante l'asserita necessità di una fede, non riuscì
ad evadere dallo sconforto scettico e ad aderire a un
credo religioso positivo, così come il suo pedagogismo
non superò i limiti della morale laica nè rifuggi dall'in-
sistere su temi e situazioni censurabili.
M. Cerini, La « tesi »
nelle opere di E. A.
B., in Aurea Parma,
8(1924, III); A. Tilgher,
La scena e la Vita,
Roma 1925, pp. 121-
125; M. Gastaldi, L'u-
more di E. A. B. per le
scrittrici, Pistoia 1930.