BYRON, GEORGE GORDON. - Poeta inglese, n. il 22 genn. 1788 a Londra, m. il 19 apr. 1824 a Missolungi, in Grecia, dove si era recato a combattere per la liberazione di quel popolo.
Nobile e ricco, incarnò la figura del « dandy » allora in voga. L'itinerario avventuroso attraverso tutta l'Europa si trasfigurò nella sua fantasia: e ne risultò il Childe Harold's Pilgrimage (1812-16-18) che in sostanza divenne un diario pittorico in cui dominava cupo e sprezzante il suo eroe: Aroldo, « debole figlio del dubbio e della morte, che non poggia la sua speranza che su fragili canne » (Childe Harold's Pilgr., II, st. 3).
Tale eroe si ripeté nelle novelle in versi (1813-16): The Giaour, The Bride of Abydos, The Corsair, Lara, The Siege of Corint, Parisina. Del '17 fu il Manfred, specchio di una sua torbida passione; e del '21 l'apocalittico Cain, pubblicato durante il suo soggiorno in Italia, con gli altri tre drammi: Marin Faliero, Sardanapalus, The Tico Foscari. Ribelle a una pena che non sente sua, Caino, abbandonato Iddio, si dà a Lucifero, nella speranza, vana, di trovare in lui una risposta ai suoi angosciosi interrogativi; e quando vede Abele sempre di più legato a quel Dio, che egli odia, lo uccide e, disperato, fugge in esilio. L'opera risente il vecchio mito del Dio del male.
Nel '19 iniziò la pubblicazione del suo capolavoro, il Don Juan, an epic satire. In questo poema, in cui si alternano commedia, tragedia, voluttà e cinismo, sono esposte le avventure del protagonista in Spagna, Grecia, Russia, fino al suo trasferirsi in Inghilterra, ove per suo mezzo il poeta satireggia i costumi e la società del tempo.
Ribelle ad ogni morale, ad ogni legge o convenzione sociale, ma incapace di proporre nuovi valori, il B. fece della sua esistenza una ribellione fine a se stessa, improntata al bisogno di fatalità.
Vero è che nei momenti di concentrazione interiore B. sentì il fascino di Cristo e il bisogno di credere (Don Juan, c. XV, st. 18). Allora la sua mano seppe tracciare, nella Parisina, il sublime quadro
