CARABELLESE, PANTALEO. - Filosofo, n. a Molfetta (Bari) il 6 luglio 1877, m. a Genova il 19 sett. 1948. Prima professore nell'Università di Palermo e poi, dal 1931, di Storia della filosofia nell'Università di Roma fino a quando vi successe al Gentile nella cattedra di filosofia teorica. Spese nobilmente la sua vita nella meditazione e nell'insegnamento.
Scolaro del Masci a Napoli e poi del Varisco a Roma si può dire che il suo «ontologismo critico» sia un ripensamento dell'idealismo critico del Varisco, attraverso Kant e Rosmini (ma di un Rosmini ridotto a Kant e dunque antirosminiano) e, più di quanto non sembri, attraverso lo Spinoza. In fondo il C., con il concetto dell'oggettività come immanenza, vuol soddisfare le opposte esigenze del realismo e dell'idealismo attraverso una rielaborazione dell'ontologismo tradizionale alla luce del criticismo di Kant. Di qui il nome di ontologismo critico e cioè: «ontologismo» o intuito dell'essere; «critico» in quanto l'essere è immanente come idea o oggetto alla coscienza. La realtà è pluralità di soggetti: essi sono la vera realtà dell'essere, che è l'unità della loro molteplicità: «così il soggetto multiplo condiziona l'essere unico, e l'essere unico condiziona il soggetto multiplo» (L'essere e il problema religioso, Bari 1914, p. 46). Dalla elaborazione di questa posizione panteistica sono nate le due opere teoriche fondamentali del C.: La critica del concreto (Pistoia 1921; 3ª ed., Firenze 1948) e Il problema teologico come filosofia (Roma 1931). Altre sue opere: La coscienza morale (La Spezia 1915); La filosofia di Kant (Firenze 1927); Il mio ontologismo

(in Giornale critico della filosofia italiana, 17 [1936], pp. 309-26); L'idealismo italiano (Napoli 1939; 2ª ed., Roma 1943); Che cosa è la filosofia (Roma 1942); Da Cortesi a Rosmini (Firenze 1946).
La «critica del concreto», per il C., oltrepassa le due opposte astrattezze dell'idealismo e del realismo, in quanto, per la filosofia del concreto, l'oggetto (l'essere) non è fuori del pensiero (realismo), ma non è neppure creazione del soggetto (idealismo). L'universalità assoluta non è del soggetto (idealismo), ma dell'oggetto; non però dell'oggetto del realismo, bensì di quello che è l'unicità dei soggetti e costituisce la loro oggettività. «L'alterità quindi non è caratteristica dell'oggettività pura» (Il problema teologico come filosofia [p. 23]); è dei soggetti. Alterità = soggettività, a cui è immanente l'oggetto assoluto come oggetto di coscienza. Dunque, nella positiva coscienza noi troviamo un oggetto che è ideale, proprio perché oggetto; e dei soggetti che, proprio perché consapevole spiritualità, sono reali. Questi soggetti realizzano l'oggetto ideale; quell'oggetto sostanzia i soggetti reali, giacché è l'essere in sé (ibid., p. 130). Questo oggetto noumenico puro è Dio. Esso, dice il C., appaga anche la coscienza religiosa, in quanto la «genuina essenza della religione» non richiede l'esistenza di Dio (ibid., p. 148), che è richiesta solo dal vecchio e acritico realismo. Dio non esiste: esistenza è soggettività e alterità; l'oggetto assoluto è pura oggettività (idea). Dire che Dio esiste è negare Dio, è farne un soggetto relativo (reciproco) agli altri soggetti. Dio è l'essere unico immanente alla coscienza dei singoli, «è l'oggetto puro della coscienza» (ibid., p. 181). L'argomento ontologico è vero nel senso che Dio è idea e solo idea e non in quanto dall'idea dimostri l'esistenza.
Quantunque il C. abbia rigettato l'accusa, il suo è sostanziale ateismo: ridurre Dio all'oggetto puro immanente alla coscienza è negare Dio. Il C. non ha tenuto conto che altro è l'esistenza dei soggetti, altro è l'esistenza attribuita a Dio, dove (e solo in Dio) esistenza ed essenza coincidono. L'oggetto puro di cui parla il C. non è il Dio della ragione e tanto meno il Dio della coscienza religiosa. Al C. resta il merito di avere riportato la filosofia al suo senso metafisico, in tempi di antimetafisicità dilettantistica.
Bibliografia13 opere
Michele Federico Sciacca