CARAITI. - Nel sec. IX, per impulso di Binjá-mín da Naháwend, la setta giudaica che si distaccava dal rabbinismo tradizionale, designa i suoi adepti col significativo appellativo di Béná Miqrá" (= figli della Bibbia), che si trasforma in seguito in qárá't'm, c., ossia « biblisti ». Le origini di tale setta sono oscure; generalmente si ritiene, data l'affinità dottrinale, che derivi dall'antico sadeucismo. Con questo, infatti, concorda nel ripudio della tradizione orale e nel tenace attaccamento alla lettera.
Il movimento si fa risalire ad 'Anán ben Dávidh di Bagdad (sec. VIII), e taluno vi scorge una ripercussione della scissione islamica, allora costituitasi, fra sunniti e sì'iti. Al principio i c. furono molto osteggiati dal rabbinismo tradizionale. Presto in Babilonia perdettero quasi ogni autorità; ma si diffusero altrove, specialmente in Palestina. Nei sec. IX-XII i c. si costituirono in un organismo omogeneo e potente, essendosi diffusi in tutti i paesi lungo il Mediterraneo, fino alla Spagna, sebbene il loro centro principale fosse l'Egitto ed in genere i paesi di lingua araba. Fiorirono allora i dottori Salomone ben Jeruáám (885-960), Giuseppe ben Abhrááh Maroéh (910-930), Giuda ben Elia Hadassi (1075-1160). In seguito i c. si trovarono specialmente in Grecia, a Costantinopoli, in Crimea e in Russia. Si ricordano i dottori Aronne ben Elia (1300-1360), Elia ben Mosè Bašjazi (sec. XIV).
Poi il carissimo decadde sempre più, col passare dei suoi adepti al rabbinismo ortodosso o all'islamismo. Nel secolo scorso Abhrááh Firkowitsch (1786-1874) cercò di dare nuova vita ai c., particolarmente in Crimea. Con molte ricerche e falsificazioni illustrò la storia di tale setta, ottenendo dal governo russo il riconoscimento ufficiale. Prima dei recenti avvenimenti politici si calcolavano ca. 12.000 c., di cui la maggior parte in Russia (ca. 10.000).
Alfredo Ravenna