CARINI, ISIDORO. - Sacerdote, paleografo e storico, n. a Palermo il 7 genn. 1845, m. a Roma il 25 maggio 1895. Ordinato nel 1868, si avviò con passione verso quelle ricerche paleografiche e storiche sul cristianesimo, sul papato e sull'Italia, che ne caratterizzarono l'opera di indagatore e di erudito. Compartecipe alla fondazione dell'Archivio storico siciliano e della Società siciliana di storia patria (1872), insegnò paleografia e diplomatica presso l'archivio di Stato di Palermo, raccolse in Barcellona buona messe di documenti per il VI centenario dei Vespri, e nel 1885 fu chiamato a Roma da Leone XIII, che molto lo amava, divenendo successivamente canonico di S. Pietro, sotto-archivista della S. Sede, consultore della Commissione cardinalizia per gli studi storici, professore di paleografia e diplomatica alla Scuola vaticana e finalmente prefetto della Biblioteca, illustrandosi per rilevanti scoperte fatte e divulgate da quegli inesauribili fondi.
L'amicizia già dal Pontefice nutrita per il padre del C., generale Giacinto Carini, e la ventura d'esser stato tenuto al fonte battesimale da Francesco Crispi, ne fecero spontaneo e naturale tramite dei contatti che Leone XIII tenne con
quest'ultimo, quando a partire dal 15 dic. 1893 ritornò ad essere presidente del Consiglio. Fu così che, attraverso il C., si giunse a dirimere l'aspra vertenza per la concessione degli exequatur a ben 17 vescovi, fra i quali quello di Mantova, nominato patriarca di Venezia, che doveva esser poi Pio X; s'istituì a Keren una prefettura apostolica, ed in frequentissime visite fatto dal Crispi in Via Gregoriana ove abitava il C., s'iniziarono nel 1894 lunghe trattative per il famoso tentativo di soluzione della questione romana. All'improvvisa ed immatura morte del C. sembra abbiano non poco contribuito gli attacchi fierissimi mossigli contro da quanti, contrari all'opera che veniva svolgendo, vollero colpirlo in occasione di un furto di preziosi codici proprio allora avvenuto nella biblioteca Vaticana. Membro di numerose accademie, collaboratore di parecchi giornali e riviste, al C. tra l'altro si debbono i De rebus Regni Siciliae (Palermo 1882) e Gli architti e le biblioteche di Spagna in rapporto alla storia d'Italia in generale e della Sicilia in particolare (2 voll., ivi 1884), nonché un volume sull'accademia dell'Arcadia.