CARAFA, FAMIGLIA

CARAFA, famiglia. - La famiglia C. di Napoli è un ramo dei Caracciolo, e ne fu capostipite Gregorio Caracciolo, vissuto nella prima metà del sec. xir e cognominato C., forse perché concessionario della gabella sul vino. Il titolo principesco fu concesso il 24 maggio 1594 a Fabrizio I che molto si distinse nella difesa di Roccella contro Hassan Cigala.
Altro ramo importante fu quello detto della Stadera, incrociata nello stemma, del quale fu capo nel sec. xv Antonio, soprannominato Malizia per l'acume mostrato in diplomazia. Da lui discese il card. Oliviero, che comprò per il fratello Ettore la contea di Ruvo; la famiglia ebbe in seguito il ducato d'Andria.
Altri rami di essa sono i conti di S. Severino e di Trastto, i signori di Mariglianella e i conti di Maddaloni, il cui più illustre personaggio fu Gian Pietro dei duchi di Montorio, poi Paolo IV. Dopo il tracollo del C. alla morte di Paolo IV (1559), la stirpe fu illustrata ancora da cardinali, arcivescovi, viceré di Napoli, guerrierie scienziati, tra i quali VINCENZO (1542-1611).

Bibl.: B. Aldimari, Historia genealogica della famiglia C., II, Napoli 1691; F. Scandone, C., in Enc. Ital., VIII (1930), p. 930: A. von Reumont, Die C. von Maddaloni, Berlino 1851.
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(1st. Atnar)
Cabapa, famiglia - Sepolcro di Malizia C. (1438). Napoli, chiesa di S. Domenico Maggiore.

La famiglia C. tenne nelle sue mani l'arcivescovato di Napoli dal dic. 1458 al sett. 1576 meno una breve interruzione dal luglio 1545 all'apr. 1557.
La dignità cardinalizia entrò nella linea della Stadora con Oliviero, n. nel 1430, dottore in ambo le leggi, canonico e poi arcivescovo di Napoli il 29 dic. 1458. Fu graditissimo a re Ferdinando, salito al trono proprio in quell'anno, che lo volle consigliere nel regio Consiglio e suo rappresentante a Roma. Fu creato cardinale da Paolo II il 18 sett. 1467, per cui fu chiamato il cardinale napoletano. Nel 1472 Si sto IV lo pose alla testa della spedizione marittima che doveva operare nell'Egeo contro il Turco, e non fu colpa sua se, occupata Smirne e forzato il porto di Satalia, non potè ottenere quei successi che sarebbero stati necessari per reprimerne la prepotenza.
Da Alessandro VI fu messo a capo della commissione di riforma che di fatto nulla potè operare. Costruì sul Quirinale il palazzo che, ingrandito in seguito, divenne residenza papale; nella chiesa della Minerva cresse la cappella di S. Tommaso che fece dipingere da Filippino Lippi. Compì lavori anche a S. Lorenzo al Verano (cf. V. Forcella, Iscrizioni, XII, Roma 1878, p. 514, n. 575). A Napoli eresse l'edificio della Sapienza da lui destinato per gli studi; nella cattedrale la cappella del Soccorso nella quale fu anche sepolto; fece trasportare inoltre da Montevergine a Napoli le reliquie di s. Gennaro. Altamente stimato dai migliori uomini del suo tempo, m. a Roma il 20 genn. 1511.
Bim... Eubel, II, passim; Pastor, II, III, passim; P. Paschini, Il carteggio fra il card. Marco Barbo e Giovanni Lorenzoi, Città del Vaticano 1948, p. 15 e passim.
Fra coloro che operarono intorno a Paolo IV emerge il nipote card. Carlo C., figlio di Giovanni Alfonso fratello del Papa, n. a Napoli ca. il 1517, m. a Roma il 4 marzo 1561. Militò dapprima in Italia ed oltralpe; quando fu eletto papa Paolo IV, si trovava a Roma e si decise per lo stato ecclesiastico. Riuscì a persuadere delle sue buone disposizioni lo zio il quale lo creò cardinale del titolo diaconale dei SS. Vito e Modesto il 7 giugno 1555, e se lo tenne accanto come cardinale nipote, scaricando su di lui le cure del governo dello Stato per attendere egli stesso alla riforma della Chiesa ed all'Inquisizione. Il cardinale, pensando alla età avanzata del Pontefice, attese a procurarsi una posizione eminente. Ebbe la reggenza della Cancelleria, la legazione di Bologna ed in particolare mano libera nelle relazioni politiche. E poiché Paolo IV era avverso all'influenza spagnola ed agli Asburgo, proprio quando la loro potenza passava in Germania un momento critico, il C. ne profittò per allearsi con la Francia dove fu inviato come legato l'11 maggio 1556, e fu causa di quella guerra con la Spagna combattuta intorno Roma che mise in pericolo la città stessa. Essa terminò col trattato di Cave (sett. 1557), al quale il C. fece aggiungere segreti accordi, tenuti nascosti al Papa, per regolare gli interessi della propria famiglia.
Il cardinale che non aveva corretta la sua condotta privata, abusò sfacciatamente della fiducia del Papa che si fidava in lui, finché questi, sul principio del 1559, messo sull'avviso da alcuni incidenti e dalle informazioni ottenute da persona fidata, castigò severamente lui e gli altri che avevano avuto parte nelle sua malefatte. Il cardinale ebbe ordine di lasciare prima l'appartamento in palazzo e poi anche Roma per andare a Civita Lavinia, fu privato di ogni ingerenza negli affari e della legazione di Bologna; non gli fu tolta però la dignità cardinalizia. Perciò alla morte di Paolo IV (il 18 ag.), ritornato a Roma, fu ammesso al Conclave donde uscì papa Pio IV. Il nuovo Pontefice volle che fosse costruito regolare processo contro i C. prevaricatori; il cardinale, imprigionato il 7 giugno 1560 , fu deposto e quindi strozzato nella prigione il 4 marzo

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Carafa, famiglia - Monumento a Vincenzo C. priore d'Unzheria (m. nel 1611) - Napoli, chiesa dei SS. Severino e Sosio.

1561. Pio V, ch'era stato protetto da Paolo IV, volle che fosse riveduto il processo dei C., rivendicandone almeno in parte la fama e mettendo in luce le gravi irregolarità del processo del 1561 .
Fratello maggiore del card. Carlo era Giovanni conte di Montorio, il quale molto si adoperò presso il Papa per ottenere il cardinalato al fratello Carlo. Sebbene fosse nominato capitano generale della Chiesa, dovette cedere il passo al minor fratello e non ebbe campo di esplicare né attività militare né attività politica.
Ebbe il ducato di Paliano quando ne furono spogliati i Colonna; ma non ebbe la signoria di Siena come si era negoziato quando nel 1557 il cardinale si avvicinò alla Spagna. Coinvolto nella rovina del fratello, sottoposto come lui al processo del 1561 , dovette confessarsi colpevole dell'uccisione della moglie Violante d'Alife da lui ingiustamente incolpata d'adulterio, ed ebbe come pena la decapitazione.
Il terzo fratello, Antonio marchese di MonTEREllo, ebbe il comando della guardia papale, però ancor meno del fratello Giovanni ebbe parte nella cosa pubblica, e non ebbe a soffrire condanna nel processo del 1561. Fu suo figliuolo Alfonso, n. a Napoli nel 1540 : per la sua mitezza fu carissimo a Paolo IV, il quale lo creò cardinale a 18 anni il 15 marzo 1557 col titolo diaconale di S. Nicola in Carcere, poi il 19 apr. di quell'anno gli diede anche l'arcivescovato di Napoli e nel dic. 1558 lo nominò reggente della Camera apostolica.
Rimase presso Paolo IV, bene accetto da lui anche dopo la condanna dei due zii; passò al titolo dei SS. Giovanni e Paolo e fu nominato bibliotecario della Vaticana sul principio del 1559. Fu coinvolto, regnante Pio IV, nella rovina della sua famiglia sotto l'ingiusta accusa di aver asportato oggetti preziosi dalla camera del defunto Paolo IV, al momento della morte; fu privato degli onori e delle cariche,

multato di 100.000 scudi oro, rinchiuso a Castel S. Angelo il 7 giugno 1560, e fu in pericolo di maggior castigo. Graziato nel 1562, si rifugiò a Napoli, della quale sede non era stato privato, e ne tenne il governo celebrandovi un sinodo, iniziando la riforma dei monasteri, e ivi infine morendo il 26 ag. 1565. Fu sepolto nel Duomo, dove, quasi a compenso dei torti ricevuti, Pio V gli fece erigere un magnifico avello.

Bibl.: G. Moroni, *Dizionario d'erud. ecc.*, IX, Venezia 1841, p. 244; Pastor, VI, p. 440 sgg.: VII, passim; Eubel, III, passim.
Congiunto coi precedenti, ma del ramo dei duchi d'Ariano, fu il card. Diomede C., n. nel 1491, m. a Roma il 12 ag. 1560. Nominato a vent'anni nel 1511 da Giulio II vescovo di Ariano, governò quella sede per 50 anni; Paolo IV lo creò cardinale del titolo presbiterale di S. Martino ai Monti il 20 dic. 1555, insieme col suo congiunto Alfonso. In Ariano restaurò la Cattedrale, l'episcopio e la cadente abbazia di S. Andrea, ed aveva incominciato ad abbellire anche la chiesa del suo titolo che ottenne fosse elevata a stazione quaresimale. Di modesti sentimenti, visse sempre lontano dalla corte napoletana; fu sepolto davanti l'altare maggiore della chiesa di S. Martino ai Monti.
Bibl.: G. Moroni, *Dizionario d'erud. ecc.*, IX, Venezia 1841, pp. 243-44; Pastor, VI, pp. 427, 440 sgg.; VII, passim; Eubel, III, passim; V. Forcella, *Iscrizioni*, IV, Roma 1874, p. 10 sgg.: T. Persico, D. C., Napoli 1889.
Del ramo dei marchesi di Montenero fu invece ANTONIO C., n. a Napoli nel 1538, canonico vaticano e coppiere di Paolo IV. Al momento della rovina dei suoi congiunti rinunciò al canonico e si ritirò a Napoli dove attese agli studi, specialmente del greco, giovandosi di quanto aveva appreso sotto Guglielmo Sirleto, con cui rimase poi legato di calda amicizia. Fu creato cardinale il 24 marzo 1568 da Pio V, il quale intese riabilitare anche in questo modo la memoria dei C. Fu membro della nuova Congregazione per l'applicazione del Concilio Tridentino e, alla morte del Sirleto, anche bibliotecario della Vaticana.
Uomo di grande dottrina, attese alla correzione della Volgata voluta dal Concilio Tridentino; ma Sisto V si valse solo in parte del lavoro critico che Antonio C. aveva preparato, e pubblicò nel 1588 quell'edizione sinistra che fu poi prontamente ritirata. Sua opera principale fu l'edizione critica della Bibbia greca detta dei Settanta con annessa versione latina (Roma 1587). Diresse pure l'edizione critica del *Corpus iuris canonici* patrocinata da Gregorio XIII, e di altri testi. Va ricordata la sua *Catena explicatio* *veterum Patrum* in omnia *tam Veteris quam Novi Testamenti* *cantica* (Padova 1565). M. a Roma largamente compiuto il 13 genn. 1591 e fu sepolto a S. Silvestro al Quirinale.
A questi cardinali del sec. XVI tiene dietro nel secolo seguente un altro gruppo di cardinali che fecero la loro carriera attraverso la diplomazia ecclesiastica, sostenendo con zelo ed onore il compito loro affidato.

DECIO C., n. a Napoli nel 1556, m. ivi il 23 genn. 1626, fu educato da Mario C. arcivescovo di Napoli; venuto a Roma, fu annoverato tra i prelati di Curia; il 16 marzo 1598 venne nominato da Clemente VIII collettore apostolico in Portogallo. Nominato quindi da Paolo V arcivescovo di Damasco il 17 maggio 1606, andò nunzio nelle Fiandre e nel 1607 a Madrid. Il 7 ag. 1611 veniva creato cardinale da Paolo V, e ritornato dalla Spagna gli fu assegnato il 7 maggio 1612 il titolo presbiterale di S. Lorenzo in Panisperna. Il 7 genn. 1613 veniva eletto arcivescovo di Napoli, dove attese con grande solerzia al governo della diocesi. Ebbe voti nel Conclave del 1621 e del 1623. Amato da tutti, fu, alla sua morte, sepolto nel Duomo.
Bibl.: G. Moroni, *Dizionario d'erud. ecc.*, IX, Venezia 1841, pp. 245-46; Eubel, IV, p. 11; Pastor, XIII, pp. 235, 242, 1004.

CARLO C. seniore fu nominato vescovo di Aversa il 16 luglio 1616. Il 14 apr. fu dal nuovo papa Gregorio XV inviato nunzio presso l'imperatore Ferdinando II perché, vinti ormai i protestanti alla Montagna Bianca presso Praga (8 nov. 1620), avesse a rimettere ordine nella Boemia che era rimasta sconvolta religiosamente e politicamente. Carlo C. rimase in Boemia sino al 1628 e coadiuvò con grande accortezza ed energia il sovrano nell'opera sua. Ritornò ad Aversa nel 1629 e non fu impiegato in altre nunziature. M. nel 1644 e gli successe l'omonimo nipote.
Egli compose i *Commentaria de Germania sacra instaurata* che furono stampati a Colonia nel 1639 e contratti sino al 1641 in una seconda edizione di Francoforte; l'opera conserva ancor oggi il suo valore. In precedenza Carlo C. aveva compilata (1628) una *Relazione dello stato dell'Imperio* che era come una sintesi della sua nunziatura.
Bibl.: Pastor, XIII, pp. 153, 177 sgg.

CARLO C. iuniore, n. a Roma verso il 1612; dottore in ambo i diritti e referendario di segnatura, divenne vescovo di Aversa a 33 anni il 13 luglio 1644; fu vice-legato a Bologna, nunzio in Svizzera il 18 genn. 1653, donde passò a Venezia il 31 ott. 1654; poi il 13 ag. 1658 fu spedito nunzio presso l'imperatore. Fu creato cardinale da Alessandro VII il 14 genn. 1664 e subito inviato legato a Bologna. M. a Roma a 68 anni e mezzo, il 19 ott. 1680; aveva rinunciato al vescovato sino al 1665.
PIER LUIGI C., cardinale, figlio del marchese Ottavio, n. a Napoli nel 1581, m. a Roma il 14 febbr. 1655. Fu vice-legato a Ferrara, nel 1614 governatore di Fermo; il 29 marzo 1624 successe al fratello Diomede nel vescovato di Tricarico; ma già nel maggio veniva nominato nunzio a Colonia e nella Germania inferiore dove rimase sino al 1634, rialzando le sorti del cattolicesimo nel paese, acquistandosi la stima dei cattolici e dei dissidenti. Ritornato a Tricarico, restaurò il Duomo e fondò il seminario. Fu creato cardinale da Innocenzo X il 6 marzo 1645 ed il 10 giugno ebbe il titolo di S. Martino ai Monti; nel genn. 1646 rinunciò al vescovato. Il 3 luglio 1651 fu nominato legato a Bologna, ove, per causa di salute, restò ben poco; quindi ebbe la prefettura della Congregazione del Concilio e fece parte di altre Congregazioni. M. mentre era chiuso nel Conclave in cui fu eletto Alessandro VII, e fu sepolto nella chiesa del Gesù.
Bibl.: G. Moroni, *Dizionario d'erud. ecc.*, IX, Venezia 1841, pp. 246-47; Pastor, XIII, p. 348 sgg.; XIV, parte 1, pp. 142, 314 sgg.; 317; Eubel, IV, p. 28; V. Forcella, *Iscrizioni*, X, p. 476, n. 784; IX, p. 379, n. 777.
Non sostenne invece incarichi diplomatici un'altra scialba figura di cardinale che visse pure nel sec. XVII: Fortuoso C., fratello del gran maestro di Malta Gregorio, n. il 16 febbr. 1631, m. improvvisamente a Napoli il 16 genn. 1667. Fu creato cardinale con sorpresa di tutti da Innocenzo XI il 2 sett. 1686 mentre era vicario generale dell'arcivescovo di Messina suo zio ed era venuto a Roma per presentare al Papa la chiesa a nome del re di Napoli. Fu nominato vescovo di Aversa il 7 luglio 1687, partecipò all'elezione di Alessandro VIII e fu legato in Romagna (G. Novae, *Elementi della storia de' Sommi Pontefici ecc.*, XI, Roma 1822, p. 59).
Nel sec. XVIII fecero carriera quasi esclusivamente in Curia: PIER LUIGI C. iuniore, n. nel 1677 dei principi di Belvedere; fu nunzio a Firenze nel 1713-17, poi segretario della Propaganda, quindi, nel 1724, della Congregazione

dei vescovi e regolari. Fu creato cardinale il 20 sett. 1728; il 19 apr. divenne vescovo d'Ostia e decano del S. Collegio; m. il 16 dic. 1755 e fu sepolto a S. Andrea delle Fratte.

BibL.: Pastor, XV, p. 554; V. Forcella, Iscrizioni, VIII, p. 233, n. 592.
Francesco C., n. il 29 apr. 1722 a Napoli, fu segretario della Congregazione dei vescovi e regolari; fu creato cardinale da Clemente XIV il 19 apr. 1773 col titolo di S. Clemente donde passò a S. Lorenzo in Lucina il 15 sett. 1788 ed ebbe in commenda S. Lorenzo in Damaso il 3 ag. 1807. Fu presidente di S. Spirito in Sassia nel 1800. M. il 30 sett. 1818.
BibL.: G. Novaes, op. cit., XV, Siena 1855, p. 207; V. Forcella, op. cit., IV, p. 396, n. 881; IX, p. 386, n. 797.
Pio Paschini