CARLI, GIAN RINALDO. - X. a Capodistria l'11 apr. 1720, m. a Milano il 22 febb. 1795, è una delle personalità più spiccate dell'ambiente culturale milanese quale fiorì attorno ai Verri, al Beccaria, al Parini. Professore a 24 anni di astronomia e nautica nell'Università di Padova (1744-49), manifestò il frutto dei suoi studi scientifici nell'opera Sulla declinazione dell'ago magnetico (1747). Dopo un vano tentativo di fondare un'industria, andò a Milano (1764) ove venne a far parte di quella società colta che si raccoglieva intorno al Caffè.
Pubblicò nel 1765 il Discorso della Patria agli italiani; e nella scienza economica manifestò la sua competenza con un'opera Delle monete e dell'istituzione delle zecche in Italia, ancora oggi apprezzata dagli economisti.
Particolare attenzione volse ai problemi educativi come a quelli che potevano contribuire a migliorare la società tanto per rapporto al costume che alle condizioni della mente ». A questo fine egli scriveva il Nuovo metodo per le scuole pubbliche d'Italia (Opere, XVIII, Milano 1787).
Il C., notando il difetto delle scuole del tempo in cui maestri pedanti esercitavano la memoria piuttosto che formare la mente, traccia un piano di riforma scolastica affermando innanzi tutto che l'educazione spetta allo Stato, il quale deve provvedere alle scuole di educazione comune per i fanciulli dai 4 ai 9-10 anni, che vi apprenderanno a leggere, a scrivere e a far di conto. A queste scuole seguono quelle che egli chiama elementari, ma, in realtà, corrispondenti all'attuale ginnasio-lice: esse hanno lo scopo di dare una cultura intellettuale attivando prima la memoria (con lo studio delle lingue, delle massime morali, della geografia, la quale deve partire dalla topografia del proprio paese, e della storia), poi la riflessione (geometria, logica); infine i giovani studieranno la poesia italiana, la latina e l'eloquenza. Riallacciandosi ad alcuni principi della scuola umanistica il C. voleva che la gloria e l'onore fossero posti nell'educazione dei giovani come gli stimoli più atti a far loro acquistare vigore ed energia per le grandi cose e per le utili azioni e imprese ». A completare gli studi seguivano da un lato l'Accademia delle scienze, delle arti, con finalità schiettamente scientifiche, e dall'altro l'università con finalità tutta professionale.
Pur non esente dall'influenza del Rousseau, il C. con il suo lavoro L'uomo libero confuta il Contratto sociale del ginevrino, mentre con il Ragionamento sulla ineguaglianza fisica, morale e civile tra gli uomini (1792), critica il Discours sur l'origine et les fondements de l'inégalité parmi les hommes dello stesso Rousseau. Nel primo saggio mira a suscitare « subordinazione e rispetto verso le leggi ».
Nell'altro saggio afferma contro il Rousseau l'ineguaglianza spirituale ed etica del cristianesimo nella cui concezione le disuguaglianze fisiche, morali e civili costitui-
scono una legge di armonia necessaria ai fini della conservazione e del progresso della società, che è un monte composto di strati di natura diversa, uno sovrapposto all'altro, in modo che reciprocamente si sostengono, al contrario un monte tutto composto di uniforme arena, a nessuna vicenda della pioggia, del vento, dell'aria può egli resistere.