CINEMATOGRAFO. -
I. Morale e pedagogia
Comparso appena nel 1895 , il c. ha saputo in breve tempo assorgere a vera altezza di arte, passando dai film muti a quelli parlati e sonori, a quelli colorati e in rilievo; e da visioni e azioni, molto semplici, alle più complesse rappresentazioni drammatiche, a scene e a visioni di splendidi panorami, di fatti storici e scientifici, di fiabe note fin dall'infanzia. Così è diventato il pascolo di milioni di persone, la forma più popolare di divertimento; una vera "lezione di cose ", più efficace per la maggior parte degli uomini che non l'astratto ragionamento, perché ricevuta senza difficoltà né sforzo, ma con godimento e interesse vivi, accompagnata, com'è, dal succedersi di immagini concrete, che attraggono e incantano. La parola, poi, l'azione drammatica, la musica, il colore e il rilievo non fanno che rafforzarne il valore, la potenza e il fascino.Constatare quanto l'influsso esercitato dal c. sia ampio e profondo, è facile, perché lo si vede operante in tutti

Cinematografo - Giovanna d'Arco in prigione - Inquadratura del film Giovanna d'Arco di G. Uccicy, produzione U. F. A.
i settori e le fasi della vita; dalle abitudini private (mimetismo del vestito, della pettinatura, del tratto, del contegno) alla variamente orientabile educazione del carattere e del sentimento, alla situazione del nido familiare, al vivere sociale. Influuso che può essere buono o cattiva. Buono, perché, oltre a ricreare, le rappresentazioni del c. possono suscitare nobili ideali di vita, diffondere nozioni preziose, fornire più ampie conoscenze della storia e delle bellezze del paese proprio e altrui, presentare la verità e la virtù sotto una forma attraente, favorire anche la comprensione fra le nazioni, le classi sociali e le razze, ridestare il richiamo alla virtù e all'eroismo benefico naturale e soprannaturale, contribuire con un aiuto e un incitamento positivo al miglioramento materiale e sociale del mondo. Cattivo: perché spesso le rappresentazioni del c. si trasformano in occasione di peccato; inducono la gioventù nelle vie del male, perché glorificano le passioni o per lo meno cercano di creare intorno ad esse un'atmosfera di indifferenza, di compassione, di scusa; espongono la vita sotto falsa luce; offuscano gli ideali; distruggono l'amore puro e fedele, il rispetto al matrimonio, l'affetto per la vita di famiglia; presentano al pudore cristiano un surrogato di disinvoltura scanzonata, che è avvio a situazioni peggiori. Quando, poi, con i cosiddetti "varietà", con la procacità dei vestiti, dei gesti e dei sottintesi, non si convertono addirittura in deplorevoli lezioni di vizio e di corruzione.
Va da sé, che, di fronte a cosi gravi pericoli e danni, la Chiesa senta il dovere di intervenire a difesa dei sani principi del vivere civile e religioso, indicando i mezzi utili a preservare dal male, e nello stesso tempo, a piegare una cosi bella conquista dell'ingegno umano al servizio del bene. Magna carta di questo intervento si può considerare l'enciclica di Pio XI, Vigilanti cura, del 29 giugno 1936 (AAS, 28 [1936], pp. 249-63), confortata e sempre aggiornata alle correnti necessità dallo stesso Pio XI e da Pio XII per la Chiesa universale e dai singoli vescovi per le loro diocesi.
1. Mezzi negativi
a) Il primo e principale è la formazione di una sana coscienza morale in materia di spettacoli in generale e di c. in particolare, la quale, pur mostrandosi comprensiva, impedisca il formarsi e l'estendersi di quella scarsa sensibilità morale, che non vede o cerca di non vedere il pericolo, o lo sorvola con pretesti infondati. A questa formazione deve servire di base la parola del Vangelo: «Se il tuo occhio ti scandalizza, e tu strappalo e gittalo lontano da te» (Mt. 5, 29); "Chiunque guarda una donna con desiderio cattivo, ha già commesso adulterio con essa" (ibid. 5, 28); la quale, del resto, conferma i principi dell'etica e della pedagogia naturale. - b) La promessa cinematografica, rinnovata ogni anno, di astenersi da film che offendono la verità e la morale cristiana. Già promossa fin dal 1939 dai vescovi del Veneto, fu nel 1942 estesa a tutti gli ascritti all'Azione Cattolica. Un fronte comune, sotto questo aspetto, di tutti i cattolici, non solo, ma di tutti coloro che sentono la responsabilità dell'educazione dei propri figli, come è la Legione della decenza (v.) in America, rappresenterebbe un monito e una segnalazione anche ai produttori di film (cf. M. Barbera, L'autocensura dei produttori di cinematografia in America, in Civ. Catt., 1931, III, p. 215 sgg.). - c) L'istituzione di segnalazioni cinematografiche allo scopo di far conoscere al popolo quali film siano leciti per tutti, quali invece richiedano qualche riserva e quali finalmente siano dannosi o positivamente cattivi. Queste segnalazioni devono rendersi accessibili a tutti, mediante bollettini speciali e in generale mediante la stampa cattolica, massime quella quotidiana, perché più tempestiva e diffusa. E siccome non è possibile una lista segnalatrice unica per tutte le nazioni del mondo, perché diverse sono le circostanze, gli usi, i temperamenti di ogni paese, si costituiranno uffici permanenti nazionali (in Italia si ha il Centro Cattolico Cinematografico [C.C.C.] con le sue pubblicazioni periodiche).2. Mezzi positivi
Poiché non basta allontanare il c. cattivo, ma è necessario promuovere il c. buono, i centri nazionali, specialmente, dovranno agire con costanza e fervore secondo queste orientazioni : a) farsi iniziatori, secondo le loro possibilità, di film seri e artistici; b) influire sugli artisti e su quanti partecipano alla produzione cinematografica, perché creino capolavori che innalzino il c. ad una missione educatrice e lo rendano conforme alle esigenze della coscienza cristiana, adoperandovisi con competenza di tecnici e non di dilettanti; c) mostrare agli industriali produttori di film, come i loro capitali
Cinematografo - Bernadette alla grotta. - Inquadratura del film Bernadette tratto dal romanzo di F. Werfel. Prod. Twentieth Century Foc.
possono benissimo e senza danno essere adoperati secondo questi dettami; d) la stampa cattolica, poi, affinché questa 'opera bonificatrice con le sue recensioni condotte serenamente, sì, ma anche esattamente, condannando ciò che è degno di condanna e riconoscendo ed elogiando gli sforzi di quanti (governi, produttori, artisti) cooperano a quest'azione di vero apostolato.
Il c. nell'insegnamento scolastico. — Quale mezzo rapido ed esteso di istruzione, il c. è entrato anche nell'ambiente scolastico, soprattutto con film a passo ridotto. I quali non si limitano al solo documentario, ma passano anche nel campo scientifico, pedagogico e religioso (catechismo, storia sacra, storia della Chiesa, liturgia, missioni, vite dei santi). L'importanza del fatto e le conseguenze, che ne derivano, sono evidenti; gli effetti, che già si ottenevano dall'uso delle proiezioni, non solo continuano, ma si accrescono per la maggior attrattiva che esercita il c. Anche per questo, però, occorre la stessa vigilanza e cautela, già accennate per gli altri film, tanto più assiduamente materne, quanto più gli alunni risentono del risucchio della vita.
II. STORIA
La storia del c. inizia il 28 dic. 1895 allorché Luigi e Augusto Lumière, fra lo stupito interesse di tutti, presentarono, al Grand Café del Boulevard des Capucins, a Parigi, una serie di film, ciascuno di un'inquadratura di ca. 17 m., tra cui, famoso, l'Arroseur arrosé; quella cattolica, allorché, nei primi del genn. 1896 il frère Bazile, professore all'istituto St-Nicolas di Parigi, rappresentò, in via Jean-Coujon, alcuni quadri viventi (tableaux vivants) tratti dalla vita di Cristo e fatti interpretate dai suoi alunni. Nel sett. del 1897 un operatore fu mandato dai fratelli Lumière a Horitz, in Boemia, per riprendere le 13 Oberammergau (v.); il film raggiunse i 250 m. e costituì un avvenimento eccezionale di cui si interessarono e l'Europa e l'America, dove, lo stesso anno, R. Hollaman ne proiettò uno identico di 900 m.A dare in seguito mezzi espressivi al c. fu G. Méléis dottorato di trucchi quali: la dissolvenza incrociata (sostituzione di un'immagine con un'altra nella stessa inquadratura, ottenuta sfocando progressivamente l'una laddove l'altra si porta a fuoco); le azioni accelerate e quelle a ritroso. Con F. Zecca entrò nel c. l'elemento drammatico.
Tra i pionieri del c. italiano va qui ricordato, a titolo d'onore per il c. cattolico, mons. C. Respighi, che, insieme a R. Kanzler, offrì alcuni interessanti cortometraggi sulle catacombe. Nel 1902 C. Pathé realizzò in Francia il primo Quo vadis?; poi Ecce Homo, Il martirio di s. Sebastiano e l'ottimo Christus; e Zecca, due anni dopo, una Vie du Christ, in tableaux. F. Niblo ridusse il Ben-Hur di H. Wallace (1907) in America, dove apparve anche il primo lungometraggio: Mose's life (1910), seguito a un anno di distanza da Jésus prodotto in Francia. Intanto in Italia si filmarono S. Paolo (1910) e La Divina Commedia (1911); U. Del Colle ed E. Pasquali realizzarono i Promessi Sposi (1913); ed E. Guazzoni presentava un Quo vadis? che segnò il trionfo del c. italiano. In America si ebbe ancora: Dalla man
giatia alla Croce (1912), girato in Palestina; nel Belgio Gesù di Nazareth (1923) di D. Buchowitzki; in Francia un grande documentario di G.-M. Coissac, La petite sainte de Lisieux (1923) e L'agonie de Jérusalem (1924) di J. Duvivier.
Comparve intanto D. W. Griffith: con lui il c. raggiunse una nuova spontaneità e vivacità ritmica, che non erano se non accennate nell'Assalto al treno (1903) di E. S. Porter; egli riuscì a realizzare una rispondente espressione cinematografica degli aspetti più umani e più veri della realtà, investendo, tra l'altro, la tecnica della dissolvenza di un forte significato poetico e donando al c. il grande mezzo espressivo del primo piano. Di lui si ricordò Intolerance convincente ed umano, composto di 4 episodi, tra cui La caduta di Babilonia, La lotta dei farisei contro Cristo, La notte di s. Bartolomeo. Nel 1917 E. Guazzoni filmò Fabiola del card. Wiseman con una fedelissima visione di catacombe, secondo la ricostruzione del Kanzler, e la Gerusalemme liberata. Con G. Antamoro si produssero Christus, S. Francesco e S. Antonio di Padova, molto riuscito quest'ultimo per la solidità psicologica dei personaggi, nonostante l'eccessiva retorica ambientale.
In Germania si sviluppava il cosiddetto Kammerspiel, che realizzava una torbida ispirazione con audacia di angolazioni, violenti investimenti di luci, e specificamente con l'incensura in ambienti chiusi e accertati.
A Hollywood (U.S.A.) Cecil de Mille realizzò il Re dei re (1925), dove la figura di Cristo fu in un certo senso efficace, ma fasciata d'una atmosfera troppo violenta e tragica; così il Segno della Croce, ben lontano dal rappresentare il sacrificio dei martiri cristiani. In Polonia, invece, il Mistero della Madonna Nera, molto semplice, colmo di religiosa emotività, segnò un buon successo; così in Francia la Vergine della Roccia. Nel 1928 C. T. Dreyer riuscì a creare una splendida Passione di Giovanna d'Arco che, seguendo da presso gli atti processuali della Santa, trovò il suo pieno linguaggio in una successione quasi costante e di ritmo molto teso dei primi piani, fortemente tagliati dalla luce. Nel 1917 un'altra Giovanna d'Arco era stata realizzata con G. Farrar; altri due lavori sul medesimo argomento furono attuati in Francia da De Gastyne e in Germania da Ucicky; questo dell'Ucicky, più che inverare una pagina di storia, ebbe il fine di importare un dramma di personaggi: quello di Giovanna, candido angelo... La Francia vantò in quel tempo La vie miraculeuse de Thérèse Martin (1929) di J. Duvivier, tutto soffuso di afflato cristiano; e la Germania I.N.R.I. (1929) di R. Wiene. Già da qualche tempo il c. guardava con interesse a S. M. Eisenstein e a V. I. Pudovchin i quali arricchirono la loro arte con una sintassi quanto mai originale riuscendo ad ottenere una scabra drammaticità per mezzo di un montaggio, che venne a costituirsi connotato estetico essenziale.
Attraverso successivi tentativi e sistemi si dotava il c. di una categoria espressiva: il suono, che, avvertito come necessità, aveva precedentemente trovato espressione nell'accompagnamento estemporaneo, di solito il pianoforte, durante la proiezione; dopo un periodo iniziale in cui si saggarono le sue possibilità dando luogo più che altro a virtuosismi invadenti, esso assunse il carattere di elemento integrante quando si fuse già dall'origine nella concezione del regista: un esempio di perfetto commento sonoro nel quale hanno una profonda ragione poetica anche le pause di
silenzio è Ombre rosse di J. Ford. Al trapasso dal muto al sonoro si trovò Allelujah! (1929) di K. Vidor, interpretato da negri, in cui l'aspirazione mistica di un popolo verso la redenzione cristiana si fondeva e si confondeva con la calda sensualità atavica, confluendo in una espressione di danza orgiastica e insieme mistica.
Le prime manifestazioni evidenti di una preoccupazione morale e didattica rispetto al c. cadono in questa epoca con due Congressi cattolici internazionali (L'Aia 1928 e Monaco 1929) che costituirono poi a Parigi il Comité international pour la Cinématographie. È bene però notare che già da molto tempo la Chiesa si interessava al c.
Un festival del film morale fu difatti organizzato a Milano (1910) da parte del card. Ferrari che lo coronò con la proiezione di S. Paolo. Nello stesso anno al I Congresso Internazionale del c. a Bruxelles, G.-M. Coissac chiese energiche misure per garantire la moralità del film. Nel 1912 mons. Couillié, arcivescovo di Lione, mise in guardia contro il film licenzioso e fondò una lega diretta a preservarne i cattolici. Ancora, nel 1927 il can. J. Reymond fondò a Parigi il Comité catholique du cinéma.
Il 29 giugno 1936 il papa Pio XI dedicò l'enciclica Vigilanti cura al c., di cui già aveva accennato nel 1929 in un passo della Divini illius magistri, il che significò un grande avvenimento per la moralizzazione del c. Si costituirono difatti, in Europa, uffici di censura presso le direzioni nazionali della Azione Cattolica, e ad essi, fra l'altro, fu affidato il compito di incoraggiare una produzione moralmente sana. In Austria sorsero la Katholische Jugendzentrale, la Stella Maris Lichtspielgesellschaft e la Neurund Kinetamographie; in Olanda: l'Ufficio Voor Er en Deug; in Svizzera: la Vereinigung der Freunde der Kinoreforme. In America si ebbe un vivacissimo movimento tendente alla moralizzazione del c., le cui più tipiche espressioni furono il cosiddetto «codice Heys» (che limitava e escludeva in modo alquanto meccanico la rappresentazione di certe circostanze, scene ed esibizioni), e la League of Decence che ottenne risultati veramente sostanziali.
Nel 1934 J. Duvivier realizzò Marie Chapdelaine e l'anno dopo Golgota con una visione molto personale e forse discutibile del rapporto fra le moltitudini e Gesù. È di quest'anno (con La maschera di cera) l'apparizione ufficiale, per così dire, del film a colori: categoria espressiva che tutt'oggi, a differenza dell'altra, il sonoro, non ha superato la prima fase dei sondaggi e dei virtuosismi; rari ed embrionali sono per ora tentativi di «intonare» i colori: il regista seguita a sentire il film in bianco e nero, mentre il tecnico del colore si limita ad arricchire l'intensità cromatica dei costumi e delle sceneggiature, cosicché il colore riesce puramente giustapposto alla concezione originaria.
Nel 1936 L. Poirier con l'Appel du silence portò sullo schermo la vita dell'apostolo del Sahara: p. C. de Foucauld. Nel 1939 in Francia si ebbero alcuni documentari tra cui: India sacra del missionario p. Lhande e Monastero di R. Alexandre; fu pure ridotta per il c. la vita di s. Vincenzo de Paoli con il titolo di Monsieur Vincent. In Italia: Abuna Messias; Don Bosco di G. Alessandrini, tratto dagli episodi di giovinezza del Santo, e volto ad illuminare l'indefettibile fede di lui nella Provvidenza per dare asilo ai trovatelli; semplice e bello poi: La porta del cielo.
Nel 1939 apparve Assisi di A. Blasetti che rappresentò uno sforzo di sublimare la natura e le cose nello spirito francescano; dello stesso si ebbe la Tavola dei poveri. Vanno ricordati poi Jubilaeum dei Salesiani e il documentario missionario: Conquistatori d'anime di R. Chiosso.
Negli ultimi anni il movimento americano per la moralizzazione del c., e specificamente quello cattolico, sono passati da un atteggiamento critico e di difesa ad uno più propriamente attivo che ha dato luogo ad una serie di film ispirati a figure religiose cattoliche e alla loro opera: da quello su p. Flanagan (La città dei ragazzi, 1944), a La mia via (1944), purtroppo non esente sempre da un troppo facile pathos; a Le campane di Santa Maria, Le chiavi del Paradiso, Bernadette, e La croce di fuoco di J. Ford; di quest'ultimo film, molto felice, è la breve sequenza finale, semplice e intensa, che riafferma la continuità della fede al di là della persecuzione. Nel '49 si è poi avuta in America un'altra Giovanna d'Arco per la regia di V. Fleming e la consulenza di p. Doncoeur; ed in Italia: S. Antonio di Padova, diretto da P. Francisci che bene ha sottolineato il temperamento battagliero del Santo; e Cielo sulla palude, il film di A. Genina che ha ottenuto una bella affermazione alla X Mostra Internazionale del c. a Venezia per avere sentitamente rievocato in un clima di lirica commozione l'umana vicenda della b. Maria Goretti. - Vedi Tavv. CIX-X.