CASTI, Giovanni Battista. - N. ad Acquapendente il 29 ag. 1724; studiò al seminario di Montefiascone e vi rimase ad insegnare eloquenza dopo aver preso i sacri ordini. Fu iscritto all'Arcadia; nel 1762 si rivelò poeta faceto con una raccolta di sonetti giocosi contro i creditori, dal titolo I tre giulli.
Spirito bizzarro ed avventuroso girò per le corti d'Europa (Parigi, Roma, Firenze, Vienna).
Alla corte di Maria Teresa divenne popolare per le sue Novelle, racconti in ottava rima di argomento licenzioso. Nel 1778 si recò a Pietroburgo e la cordiale accoglienza di Caterina II non lo trattenne dallo scrivere il Poema tartaro (XII canti in ottava rima) in cui mette in ridicolo i costumi della corte russa e le frivolezze dell'imperatrice.
A Vienna la celebrità del C. aumentò con la rappresentazione di alcuni suoi melodrammi: Teodoro in Venezia (1784); La Grotta di Trifonio (1786); Ciblai Gran Can dei Tartari (1788), ed altri.
Allontanato dalla corte di Vienna per i malumori suscitati in Russia dal Poema tartaro, fu a Venezia, a Costantinopoli (1788), a Milano. Nel 1790 tornò a Vienna quale poeta cesareo, successore del Metastasio. Nel 1796 tornò in Italia e nel 1798 si trasferì a Parigi, ove rimase fino alla morte avvenuta il 5 febbr. 1803. Quivi compose Gli animali parlanti (1802), zoopeia di XXVI canti in sesta rima, che adombra l'urto fra la monarchia assoluta e le nuove forme repubblicane.
Sono all'Indice le Novelle amene (decr. 2 luglio 1804), e Gli animali parlanti (decr. 26 ag. 1805) per la scorrettezza irreligiosa e una licenziosità insopportabile (cf. G. Casati, Dizionario degli scrittori d'Italia, II, Milano s. d., pp. 93-94).