CELLULA. - E così chiamata in biologia la più piccola unità vitale, capace di vita autonoma e di riproduzione dei metozoi e dei metafiti, animali e piante pluricellulari. Sono considerati monocellulari molti organismi microscopici costituiti da una masserella indivisa di materia vivente, i Protisti (Protozoi e Protofiti), ma in realtà tali organismi hanno una organizzazione molto più complessa di quella di una c. Le c. sono masserelle di protoplasma (v.) di grandezza per lo più microscopica (da pochi micron, o millesimi di millimetro, a un centinaio) e di forma elementare sferica, subsferica o poliedrica, provviste di una membrana limitante esterna (membrana primaria), che può essere più o meno spessa ed evidente sino a ridursi a una pellicola di tensione superficiale, di un nucleo, per lo più sferico, nell'interno, e di organelli. Alle volte (c. vegetali, c. uovo), la c. è avvolta da un guscio o membrana secondaria (cellulosa delle c. vegetali e membrana pellucida dell'uovo). Il protoplasma che circonda il nucleo è detto citoplasma e quello del nucleo carioplasma.
La c. è stata scoperta nel 1665 da Hooke nel sughero e vista in animali e piante da Lecuwenoek (1632-1723); Malpighi nel 1675 considera le c., che chiama utricoli, come i costituenti fondamentali delle piante.
Nel 1831 Brown considera il nucleo un costituente fondamentale delle c.; Mohl nel 1850 osserva la divisione cellulare.
La struttura del nucleo ha assunto grande importanza da quando si vide il compito che gli spetta nei fenomeni ereditari specie ad opera di suoi costituenti : CROMOSOMA (v.). Questi corpicciuoli, per lo più a forma di bastoncelli diritti o ripiegati a V si osservano assai bene nel nucleo nel momento in cui la c. è in attività di divisione. Non si osservano nel nucleo a

Cellula - C. indifferenziata vegetale (1) e animale (2): m. membrana di cellulosa; c. cloroplasti; c. vacuoli; n. nucleo; d. stratioplasma (sost. di riserva dell'uovo); ri. citoplasma; co. condrioma; c e. centrosoma (in rapporto con l'apparato della sfera); m. nucleoli.
Cellula - Alcuni tipi di c. differenziate. 1. oocita (cellula uovo): 2. amebocita (leucocita); 3. epitelio cubico; 4. epitelio pavimentoso; 5. eritrocita; 6. cellula nervosa; 7. spermatozoo; 8. cellula connettivale; 9. cellule muscolari.
riposo, sebbene si voglia considerare presente il filamento assiale o cromonema, essendo questa una condizione, per alcuni molto importante, per spiegare la trasmissione dei caratteri ereditari. Il numero dei cromosomi è costante in tutte le c. degli individui di una determinata specie animale o vegetale, in assetto semplice (spliside) o raddoppiato (dipleide).
Da un punto di vista puramente strutturale nel nucleo a riposo si vedono zolle di cromatina immerse nel succo nucleare. Chimicamente la cromatina è formata da nucleoproteidi e da acido ribo- e desossiribonucleinico (o timonucleinico). Nel citoplasma si trovano altri organelli e strutture: il condrioma, formato da granuli o filamenti costituiti da fosfolipoproteidi, che ha grande importanza in molte manifestazioni delle cellule tra cui la elaborazione dei secreti e la formazione di strutture differenziative; l'ergastoplasma, la parte più densa del citoplasma considerata da alcuni autori quale citoplasma superiore (Garnier); l'apparato della sfera, di forma raggiata, che durante la divisione cellulare si divide in due parti che si portano ai poli. Il reticolo o apparato di Golgi, il lacunoma, i paranuclei, ecc. rappresentano altre formazioni di grande importanza per l'estrinsecazione dei fenomeni vitali della cellula. Particolare importanza ha la struttura della membrana cellulare primaria perché, pur avendo gli attributi fisici delle membrane fisiche, ha delle proprietà speciali, che non ci resta che definire vitali, quale è il potere di scelta che nessuna membrana fisica possiede.
Da un punto di vista chimico il citoplasma fondamentale è un complesso di protidi e lipidi (lecitine e steroli) imbibiti d'acqua e contenenti sali minerali.
Tutte le c., per il fatto d'essere viventi, hanno delle proprietà fondamentali caratteristiche. Esse sono: l'assimilazione, cioè la capacità di trasformare sostanze eterogene in sostanze simili alla propria costituzione,
di fabbricare cioè nuova sostanza vivente propria: la disassimilazione, cioè la proprietà di scendere i composti organici sintetizzati e di liberare energia, la riproduzione, cioè l'attitudine a dividersi in due cellule figlie dopo un periodo di accrescimento: l'ecitabilità, cioè la capacità di percepire degli stimoli del mondo esterno (sensibilità) e di reagire in vari modo (reattività) con movimenti, secrezioni, produzione di luce, colore, ecc. Con la divisione del lavoro le singole funzioni si esaltano in vari gruppi cellulari che si modificano in modo specifico, ovvero si differenziano; si vengono così a costituire i vari tessuti. È compito della istologia lo studio dei tessuti. Col differenziamento istologico le c. vengono ad assumere la forma e la struttura più adatta al lavoro specifico perdendo l'aspetto subservizio e poligrale degli elementi indifferenziati embrionali.
Tra le c. differenziate meritano di essere ricordati: globuli rossi del sangue, di forma idrodinamica, atti a correre nel torrente circolatorio che, per aumentare la superficie per gli scambi gassosi nei mammiferi, assumono la forma di dischetti biconcavi e perdono il nucleo per poter contenere una maggior quantità di pigmento respiratorio, l'emoglobina; le cellule nervose, che producono delle propaggini anche lunghissime atte a raggiungere, attraverso i vari tessuti, gli organi sensoriali periferici o rettori, o gli organi reattivi o effettori, quali i muscoli e le ghiandole; le fibre muscolari lisce, allungatissime nel senso della contrazione, nel cui citoplasma si differenziano miofibrille contrattili. Spesso per il raggiungimento di unità funzionali, l'individualità delle c. viene perduta per la fusione di varie c. in sinizzi polinucleati: tali sono, ad es., le fibre muscolari striate dei muscoli scheletrici e del cuore, molti elementi connettivati, ecc. Con l'acquisizione del differenziamento specifico le c. perdono la proprietà di riprodursi e sono pertanto destinate più o meno presto ad essere usurate dal lavoro e distruggersi, come nel caso delle c. epidermiche (desquamazione) e dei globuli del sangue. Occorre pertanto che in questi tessuti permangano delle riserve giovani così da sostituire le cellule che via muoiono: tale è lo strato germinativo per l'epidermide il midollo osseo per le c. del sangue. Questi tessuti hanno lo stesso significato dei tessuti cambiali dei vegetali.
Ma non tutti i tessuti dell'organismo hanno una usura fisiologica così intensa. A questi tessuti labili (secondo la classificazione di Bizzozzero) fanno riscontro i tessuti ad elementi stabili ed i tessuti ad elementi perenni. Nei primi la riproduzione continua sino alla fine dell'accrescimento corporeo e poi si arresta (ad es., nel fegato); nei secondi la capacità riproduttiva si arresta nelle prime fasi dello sviluppo embrionale e le medesime c. accompagnano l'organismo per tutta la vita. Tipico tessuto ad elementi perenni è il tessuto nervoso, il tessuto in cui il differenziamento si esplica nel massimo grado così che singole c. nervose con struttura specifica assumono una specifica funzione di significato fisiologico caratteristico. Le c. nervose delle forme superiori e soprattutto dell'uomo sono depositarie delle più elevate manifestazioni psichiche e ben si comprende come le condizioni di educazione e di memoria si possono conciliare solo con la condizione perenne di queste c. È noto d'altro canto come la distruzione di particolari territori nervosi, annullino certe particolari attività mentre le altre funzioni nervose rimangono indenni; e se le c. nervose sono distrutte, le funzioni ad esse legate non possono essere più ripristinate.
Alberto Stefanelli