CHINEA, QUESTIONE della. - La c. è il nome che serviva a contraddistinguere il cavallo particolarmente addestrato all'ambito. Carlo d'Angiò si obbligò a corrispondere ogni anno per la festa degli Apostoli, oltre una somma di denaro a titolo di censo (somma che variò nel corso dei secoli seguenti) anche una c. e questo nell'occasione in cui Clemente IV lo investì del regno di Napoli che doveva conquistare contro Manfredi (29 maggio 1265). Tanucci (v.), che, tenace assertore di una politica giurisdizionalista, nel 1776 non volle che si continuasse nell'offerta della c.; l'uso però fu ripreso l'anno seguente da Ferdinando IV. Un lungo e complicato urto diplomatico fra la S. Sede ed il regno sorse con il 1783 quando il re di Napoli si rifiutò di sottostare all'antica tradizione. Solo nel 1855 Pio IX esonerò ufficialmente il re Ferdinando II dall'obbligo della c. Sulla natura giuridica della prestazione si disputò durante i secc. XVIII e XIX; secondo alcuni era un semplice attestato di devozione del re; secondo Luigi dei Medici (che riprende il pensiero del Giannone) era un atto di riconoscimento di natura feudale. Riconoscimento che era stato già cagione di contrasti durante il dominio degli Aragonesi ed anche nel sec. XVI.
CHINEA, QUESTIONE DELLA
BIBL.: W. Maturi, Il Concordato del 1818 tra la S. Sede e le Due Sicilie, Firenze 1929, p. VII sgg. e bibl. ivi cit.; M. Schipa, s. V. ENOCH. Ital., X (1931), pp. 116-117. Massimo Petrocchi